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Nei mesi che arriveranno, sarà di capitale importanza valutare se impegnarci a tutelare le buone ragioni, anche personali,  su tutta una serie di attività poste in essere per difendere doveri, diritti, prospettive, voci, suoni che arrivano e che partono dai luoghi di lavoro in sanità nei quali germoglia una alternativa culturale al nulla che ruota intorno ai giornalai e alle loro edicole e allo sfogatoio che è diventato il social network, evidenza che comunque non ne attutisce gli impatti.

Da questi “hangar”, nuove condotte, eventi e indifferenza tenderanno a peggiorare le questioni già sul tappeto e che corrono sul filo esile che ruota intorno al dovere della divergenza e di come manifestarla.

Il diritto di critica quale  l’esercizio dell’opportunità di concentrarsi sul prossimo, rendendo pubblico un pensiero in dissenso, una nozione dissimile, alternativa, nuova, persino un tentativo di “smontare” gli esiti di un certo modo di intendere ed agire di un altro, costituiscono un presupposto anche nella comunità professionale. Ma non un abuso.

Soprattutto nel campo della narrazione e della rappresentanza tacita o delegata, si deve essere posizionati mentalmente verso la disponibilità a confutare quanto teorizzato o ritenuto tale. Tesi e antitesi sono da ri-conquistare di volta in volta perchè ti rivolgi a contesti in divenire e in movimento e scrutati con occhi diversi come sono diversi le sequenze dei giorni che passano e di chi li riempie di contenuti. Diversi e nuovi come i competitors piuttosto che gli interlocutori che si incrociano sulla strada tracciata.

Limitare il diritto del libero arbitrio non è la soluzione, ma nemmeno può esserlo il mantenimento di uno status quo dove il giornalaio inserito in turno provocazione pensa più a conservare i fragili e perversi equilibri di cui è portatore che a confrontarsi col prossimo.

La declinazione di internet e delle sue accezioni, se riferita alla libertà di pensiero, è stata un boomerang: non liberi o quasi liberi di espressione ma schiavi del click a tutti i costi quale stella polare per orientare i comportamenti.

Ma noi, di fronte a questo abuso, non arretriamo.

Una linea di demarcazione si rende infatti imprescindibile per il consolidamento di modelli  che nella comunità professionale strutturata prima e virtuale poi fondano le ragioni del loro esistere, svilupparsi e radicarsi semplicemente amplificando un punto di osservazione critico, imparziale, tempestivo e pertinente in grado di agitare scienze e coscienze, di introdurre una bozza di ipotesi miglioramento culturale e politico. Questa è l’istanza dell’#.

Parcellizzando la trasparenza del buon amministrare, la condivisione delle determinazioni, l’adozione degli atti quali che essi siano, si corre il rischio di non poter replicare l’opportunità di migliorare il contesto professionale che si sta demonizzando.

Il confronto, le denunce, le sollecitazioni pretese dai fake, dai giornalai e dagli edicolanti ad orologeria non sono cristalline, ma soprattutto non sono scevre da interessi, questi si in conflitto tra chi li ostenta.

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