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5 DICEMBRE 2016. A caldo, come un calciatore che ha preso una botta, non è facile distinguere tra dolore, sofferenza, dispiacere, preoccupazione per i postumi che si potranno avere successivamente all’evento. Allo stesso modo dopo la firma dell’accordo politico per il rinnovo dei contratti pubblici tra sindacati e Ministero Funzione Pubblica. Ma trascorse le prime ore la realtà di quanto accaduto ed in particolare sull’accordo sindacale sottoscritto diventa più semplice e reale. Così il Segretario Generale della FIALS, Giuseppe Carbone, nell’esprimere le valutazioni della FIALS sull’accordo che consente di tracciare le linee guida sulla scorta delle quali verrà predisposto l’atto di indirizzo da parte del Governo all’ARAN per la trattativa vera e propria.
Comprendiamo le valutazioni positive della Confsal, che ha inteso firmare l’accordo in quanto lo stesso si riferisce a tutti i comparti ed Aree dell’impiego pubblico, ma firmarlo alla vigilia del referendum costituzionale, dopo sette anni di attesa, pone diverse perplessità sull’attuazione in concreto di quanto definito. Come FIALS, afferma Carbone, non abbiamo inteso condividerne la firma proprio per le specificità che sottintende sia il comparto della sanità (personale dei livelli) che le Aree della dirigenza Sanitaria (medici, veterinari, dirigenti sanitari non medici e dirigenti delle professioni sanitarie) che quella della P.T.A. (dirigenti area professionale, tecnica ed amministrativa). 
Proprio per queste specificità, l’accordo siglato  offende la dignità di oltre 520 mila operatori del Comparto Sanità, offrendo al Governo una scappatoia rispetto ai vincoli in cui lo aveva costretto la Corte Costituzionale  con sentenza del luglio 2015 – promossa, tra l’altro, da un ricorso della CONFSAL UNSA.
Nel merito dell’accordo sottoscritto tra il Ministro della Funzione Pubblica Madia ed alcune OO.SS. confederali, Carbone puntualizza che lo stesso è stato il frutto di diversi incontri con lo stesso Ministro a cui la FIALS partecipando attivamente ha espresso le proprie valutazioni in particolare nelle ultime settimane del novembre u.s.
Proprio nell’ultima riunione del 28 novembre u.s., due giorni prima della firma definitiva dell’accordo politico sui vari articoli dell’accordo in discussione, avevamo prioritariamente chiesto, continua Carbone, una condivisione preventiva delle Regioni sul protocollo d’intesa per superare quanto definito dalla recente sentenza della Corte Costituzionale sulla illegittimità della legge di riforma della Pubblica Amministrazione e sui relativi decreti attuativi posti in essere dalla stessa Madia.
Su questa specifica richiesta della FIALS il Ministro Madia, con l’accordo firmato, si è impegnata a sottoporre solo successivamente alle Regioni il protocollo d’intesa, vanificando, di fatto gli impegni di cui alla Parte Normativa dell’accordo firmato il 30 novembre 2016.
Nel merito delle denominazioni dei vari articoli dell’accordo da definire, osserva il Segretario Generale della FIALS, avevamo posto diverse precondizioni, da trasporre velocemente nel d.d.l. stabilità 2017 all’esame del Parlamento, quali:
1.    Relazioni sindacali.
•    nuove modalità di relazioni sindacali: questa la richiesta pressante della FIALS al Ministro Madia. Un nuovo sistema che, a nostro parere, preveda forme di concertazione delle rappresentanze dei professionisti e degli operatori del SSN nelle fasi di ristrutturazione e di riorganizzazione del SSN. Nel riaffermare il diritto del sindacato alla contrattazione, abbiamo specificato come questa tornata contrattuale deve essere funzionale e strumentale a contribuire ad attuare il Patto per la Salute. In primo luogo, quindi, la modifica alla legge Brunetta con l’individuazione di tutte le materie sulle quali vi è stata l’incursione legislativa e sanare questa situazione, in particolare sui temi dell’organizzazione del  lavoro ed orario di servizio;
•    impedire l’emanazione di ulteriori norme legislative in materia di relazioni sindacali durante la vigenza temporale dei contratti;
•    contrattazione integrativa aziendale:  ridefinire tutte le materie oggetto di contrattazione e di relazioni sindacali da demandare a tale ambito, oltre a porre regole certe sulla tempistica per la definizione dei contratti integrativi aziendali dopo la firma del contratto nazionale;
•    sempre sul primo articolo del documento politico concernente la materia delle relazioni sindacali abbiamo chiesto, afferma Carbone, la riformulazione dell’art. 40, comma 3-ter del d.lvo 165/2001, da attuare sempre con la legge di stabilità 2017. Tale articolo legislativo norma, al momento, la possibilità dell’atto unilaterale alle amministrazioni, qualora non si raggiunga l’accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo, di provvedere all’esecuzione delle materie dell’accordo integrativo sulle materie oggetto del mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione.

