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MANTOVA. «Un’organizzazione ridondante, confusa, frammentaria e contraddittoria». Non piace alla Rsu della Ats Val Padana, soprattutto per complessità e doppioni, il nuovo Poas, il piano di organizzazione aziendale strategico che disegna la nuova impalcatura dell’Agenzia di Tutela della Salute interprovinciale che ha accorpato i territori di Mantova e Cremona dopo la legge regionale di riforma della sanità. Le Rsu di Mantova e Cremona hanno elaborato un documento con osservazioni e critiche al piano che la Ats ha spedito a Milano per l’approvazione. Le rappresentanze sindacali unitarie puntano il dito soprattutto su quello che definiscono un semplice schema gerarchico e verticistico. Con un rischio concreto e una dimenticanza: strutture costituite da soli dirigenti e mancanza di chiarezza su funzioni e competenze. Tradotto: tanti posti di comando e di potere, tanti nuovi generali e tante unità operative che producono un macroscopico impatto organizzativo e gestionale nelle rispettive aree territoriali. Nell’analisi anche un appunto sull’aspetto teorico della “rivoluzione sanitaria”: la riorganizzazione voluta dalla riforma regionale risulta interessante e credibile, ma sul lato pratico diventerà di difficile applicazione in rapporto alle risorse disponibili.

Milena Tambaro (Rsu Mantova) e Selene Valcarenghi (Rsu Cremona) entrano anche nel dettaglio con alcuni esempi. Ecco alcune critiche mosse al piano.

SOVRAPPOSIZIONI

«Gli uffici di Riskmanagment e del servizio di Prevenzione e Protezione hanno dipendenze gerarchiche diverse, pur dovendo trattare problemi contigui per non dire sovrapponibili. E questo potrebbe produrre diseconomie o inefficienze».

OSSERVATORIO

«All’Osservatorio epidemiologico, nell’ultima versione dei documenti sono attribuite due unità operative semplici, delle quali la seconda, “Epidemiologia Valutativa”, risulta incaricata di funzioni che appaiono inappropriate, ovvero di naturale competenza di altre strutture. Anche in questo caso l’attribuzione «forzata» di più unità semplici appare finalizzata a giustificare l’esistenza della struttura complessa sovraordinata più che rispondere a reali esigenze organizzative».

OFFERTA

Sulla questione generale del governo dell’offerta delle prestazioni sanitarie e socio sanitarie sul territorio «non si comprende come l’insieme di queste attività non siano ricondotte ad un unico centro di governo e coordinamento, ma facciano riferimento a diverse linee gerarchiche e quindi a diverse “filiere” di produzione. Ad esempio il dipartimento Cure primarie dipende dalla direzione sanitaria, il dipartimento Paapss (programmazione e acquisto area sanitaria) dipende dalla direzione generale, mentre il dipartimento Pipss (area sociale) dipende dalla direzione socio sanitaria».

E ancora «i distretti, dipendenti dalla direzione generale che dovrebbero occuparsi sia della effettiva realizzazione dei servizi (offerta) sia di rilevare, organizzare ed orientare la domanda sul territorio. L’organigramma che ne discende appare quindi estremamente ricco di strutture che, in un’ottica di governo unitario delle funzioni in esame, potrebbero essere ridondanti o in parte sovrapponibili, con il rischio di conflitti di competenza ed una sostanziale debolezza nei confronti degli interlocutori esterni. Sotto questo profilo l’architettura che appare oggi dai documenti presentati risulta ancora molto confusa, frammentata e priva di un ordine logico».

VETERINARIA

Sul dipartimento Veterinario e Sicurezza alimenti di origine animale, le Rsu parlano addirittura di «imbarazzante ridondanza di strutture complesse, tanto da risultare difficoltoso trovare le denominazioni specifiche per ciascuna di esse senza ripetersi in qualche modo». In due parole: pochi soldati e troppi comandanti.

SPEZZATINI

Sul dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria «le 5 aree corrispondenti alle 5 unità complesse appaiono sostanzialmente congrue con l’attuale ordinamento nazionale e con le necessarie specificità che ciascuna delle suddette aree richiede. Qualche riserva resta sulla struttura complessa “Prevenzione nelle Comunità” con la nascita dell’unità semplice “Prevenzione delle Malattie Infettive”. Considerato che le vaccinazioni sono state trasferite all’ospedale, la prevenzione delle malattie infettive è un’attività complessa che non ha senso spezzettare».

PROFESSIONI SANITARIE

Tra le altre critiche la Rsu pone l’accento sul fatto che «nello sviluppo del Poas le professioni sanitarie e sociali, che in azienda rappresentano circa il 70% dei dipendenti del comparto, non siano rappresentate».

su http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2016/11/20/news/no-dei-dipendenti-al-piano-all-ats-troppi-dirigenti-1.14441024

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