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Sicurezza sul Lavoro

PIETRO ICHINO SPIEGATO AI LAVATIVI, OVVERO DIPENDENTE INFORMATO MEZZO SALVATO

Bobby Driscoll,  Luana Patten

I dipendenti possono rifiutare l’immunizzazione? Sì, ma non senza conseguenze. Come ci spiega Pietro Ichino, caso per caso

I vaccini contro Covid sono ormai una realtà: due sono quelli al momento approvati, ma altri ne verranno nei prossimi mesi. Perché la vaccinazione riesca a piegare la curva dei contagi, però, è necessario che la stragrande maggioranza della popolazione sia vaccinata: almeno il 70%, dicono gli esperti.

I vaccini oggi disponibili non sono abbastanza per immunizzare tutti, lo sappiamo, da qui l’esigenza di disegnare un piano vaccinale che indichi chi deve essere immunizzato per primo.

Che fare però se le persone a cui viene offerta la possibilità si rifiutano?

Tanto più in futuro quando, si spera, i vaccini ci saranno in quantità?

Nei mesi scorsi sono stati condotti diversi sondaggi per tastare il polso degli italiani e con risultati contrastanti.

In ogni caso basterebbe che oltre il 30% si rifiutasse di farlo – così come riportava un’indagine Swg a dicembre – per non raggiungere l’immunità di comunità e quindi vanificare lo sforzo.

Per risolvere la questione c’è chi invoca l’obbligatorietà, possibile solo a norma di legge, che dovrebbe quindi essere scritta e approvata dal Parlamento in tempo utile (diciamo quindi nel giro di settimane). “Certo, sarebbe auspicabile che il legislatore si assumesse fino in fondo le sue responsabilità a questo proposito”, scrive Pietro Ichino, ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Milano in un articolo su “Quotidiano giuridico”.

Se però questo non accade, l’inerzia del legislatore nulla toglie alla ragionevolissima possibilità che un dovere di vaccinazione nasca da un contratto tra soggetti privati”.

In altre parole, nei prossimi mesi, a spingere sull’acceleratore della vaccinazione potrebbero essere le aziende, impegnate a tutelare la salute dei loro dipendenti, la sicurezza del luogo di lavoro e dei loro clienti. Vediamo come.

L’obbligo del datore

L’articolo 2087 del Codice civile obbliga l’imprenditore, pubblico o privato, ad adottare “le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

La domanda diventa allora: nella situazione di pandemia da Covid-19 in cui ci troviamo, una fabbrica o un ufficio nel quale tutti siano vaccinati è più o meno sicura rispetto a una fabbrica o un ufficio nel quale una parte dei dipendenti non sia vaccinata? “Non c’è dubbio che secondo le indicazioni della scienza medica la prima opzione è quella che garantisce maggiore sicurezza e quindi, in ottemperanza all’articolo 2087, a seguito di attenta valutazione del rischio specifico nella propria azienda, l’imprenditore può richiedere a tutti i propri dipendenti la vaccinazione, dove questa sia per essi concretamente possibile”, dice Ichino.

Gli operatori sanitari

Chi ha il dovere di curare non può correre il rischio di essere veicolo di una malattia. Tanto più in epoca di pandemia. Ecco perché gli operatori sanitari sono la categoria in cima alla classifica dei professionisti che si devono vaccinare. L’articolo 279 del Testo Unico per la sicurezza sul lavoro dice che il datore di lavoro è obbligato a richiedere al dipendente di vaccinarsi contro il rischio di infezione derivante da “un agente biologico presente nella lavorazione”.

“Se l’obbligo è esplicitamente previsto dalla legge per questo rischio specifico, è ragionevole ritenere che lo stesso obbligo gravi sull’imprenditore per la prevenzione di un rischio di infezione derivante da un virus altamente contagioso, del quale può essere portatrice una qualsiasi delle diverse persone contemporaneamente presenti nello spazio aziendale chiuso nel quale l’attività lavorativa è destinata a svolgersi”, prosegue il giurista.

Non importa se il rischio viene dall’interno o dall’esterno, soprattutto nei casi in cui il datore di lavoro ha un dovere di sicurezza anche nei confronti degli utenti del servizio, come in ospedale o in una casa di cura. “Nel caso in cui il datore non richieda la vaccinazione ai propri medici e infermieri (cui pure sia data la possibilità di vaccinarsi), se dall’omissione deriverà la malattia di una persona, dipendente o paziente, l’azienda ne sarà evidentemente responsabile, allo stesso modo in cui lo sarebbe se il danno fosse derivato dal mancato rispetto di una qualsiasi altra misura di sicurezza suggerita dalla scienza, dalla tecnica e/o dall’esperienza”, spiega Ichino.

 

https://www.lastampa.it/salute/2021/01/09/news/obbligo_vaccino_per_dipendenti-281786380/