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Prosciolta per insufficienza di prove. Si conclude così, almeno per ora, l’udienza preliminare a carico di A.C., l’infermiera dell’ospedale San Camillo di Roma, indagata per la morte di Patrizia Moneti, 49enne viterbese che morì per una caduta in ospedale dopo essere stata operata al cuore. Per lei un trauma cranico, un’importante emorragia, due interventi d’urgenza e giorni di agonia, fino alla morte. Secondo il pubblico ministero Mario Ardigò, l’infermiera non avrebbe vigilato a sufficiente sulla donna, appena trapiantata al cuore.

E sarebbe stata proprio la sua superficialità nel visionare i movimenti della 49 enne a costarle la vita. Unica indagata per quella morte, avvenuta nel marzo 2015, ieri sulla posizione dell’infermiera sembrerebbe essere calato il sipario per decisione del gup romano.

Non ci sarebbero elementi sufficienti per rinviare a giudizio la donna: così come già evidenziato in fase di indagine preliminare mancherebbero all’appello alcuni documenti fondamentali del ricovero della Moneti. Il diario clinico, la relazione tecnica della Tac effettuata a seguito della caduta e il verbale medico degli interventi che la donna ha subito. Il secondo dei quali sospeso per la dichiarata inoperabiltà della donna.

”Rimane da capire se la situazione fosse critica già prima dell’intervento o se chi abbia messo le mani sulla Moneti abbia sbagliato qualcosa”, spiega l’avvocato di parte civile Samuele De Santis, legale rappresentate del figlio, dei fratelli e dell’ex marito della donna.

‘La situazione è complessa: alla luce dei documenti mancanti, il giudice non avrebbe potuto prendere altra decisione se non quella di prosciogliere l’infermiera. Ne siamo consapevoli – ha continuato – qui bisogna accertare le responsabilità di tutta l’equipe medica intervenuta in quei momenti: i medici, gli infermieri e i vari professionisti”.

E nuove indagini potranno quindi far luce su ciò, aprire nuove scenari e verificare nuove responsabilità: ”Il gup ha disposto la restituzione degli atti alla procura. Entro 10 giorni cercheremo di fissare un incontro con il pubblico ministero Ardigò per capire quali siano le sue intenzioni. Se opterà per indagini più ampie che coinvolgano tutti i reali responsabili o sceglierà di non andare avanti”.

In quest’ultimo caso, l’avvocato di parte civile si dice già pronto a depositare un atto di citazione civile contro l’infermiera, l’ospedale San Camillo e l’intera equipe medica.

SU http://www.viterbonews24.it/news/cade-e-muore-in-ospedale,-infermieraprosciolta-per-insufficienza-di-prove-_70353.htm

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