Risultati ottenuti con l’accordo firmato.
Nell’accordo politico stipulato, il Governo ha preso atto della necessità del riequilibrio del rapporto tra legge e contratto in materia di relazioni sindacali privilegiando la fonte contrattuale quale luogo naturale per la disciplina del rapporto di lavoro, nonché degli aspetti sull’organizzazione del lavoro,  ma non ha inteso modificare subito tali aspetti con la legge di stabilità 2017 e quindi la possibilità concreta dell’avvio della trattativa del rinnovo contrattuale ma si impegna, si legge nell’accordo, a definire tale percorso entro il mese di febbraio 2017 – verosimilmente giugno 2017 – con il decreto attuativo della legge di riforma della pubblica amministrazione (si badi bene bocciata ora dalla Corte Costituzionale) così detto Testo Unico della Pubblica Amministrazione.
Si tratta, quindi, di un impegno, osserva Carbone, come le tante promesse del Governo Renzi, poi non attuate. Dopo sette anni di blocco contrattuale non vi è dato più possibilità di spazio temporale al Governo per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici.
Sulla riformulazione dell’art. 40, comma 3 ter del Decreto Legislativo 165/2001, vi è stato un ulteriore impegno legislativo del Governo, da realizzare sempre con il decreto attuativo relativo al Testo Unico per la Pubblica Amministrazione – giugno 2017 – con l’obiettivo, fermo restando la possibilità dell’atto unilaterale delle amministrazioni sulla esecutività delle materie del mancato accordo, di demandare alla singola contrattazione nazionale la durata massima della vigenza del medesimo atto unilaterale.
Un impegno del Governo, commenta Carbone, che non ci convince affatto poiché concede ancora la supremazia unilaterale dei datori di lavoro sulla contrattazione.
2.    Parte normativa:
•    retribuzione produttività collettiva o indennità di risultato: la richiesta della FIALS è stata il superamento della rigidità prevista dalla legge Brunetta in materia di performance con il famoso e dannoso riparto 25%, 50% e 25%. Con tale meccanismo, stante il sistema di valutazione individuale per ciascun dipendente ad opera del rispettivo dirigente responsabile, al primo 25% dei dipendenti, valutati positivamente, verrà corrisposto il 50% del totale delle somme destinate alla produttività collettiva (personale del comparto) o indennità di risultato (area della dirigenza), al secondo 50% dei dipendenti, con valutazione positiva, verrà corrisposto la restante parte del 50% delle stesse somme, al restante 25% dei dipendenti non verrà corrisposta alcuna retribuzione. Necessita, quindi, dare maggiore flessibilità a questo istituto contrattuale per evitare le distorsioni di penalizzazioni retributive dei dipendenti inserendo nella valutazione anche i tassi medi di presenza dei dipendenti;
•    decontribuzione retribuzione accessoria: una posizione più volta espressa dalla FIALS negli incontri con il Ministro della Funzione Pubblica. Alla pari di quanto previsto per il settore privato, abbiamo chiesto che la retribuzione di produttività collettiva avesse la fiscalità unica al 10%;
•    fondi contrattuali: la FIALS, durante gli incontri a Palazzo Vidoni, ha da subito respinto la proposizione del Ministro Madia di modificare e semplificare l’attuale sistema dei fondi di contrattazione del livello integrativo aziendale che determinerebbe, per il Governo, una semplificazione tesa ad un utilizzo migliore degli stessi. Tale ipotesi, ripresa dall’Atto di Indirizzo del Comitato di Settore Regioni – Sanità, che ha disposto di unificare i tre fondi in uno solo, a nostro parere nel Comparto Sanità determinerebbe di fatto un impoverimento reale per la parte delle risorse economiche per la produttività collettiva come per il passaggio di fasce a tutto vantaggio per la spesa del lavoro straordinario e reperibilità per la forte carenza di risorse umane;
