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Prorogare la scadenza del 9 gennaio, giorno in cui è previsto lo sfratto della Quiete, a una data successiva al 15 gennaio, termine in cui la Regione dovrà decidere, sulla base dei requisiti, a quali strutture sanitarie lombarde rinnovare gli accreditamenti (la Quiete è accreditata con la Regione per l’attività diagnostica, non per la degenza, per un totale di meno di 500 mila euro per il 2015). Prima della fine dell’anno, inoltre, il Comune e la Regione firmeranno un documento condiviso, in cui – a quanto risulta – sarà evidenziata l’importanza della struttura per il territorio.

Questi i risultati a cui è giunto il tavolo istituzionale sul futuro della clinica La Quiete che si è riunito la Vigilia di Natale a Palazzo Estense. Presenti il presidente della Regione Roberto Maroni, il sindaco di Varese Davide Galimberti, il curatore fallimentare della gestione Ansafin, i sindacalisti della Cgil, consiglieri regionali e comunali ed esponenti della sanità. Soddisfatti i dipendenti della Quiete: «vedere due forze politiche opposte (Pd e Lega) sposare una linea comune ci ha fatto bene. Il tavolo ha aumentato la nostra fiducia e ci fa sperare che arrivino soluzioni concrete».

La prima certezza è che, se il 9 avverrà lo sfratto, il futuro della Quiete sarà compromesso. «Per il rinnovo dell’accreditamento bisogna avere l’immobile e valutare i requisiti della sede, altrimenti si azzera tutto, sia per chi esce, sia per chi deve entrare dopo» afferma il presidente della Regione Roberto Maroni.
Lo sfratto, in altre parole, non consentirebbe di disegnare ulteriori sviluppi per la struttura, in un momento in cui «la Regione è interessata a sviluppare attività di accoglienza dei malati cronici (Rsa in particolare) perché prevediamo la riduzione dei tempi di degenza negli ospedali e lo sviluppo di strutture per la degenza post ospedaliera, cosa che può rappresentare una attività nuova per la Quiete» continua Maroni.

Seconda certezza: «se qualcuno di nuovo entrerà nella Quiete dovrà ristrutturare la struttura, a cui non verranno più date autorizzazioni prorogate» chiosa il Presidente.
«Penso che da una situazione di crisi come quella che sta vivendo la Quiete possa nascere una opportunità. Ovvero: la struttura potrebbe contestualizzarsi con un’offerta sanitaria moderna che punti ai post-acuti, settore di cui c’è grandissima necessità. Da qui l’importanza che le forze politiche facciano quadrato intorno a questa ipotesi – dice Galimberti – L’intendimento è arrivare, entro la fine dell’anno, a un appello congiunto affinché tutti i soggetti prendano atto della grandissima opportunità che assumerebbe la clinica nella sanità regionale. Si auspica che la data del 9 gennaio possa essere prorogata vista la scadenza del 15, che rappresenta una data strategica». «Il nuovo ruolo che potrebbe assumere la Quiete nella scacchiera della sanità varesina ci fa ben sperare che il mercato possa rispondere a questa opportunità – afferma Davide Farano, dipendente della Quiete – La politica per definizione difende il settore pubblico, ma si è schierata dalla nostra parte trattandosi di un’azienda che si occupa di sanità, e per difendere sessanta posti di lavoro. Siamo soddisfatti». «Il futuro della Quiete e dei suoi lavoratori ci sta molto a cuore – commenta Simone Longhini, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale – Faremo tutto quanto in nostro potere per evitare lo sfratto del 9 gennaio, che rappresenterebbe un duro colpo per la sanità varesina, e lanciamo un appello affinché tutti gli attori coinvolti in questa vicenda dimostrino senso di responsabilità. Terremo monitorati con attenzione gli sviluppi della vicenda anche durante le feste, sperando che si arrivi presto a una soluzione positiva».

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