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Legislazione

Sentenze

NO MASK? SI SANZ!

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4 giugno 2021, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Venezia conferma tramite sentenza la legittimità della sanzione disciplinare inflitta ad un lavoratore per il mancato utilizzo della mascherina sul luogo di lavoro, il cui uso è misura di sicurezza e di igiene imposta dalla diffusione della pandemia, con la conseguenza che l’inottemperanza alla disposizione impartita dal datore di lavoro di indossarla costituisce un inadempimento sanzionabile con la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. SAPEVATELO!

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TRIBUNALE BELLUNO 12/2021 SU RICORSO OSS NO VAX: RIGETTATO

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TRIBUNALE DI BELLUNO n. 12/2021 R.G.

Il Giudice

sciogliendo la riserva assunta con verbale di trattazione scritta in data
16.3.21;

ritenuto che risulta difettare il fumus boni iuris, disponendo l’art. 2087 c.c.
che “ L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le
misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica,
sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei
prestatori di lavoro “;

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P.Q.M. HA DIRITTO AD ESSERE ASSEGNATO…

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Da Nursing Up Lazio riceviamo e pubblichiamo.

Gent.le Direttore, interessante sentenza. Io stessa nel difendere colleghi che sospiravano per un cambio contestuale, ho dovuto consigliare di rinunciare a cambiare alle prerogative di L. 104.
Un bruttissimo consiglio, cui avrei preferito non ricorrere, si è costretti ad utilizzare tale modalità al fine di addivenire ad una soluzione. Spesso è un problema serio essere costretti ad aspettare i tempi della giustizia, certi escamotage, benché lunghi, risultano più veloci del ricorso al tribunale, ma anche più economico.

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Sentenze

SE L’INFERMIERE PIANGE, IL MEDICO NON RIDE

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Risarcimento del danno per mancato riconoscimento della professionalità

Il Tribunale di Potenza, Sezione Lavoro, ha condannato un’azienda sanitaria lucana al risarcimento del danno professionale e patrimoniale subito da un dirigente medico  a cui è stato immotivatamente negato il diritto a essere impiegato in mansioni attinenti al proprio ruolo.

Il medico, dipendente di un’Azienda Sanitaria lucana, è stato costretto a una forzata inattività per un periodo prolungato senza alcuna giustificazione da parte dell’Azienda Sanitaria di appartenenza. Al professionista, infatti, è stato attribuito un incarico di base oggettivamente inadeguato rispetto al bagaglio professionale, all’esperienza maturata, all’anzianità di servizio e alle valutazioni positive formulate dalla stessa Azienda.

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LUCA BENCI: UN DROPLET OLTRE IL MANUALE GIURIDICO

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Ci sono molte possibilità per descrivere un uomo ed un professionista, e quell’uomo e quel professionista oggi avrebbe ironicamente commentato e aggrottato le ciglia, come era solito fare, di fronte ad improbabili pistolotti post mortem.

Spiazzante  nella vita infermieristica e giuridica e deprivato di luoghi comuni, resterà ben oltre un manuale giuridico, un libro, una lezione ad un evento ecm, uno scritto sempre pungente, attuale e contaminante: un droplet che si posava ovunque, soprattutto sulle foglie di quella professione sanitaria che amava e che lo ricambiava nutrendosi di quei ragionamenti e di quelle prospettive, pur irte.

Ben oltre un manuale perché è stato l’essenza e la forma della  professione infermieristica stessa, per la quale tutti i giorni ci spendiamo e che vorremmo.

Una assenza-presenza che continuerà a pesare e contare per anni negli infermieri di buona volontà.

 

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CIRCONVENZIONE D’INCAPACE: 4 ANNI E 3 MESI DI RECLUSIONE

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Ha circuito una paziente malata sottraendole con l’inganno circa 60mila euro. Un’infermiera professionale dell’Ausl, in servizio a Riccione, è stata condannata per circonvenzione d’incapace dal tribunale collegiale di Rimini a 4 anni e 3 mesi di reclusione. Ritenuto colpevole anche il figlio: per lui una pena di 2 anni e 9 mesi per riciclaggio di denaro.
Secondo l’accusa, l’infermiera (originaria della provincia di Potenza) dal 2011 al 2013 avrebbe lavorato ai fianchi la paziente, una riminese di 58 anni affetta da una malattia mentale e invalida civile, conquistando la sua fiducia e il suo affetto in modo da farsi consegnare tutti i soldi che aveva su un conto corrente postale, circa 60mila euro, provenienti dalla vendita di un piccolo appartamento ereditato.
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