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BARI – L’offerta presentata da Universo Salute è stata considerata la migliore sia dal commissario Bartolo Cozzoli che dal Comitato di sorveglianza del ministero. Ma la cessione di Casa divina provvidenza alla cordata di imprenditori foggiani è tutt’altro che cosa fatta, perché oltre all’intesa con le parti sociali dovranno essere depositate le necessarie garanzie bancarie. La riunione romana con i sindacati nella sede del ministero dello Sviluppo economico si è rivelata interlocutoria: i documenti (compreso il dettaglio dell’offerta e il piano industriale) restano coperti, e le parti si rivedranno mercoledì 18 per entrare nel merito del confronto. Tuttavia le parti sindacali (esclusa l’Usppi, secondo cui «l’incontro è stato ampiamente positivo») restano scettiche e chiedono ulteriori chiarimenti. La cordata, ieri rappresentata dal presidente Michele D’Alba, dichiara un fatturato complessivo di 62 milioni l’anno, con 1.800 dipendenti diretti (più l’indotto) e competenze che spaziano dalla sanità all’assistenza domiciliare ai servizi. Ma i dubbi si concentrano proprio sui numeri, perché Casa divina provvidenza fattura oggi circa 58 milioni tra Puglia (Bisceglie e Foggia) e Basilicata, con 1.500 dipendenti diretti (più 300-400 nell’indotto) e uno squilibrio strutturale che si aggira su circa 1,5 milioni l’anno. È dunque probabile che Universo Salute punti a recuperare fatturato saturando i tetti di spesa (ci sono circa 20 milioni inutilizzati), operazione che la Regione Puglia potrà difficilmente consentire considerando soprattutto che l’assistenza agli ortofrenici (gli ex malati psichiatrici) va ad esaurimento.

«Casa divina provvidenza sarà il nostro fiore all’occhiello – ha detto D’Alba -: puntiamo al consolidamento dei conti e al rilancio del servizio». Ma i sindacati lamentano di non aver ottenuto risposte. «Vogliamo sapere – dice Biagio D’Alberto della Fp Cgil – cosa prevede il piano industriale per riequilibrare la perdita strutturale». Dubbi, pesanti, anche sulla tutela dei livelli occupazionali e sulla capacità finanziaria della Universo Salute: «In base al capitolato servono 30 milioni di investimenti per la sede in Basilicata e almeno 5-6 milioni per perfezionare l’acquisizione del compendio aziendale. Tutto questo, a fronte di ricavi per 60 milioni, appare difficilmente sostenibile senza conoscere il progetto strategico». Sulla stessa linea anche Massimo Mincuzzi della Fials: «La garanzia biennale dei livelli occupazionali è troppo poco, anche perché è al netto delle cessazioni che saranno numerose. Serve una conferma esplicita dell’applicazione del contratto Aris. Giudichiamo negativamente la mancata presentazione dell’offerta e del piano industriale, per i quali a questo punto faremo richiesta di accesso agli atti al commissario: vogliamo sapere come pensano di incrementare i ricavi e quali azioni intendono effettuare sui costi». Anche Uil Fpl e Cisl Fp Puglia hanno messo a verbale la richiesta di ottenere i documenti.

Il commissario Cozzoli ha poi reso nota l’esistenza di una cooperativa di dipendenti che, in base alla legge, sarebbe intenzionata ad esercitare il diritto di prelazione per la clinica di Potenza: finora non è stato ufficializzato nulla, ma c’è tempo fino a domenica 15. Per quanto riguarda invece le attività pugliesi, la Cgil chiede di coinvolgere nella procedura anche la Regione pur dichiarandosi scettica sull’ipotesi di un interesse diretto: «Se avesse voluto acquisire Cdp – dice D’Alberto – la Regione avrebbe potuto fare una manifestazione di interesse, poi la soluzione tecnica si sarebbe trovata». Il presidente Michele Emiliano, tuttavia, conferma che l’interesse della Regione esiste, non in contrapposizione con quello delle imprese ma per verificare se sia possibile un rilancio della Cdp a parità di risorse impegnate (circa 40 milioni l’anno provenienti dal fondo sanitario).

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/844181/casa-divina-provvidenza-il-salvataggio-resta-lontano.html

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