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“Non basta dedurre in giudizio l’esercizio illegittimo del potere datoriale per ottenere il risarcimento del danno, ma occorre che il lavoratore circostanzi la denuncia in maniera precisa.” Così si è espressa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25019/16 depositata il 6 dicembre 2016.

Il caso. Un direttore del Centro regionale programmazione si era sentito costretto a dimettersi a seguito dell’assunzione di un nuovo dipendente nella sua stessa mansione. Egli aveva quindi portato in giudizio la Regione presso la quale lavorava per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale, professionale, morale, biologico ed esistenziale, allegando di aver subito un’«emarginazione» che l’aveva spinto ad andare in pensione prima del tempo, perdendo così, «oltre le retribuzioni, notevoli possibilità di avanzamento in carriera». Mancando però l’allegazione e la prova di tale situazione, il cui onere incombeva sull’attore, quest’ultimo soccombeva sia in primo che in secondo grado. Avverso tale sentenza veniva proposto ricorso per cassazione dall’ex dipendente regionale, il quale riteneva che la Corte d’appello avesse erroneamente attribuito l’onere probatorio e altrettanto erroneamente valutato le prove dedotte in giudizio.

L’onere in capo al lavoratore. La Corte di Cassazione precisa che il lavoratore ha «l’onere di allegare e dimostrare l’esistenza del fatto materiale e la violazione di norme specifiche o delle regole generali di correttezza e buona fede», mentre il datore di lavoro è tenuto a mettere il dipendente nelle condizioni ottimali affinché esso svolga «un’attività coerente con la sua qualifica». Nel caso in cui la Regione non abbia effettivamente adempiuto a quest’obbligo, è comunque tenuta ad allegare la prova dell’impossibilità oggettiva a sé non imputabile.
Durante il processo, l’ente territoriale aveva dedotto accurata documentazione dalla quale si evinceva il coinvolgimento del ricorrente in «sei gruppi di lavoro», oltre ad una chiamata di collaborazione per altre mansioni; dall’altra parte, invece, il dipendente nulla aveva allegato circa la «natura puramente formale degli incarichi» o la mancata corrispondenza degli stessi alla sua qualificazione, la quale non era neanche stata precisata.

Se vi è un esercizio del potere datoriale illegittimo, il lavoratore è tenuto a dare fondamento alla denuncia, mentre il datore di lavoro è tenuto a «prendere posizione in maniera precisa […] circa i fatti posti dal lavoratore a fondamento della domanda e può allegarne altri, indicativi, del legittimo esercizio del potere direttivo».
Posto che il ricorrente, oltre ad aver allegato mail critiche nei confronti dell’operato della Regione, non ha provato nessun tipo di illegittimità nella condotta datore di lavoro, la Corte perviene al rigetto del ricorso.

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