chiudi
Editoriali

JIPASVIC PARK: QUANDO LA CUCINETTA DI CORSIA È FERMA AL DPR 225/74

download

La questione OSS, Super OSS, OSS elevato enne è un pretesto per scaricare tensioni, pulsioni, frustrazioni, impossibilità, incapacità, irresponsabilità, debolezze, finanche violenza verbale al grido di “piove, governo ladro“.

Senza tanti giri di parole: fate quasi piangere.

La mitica e bonaria cucinetta di corsia che diventa arena, quasi una curva sud III anello, e se ci si consente il gioco di parole, un atteggiamento così autodelegittimante davvero da ultimo “stadio”: non ha futuro.

Infermiere ed infermieri che diventano gladiatori, ma sul più bello si guardano intorno e non vedono preda, finendola a farsi del male e ferirsi tra pari.

E il servo della gleba OSS con formazione complementare? In fuga sulla biga, e fa anche rima.

Stiamo leggendo cose inenarrabili sui social, (e non solo sui social), deposito non tanto di proposte e di confronti e di approfondimenti e di critiche entro il confine dei codici civili e penali.

Sono gli infermieri ridotti all’oss-o: 1) dotazioni organiche carenti e stantie, 2) assegnazioni creative, 3) attività usuranti e pericolose, 4) formazione obbligatoria non all’altezza dei tempi e delle aree di interesse, 5) contratto collettivo che dal 1995 riporta al contratto successivo medesimi interi istituti contrattuali, 6) sperequazioni e impari opportunità a bizzeffe, 7) mansioni invece che competenze, 8) ordini di servizio invece che programmazione, 9) anzianità di servizio invece che apporto al miglioramento del lavoro, 10) Dequalificazione e Demansionamento, ma soprattutto 11) Autodequalificazione e Autodemansionamento, e potremmo continuare.

Ma la colpa è solo e sempre degli Ordini Professioni Infermieristiche e della loro Federazione e dei presidenti che li rappresentano. 

Quando vedremo mai contenziosi per l’aggiornamento obbligatorio settimanale in orario di servizio piuttosto che vertenze per il cambio divisa?

Il cambio di passo e culturale non ha lo stesso peso del cambio di un abito da lavoro, quindi spazio al populismo e zero chance al progressismo.

La sanità pubblica e privata (e i sistemi sanitario nazionale e sanitari regionali) continua ad avere prospettive differenti che rispondono chissà a chi e chissà per che cosa, a seconda del portatore d’interesse e d’immagine, che si chiedono quali autonominati componenti del Tribunale del popolo se “ si notino di più se sono assenti o se sono presenti“.

L’attaccamento a posizioni di rendita quali ad esempio il DM 739 o l’accordo Stato Regioni del 2003 o peggio ancora la nostalgia del DPR 225/74 e del biennio delle superiori per accedere alle “scuole per infermiere”,
sono l’humus da cui generano le contraddizioni del 2022, distante decenni ed ere geologiche dopo l’avvento di pubblici dipendenti e funzionari che ancora calcano la scena e che ancora si chiedono come mai lo scatto di anzianità non sia indicato in busta paga.

Antichi, appunto, e più che una Comunità Professionale moderna e di formazione universitaria, una Famiglia Flinstone che scrive ancora sulle pietre.

Linguaggi, culture, formazione ed esperienze diverse che convergono solo quando si palesano per quello che sono: divisive, obsolete, anacronistiche, in bianco e nero, prive di respiro politico, del tutto inutili.

I più arditi nemici del sistema sanitario non sono i politici, ma gli attori fermi al pleocene dei teatri d’assistenza.

La politica regionale del Veneto vorrebbe proporre di fare una sanità privata nuova, ma se i diversi protagonisti e a vario titolo, compresi gli imbucati, ambiscono a rimanere meri esecutori di ordini di servizio e mansioni lasciando sullo sfondo sia la responsabilità della gestione del processo assistenzale che le competenze, la domanda è solo una: dove è l’errore?

Dove è l’ errore? Nella legislazione Regione Veneto? Nella responsabilità di governare il momento da parte di Opi provinciali?

Oppure l’errore è insito nella difesa ad oltranza di una proposta socio assistenziale indifendibile in quanto superata dai tempi e dai fatti e dalle leggi?

Le morali del popolino dei social e dei leoni da tastiera che si nascondono solo nell’ambito della lamentazione ed incapaci di rinunciare all’ombrello protettivo dell’organizzazione che ti impone di cosa fare quando piuttosto che pretendere ed avanzare campo autonomo sul come fare con chi, le lasciamo alle casse di risonanza.

Per riformare il sistema, nessuno dei leoni da tastiera e di chi li amplifica si rende minimamente conto che sono parte del problema se non il problema stesso, con l’aggravante che per riformare il sistema sarebbe necessario che si riformassero prima loro.

 

Saranno anche responsabilità significative e magari contrastanti quelle di Opi del Veneto, ma pur sempre necessarie e che lanciano una pietra nello stagno dell’ipocrisia.

Opi del Veneto sono un ingranaggio nel complesso di altri movimenti, ma senza il quale scorrere non si va da nessuna parte se non in retromarcia.

Su Quotidiano Sanità è stato pubblicato un contributo che chiude definitivamente le lamentele da bar dello sport, gli insulti da dopolavoro ferroviario.

Prestazioni di cura e assistenza sono lecitamente e da più fonti attribuite da anni a caregivers, e non si capisce il motivo per il quale non potrebbero essere supervisionate dal responsabile del processo di nursing che individua OSS per l’erogazione di quanto possibile a seconda della formazione posseduta dall’operatore di supporto e dalla capacità di assumersi responsabilità da parte dell’infermiere. Ambiti del tutto leciti anche se somministrati al di fuori del DM 739/94:

Gestione della nutrizione enterale domiciliare

Aspirazione tracheobronchiale a domicilio

Uso dell’ossigeno

Somministrazione di farmaci nei contesti educativi scolastici

Somministrazione di insulina in orario scolastico da parte di personale scolastico.

Somministrazione dei farmaci nei contesti territoriali.

Gestione della somministrazione di farmaci nei centri diurni per minori disabili.

Come non si possa comprendere, se non proprio accettare, che sono le realtà territoriali e i bisogni dei cittadini che danno l’indirizzo politico alle istituzioni in materia di socio sanitario piuttosto che i tribunali del popolo le sentenze su cosa debbano fare o non fare gli Opi come istituzione, resta un mistero.

È talmente “elementare” che gli operatori socio sanitari con Formazione Complementare potranno eventualmente svolgere attività di carattere esecutivo dirette alla persona solo se attribuite e supervisionate dall’infermiere di cui al DM 739/94, che siamo di fronte ad una tempesta in un bicchiere d’acqua.

Gli operatori socio sanitari con Formazione Complementare, a conclusione del percorso, potranno pertanto svolgere, oltre alle attività riferibili all’OSS con formazione di base, attività di carattere esecutivo dirette alla persona, attribuite e supervisionate dall’infermiere.

La rappresentanza professionale impone, suggerisce, indirizza ad assumere responsabilità e a non passarsi o passare di mano in mano il cerino acceso.

Sapevatelo, antichi.