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Il caso passerà alla storia perché si tratta del primo dipendente pubblico licenziato con la procedura accelerata prevista dalla legge Madia, entrata in vigore lo scorso luglio. M.M., 54 anni, impiegato all’ufficio ticket del Policlinico Umberto I di Roma, ha perso definitivamente il suo posto di lavoro perché per tre giorni di seguito ha strisciato il badge che attesta l’entrata in servizio, è uscito in auto a farsi i fatti suoi ed è rientrato solo per timbrare l’uscita. I fatti risalgono allo scorso agosto e a scoprire la truffa è stato il capo del Dipartimento Assistenza Integrata del Policlinico universitario. Era il 23 agosto quando il dirigente mentre attraversava la strada per andare in ufficio aveva visto il suo impiegato accendere l’auto e andare via. Immediate le verifiche. Prima di tutto aveva accertato tramite la rilevazione automatizzata delle presenze che M.M. era regolarmente in servizio dalle 7.12 e che non aveva chiesto permessi. Quindi, insieme ad alcuni collaboratori, era andato più volte nella stessa giornata nell’ufficio dove l’impiegato avrebbe dovuto essere ma la porta era chiusa a doppia mandata e nessuno rispondeva quando urlavano il suo nome. Magicamente alle cinque di sera il dirigente aveva incrociato nuovamente il dipendente intento a timbrare l’uscita.

Stessa scena l’indomani: cartellino strisciato alle 7.07, via in auto e rientro alle 17.16. Due giorni dopo l’assenza è inferiore: dalle 7.03 alle 8.58.

C’è quanto basta per incastrarlo. Eppure quando gli vengono contestati i fatti, M.M. si difende con le unghie e coi denti: il 23 agosto – sostiene – era uscito solo per spostare la macchina lasciata in doppia fila. Poi però – dice – è rientrato e si è chiuso nella sua stanza per lavorare duro. Era così preso a smaltire pratiche arretrate – ha raccontato – che per concentrarsi meglio ha messo le cuffie e non ha aperto a nessuno.

Tutto inutile. Il 16 settembre il direttore del Dipartimento ha trasmesso gli atti a Procura della Repubblica e Corte dei Conti, il 9 novembre il direttore generale dell’università, da cui dipende l’impiegato, gli notifica il licenziamento senza preavviso con effetto immediato, ai sensi della legge sui “furbetti”. Il dipendente non si rassegna: impugna il provvedimento in base alla sentenza con cui il 25 novembre la Corte costituzionale ha bocciato parte della legge Madia. Per sua sfortuna quella parte non è decaduta.

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/01/14/timbra_il_cartellino_e_se_ne_va_dipendente_pubblico_scoperto_e_su-68-561055.html

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