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Sulla vicenda del Pronto Soccorso dell’azienda ospedaliera Rummo di Benevento interviene, con una nota diffusa alla sampa, il segretario generale provinciale della Fials, Mario Ciarlo: “In riferimento alla risposta del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera, dott. Pizzuti, pubblicata su varie testate giornalistiche, con diverse note, la scrivente Segreteria fa presente che lo stesso non ha fornito risposte per quanto riguarda l’attuazione del piano aziendale, in particolare sul Collegio di Direzione e sul Consiglio dei Sanitari e sul blocco dell’attività elettiva chirurgica. Ha cercato di affrontare solo la questione relativa al Pronto Soccorso, comunicando dei dati e delle azioni che intende attuare. Ha precisato che dal 1° novembre 2016 al 12 gennaio 2017, al pronto soccorso ci sono stati 9313 accessi, di cui 70% codici verdi, 25% codici gialli. Da una disamina dei dati pubblicati, risultano 127 accessi al giorno, di cui 89 di codice verde (70%) 32 di codice giallo (25%) e 6 non sappiamo se sono codici rossi o bianchi (5%). Ci chiediamo per quale motivo tale dato non è stato fornito, e si tratta di un dato significativo. Il direttore però ha comunicato che il 20% è stato seguito da ricovero, quindi su una media di 127 accessi giornalieri, ogni giorno si provveduto ad effettuare 25 ricoveri, elemento che, a parere della scrivente O.S. sembra a dir poco impossibile e superiore a qualsiasi media regionale, ma ovviamente attendiamo chiarimenti.

La Direzione non ha fornito altro per poter valutare realmente l’attività che il management sta ponendo in campo. Non ha fornito dati di appropriatezza, indicatori di processo, indicatori di esito sui quali sta o vorrebbe lavorare per migliorare il pronto soccorso. Non ha fornito un dato essenziale, che è quello dei tempi di permanenza in pronto soccorso. A questa Organizzazione Sindacale risulta che i dati di permanenza in pronto soccorso nel 2014 su 34.314 accessi, erano per il 92% meno di 12 ore e per il 3% oltre 24 ore.

Per quanto riguarda la distribuzione dei pasti in pronto soccorso, così come afferma il direttore generale, ciò dimostra un trend inverso confermando quello che gli operatori hanno denunciato: che il pronto soccorso è ormai un reparto di degenza, in quanto vengono distribuiti i pasti in ambienti comuni.

Capitolo a parte merita l’ispezione da parte dei NAS di Salerno, che hanno trovato una situazione identica a quella di circa 200 pronto soccorso: siamo curiosi di leggere il verbale che è stato redatto, visto che è stata fatta proprio ai NAS di Salerno una segnalazione sullo stato dei locali del pronto soccorso. Per quanto riguarda l’attuazione dell’Osservazione Breve di 4 posti letto, che le precedenti amministrazioni avevano sospeso, probabilmente c’era una motivazione che era data dalla carenza di personale e proprio della conformazione logistica del pronto soccorso, strutturato in stanzette e non in unici ambienti. Ci domandiamo il personale medico ed infermieristico da adibire a questo servizio, che è un vero e proprio mini reparto, da dove verrà preso – speriamo che non verrà pagato con lo straordinario così come si sta facendo nonostante le promesse del direttore sanitario di una nuova riorganizzazione del personale.

Stessa domanda vale per l’apertura di sette posti in Medicina Generale: anche in questo caso, con quale personale medico ed infermieristico verrà garantito il servizio? Precisiamo che dal 1° febbraio 2017, se verranno gli 11 infermieri, non sono 11 ma 7 perché 4 già sono in servizio presso il “Rummo” da anni e verranno solo sanati. Questa O.S. ha appreso tutte le notizie dalla stampa e non è stata mai convocata nonostante gli obblighi contrattuali previsti; un confronto che avrebbe potuto offrire un contributo costruttivo, ma abbiamo notato che l’attuale triade dirigenziale non ascolta nessuno neanche l’altro organo dell’azienda, il collegio di direzione e l’organismo del consiglio dei sanitari in quanto, come già segnalato al Presidente della Regione e al Ministro della Salute, non ancora è stato costituito.

Concludendo, la nota del direttore generale, a nostro parere, isola ancora di più questo management dal contesto ambientale della cittadinanza alzando un muro a medici, infermieri, sindacati e pazienti con i loro familiari che si sentono tutti dalla stessa parte nella tutela e nella promozione dei servizi del servizio sanitario nazionale a partire proprio dall’emergenza, e che dall’altra parte trovano solo ‘faremo e diremo’ che non rafforzano il senso di una responsabilità collettiva verso il bene pubblico e non danno il senso di cittadinanza comune”.

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