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Un parere dell’Anac rischia di costare a Giorgio Casati, attuale commissario della Asl di Latina, la tanto agognata nomina a direttore generale della medesima azienda sanitaria. Il parere è stato richiesto all’autorità anticorruzione per il precedente incarico ottenuto da Casati, ovvero quello che ricopre adesso da commissario. L’attuale carica è salva, in quanto il conferimento non ha violato alcuna norma e quindi il procedimento viene archiviato dall’Anac. Ma un cavillo interpretativo della normativa vigente potrebbe costare la futura nomina che pareva scontata, a direttore generale.
La richiesta di parere è stata avanzata dalla responsabile dell’anticorruzione della Asl di Latina, la dottoressa Emma Pannunzio per capire se ci fosse «inconferibilità rispetto alla nomina di Giorgio Casati come direttore amministrativo della Asl e successivamente come commissario della stessa azienda, in quanto in precedenza aveva ricoperto l’incarico di dirigente amministrativo della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma».

La questione sorge in base alle disposizioni previste dall’articolo 5 del decreto legislativo 39/2013 secondo il quale «gli incarichi di direttore generale, sanitario e amministrativo nelle aziende sanitarie locali non possono essere conferiti a coloro che, nei due anni precedenti, abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale». Ebbene, prima di una sentenza del Consiglio di Stato dello scorso luglio, istituti come quello del Gemelli erano considerati equiparati al servizio pubblico e dunque non vi era inconferibilità. Per questo, la carica di direttore amministrativo e commissario della Asl per Giorgio Casati è pienamente legittima, così come gli atti firmati fino a oggi.
Il problema sorge ora: se la Regione Lazio volesse trasformare, come era nelle previsioni, il ruolo di Giorgio Casati in direttore generale, ciò non sarebbe possibile. Il perché lo spiega l’Anac nel parere inviato alla Asl: «L’Autorità, anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato 3043/2016, ha affermato con una propria delibera che le università libere e a maggior ragione le fondazioni universitarie, devono considerarsi enti di diritto privato alla luce della normativa anticorruzione. Per questo l’Anac non potrà, d’ora in poi, che dichiarare l’inconferibilità degli incarichi conferiti in violazione dell’articolo 5 del decreto legislativo 39/2013 con particolare riferimento a coloro che abbiano rivestito cariche o incarichi nelle università libere». Esattamente il caso di Giorgio Casati.

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