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PADOVA. Mai più un altro caso Vicenza. Mai più l’uso distorto dei social in corsia, con chat “irriverenti” nei confronti dei pazienti. Mai più foto di moribondi sul desktop, come successe in un ospedale del Veneziano. Ma stop anche alle bufale alimentate dal web come quella che i vaccini pediatrici possono portare all’autismo.

Per questo, per contrastare le derive della comunicazione digitale in un ambito delicato come quello sanitario, gli infermieri del Veneto si sono riuniti ieri mattina in convegno allo Sheraton di Padova. E hanno chiesto alle nove neonate aziende sanitarie regionali l’adozione di un codice di comportamento che da un lato elenchi i comportamenti proibiti e, dall’altro, preveda le sanzioni relative in caso di trasgressione.

Per questo, per contrastare le derive della comunicazione digitale in un ambito delicato come quello sanitario, gli infermieri del Veneto si sono riuniti ieri mattina in convegno allo Sheraton di Padova. E hanno chiesto alle nove neonate aziende sanitarie regionali l’adozione di un codice di comportamento che da un lato elenchi i comportamenti proibiti e, dall’altro, preveda le sanzioni relative in caso di trasgressione.

«Chiediamo che le nuove Usl si dotino di regole proprie», spiega Luigino Schiavon, presidente provinciale e regionale del collegio Ipasvi che riunisce infermieri e professionisti di settore (in Veneto sono 34 mila). E prosegue: «Riteniamo inoltre necessario che i professionisti abbiano regole proprie da recepire nel nuovo Codice deontologico, in questi giorni in discussione a livello nazionale».

Sulla decisione di convocare l’incontro dedicato al tema “Professionisti sanitari e social network”, ha pesato il recente caso dello scambio di messaggi Whatsapp tra gli operatori del Pronto Soccorso di Vicenza, con riferimenti scherzosi all’utilizzo di aghi sui pazienti. Anche se – come ha rilevato l’azienda sanitaria berica – non ci fu alcuna gara tra infermieri sull’impiego delle cannule, resta però aperta la questione sull’uso dei social in corsia.

«Dopo il caso Vicenza ci siamo interrogati su come possano succedere queste cose e su come gestire la rete in modo positivo e non maldestro», prosegue Schiavon, «La parola d’ordine, è “prudenza”: vanno messi i piombi sulle dita prima di digitare certe cose. E quindi, per fare qualche esempio: non si fotografano i pazienti, non di diffondono in chat atti e referti, non si fanno selfie in corsia se attraverso di essi possono essere veicolati dati dei ricoverati. Per contrastare tali fenomeni, però, sono necessarie anche delle sanzioni. Di qui l’importanza dell’adozione di un codice comportamentale da parte delle aziende sanitarie, di cui al momento si è dotata solo Vicenza. Servono altresì disposizioni specifiche nel codice deontologico della categoria».

Il regolamento etico attualmente in vigore e di cui è in corso la revisione non contiene alcun riferimento ai social in quanto risale al 2009, quando il problema ancora non esisteva. O, comunque, non aveva la portata che ha oggi. Impedire l’uso dei cellulari in corsia, hanno rilevato ieri gli infermieri, non è però la strada giusta come ha spiegato Pietro Giurdanella, responsabile Ipasvi Bologna: «La soluzione non è quella di proibire, ma di sensibilizzare e questo può essere fatto in sede di formazione. C’è infatti una diffusa sottovalutazione del problema».

L’avvocato Giuseppe Croari si è soffermato sui rischi giudiziari legati all’uso improprio dei social, mentre Pio Lattatruolo, formatore in materia etica, ha trattato il vasto campo della tutela del decoro e dell’immagine dell’infermiere nell’ambito della comunicazione digitale.

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