•    ta¬glio spesa improduttiva e sprechi nella sanità: come FIALS abbiamo chiesto di porre nell’accordo politico  l’obbligatorietà nei contratti nazionali di inserire strumenti di confronto a livello regionale ed aziendale con le organizzazioni sin¬dacali per perve¬nire ad accordi sindacali tendenti a ta¬gliare enormemente gli sprechi nella sanità e la stessa spesa improduttiva e quindi liberare risorse economiche da destinare per il 50% al sistema della produttività collettiva per il comparto o indennità di risultato per tutta la dirigenza ed il restante 50% per migliorare il sistema sanitario pubblico e le motivazioni del personale del Servizio Sanitario Nazionale;
•    la stabilizzazione del personale precario: questa è stata l’altra nostra specifica richiesta per dare certezza di diritto al lavoro stabile ai tanti dipendenti e professionisti con oltre 36 mesi di rapporto di lavoro alla data del 31 dicembre 2016;
•    welfare contrattuale: la necessità per la FIALS di sostenere oltre allo sviluppo della previdenza complementare, anche, il diritto alla mensa, il diritto delle madri o padri agli asili nido aziendali per i loro figli; le forme di sanità integrativa; la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro con le esigenze vitali tutelate dalla vigente normativa (es. salute, famiglia, assistenza ai disabili, lavoratori e lavoratrici con figli minori, cure mediche, mobilità e simili).
Risultati ottenuti nell’accordo firmato:
•    modifica della legge Brunetta: nessun impegno legislativo da parte del Governo per modificare tale norma e permette una ripartizione flessibile delle risorse economiche per la produttività collettiva e di risultato, ma solo un semplice rimando alla contrattazione nazionale che “nei limiti delle relative previsioni normative (legge Brunetta), disciplineranno criteri e modalità con misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza;
•    per quanto attiene la richiesta della decontribuzione al 10%, come il settore privato, della retribuzione della produttività collettiva e di risultato, il Governo si è impegnato a “sostenere la graduale introduzione anche nel settore pubblico” di tale sistema;
•    per quanto attiene i fondi contrattuali l’accordo riporta letteralmente che “il Governo si impegna a modificare e semplificare l’attuale sistema dei fondi di contrattazione di II livello al fine di consentire l’utilizzo pieno di strumenti e risorse”. Una ulteriore penalizzazione economica voluta dal Governo a carico dei dipendenti pubblici ed in particolare per quelli del comparto sanità;
•    ta¬glio spesa improduttiva e sprechi nella sanità: con l’accordo firmato il Governo ha condiviso le proposte della FIALS impegnando l’ARAN nei rinnovi contrattuali a introdurre sistemi di monitoraggio per il superamento della spesa improduttiva;
•    stabilizzazione del personale precario: un semplice impegno delle Parti che hanno firmato l’accordo a superare forme di precariato. Un ulteriore impegno del governo a definire con l’emanazione del Testo Unico della Pubblica Amministrazione sistemi per contribuire alla eliminazione di forme di precariato nelle amministrazioni, senza però definire un impegno per la stabilizzazione di tutto il personale precario;
•    welfare contrattuale: un ulteriore impegno del Governo a sostenere lo sviluppo della previdenza complementare senza indicare in alcun modo le specificità rispetto alla normativa attuale.

3.    Parte economica.
•    per l’aspetto delle risorse economiche necessarie per il rinnovo dei contratti, la FIALS ha chiesto al Ministro Madia aumenti economici non inferiori a 85 euro mensili a partire dal gennaio 2016, con ulteriore aumento sia per il 2017 ed il 2018, oltre ad una tantum per il semestre del 2015 per dare esecuzione alla sentenza della Corte Costituzionale, e alle risorse economiche a carico delle Regioni per finanziare e favorire il sistema dei nuovi incarichi gestionali, specie per quanto attiene l’evoluzione delle professioni sanitarie – creazione della posizione di professionista specialista e professionista esperto, funzioni di Coordinamento e posizione organizzativa;
•    ulteriore richiesta della FIALS è stata quella di definire nell’accordo politico per non fare perdere il bonus di 80 euro ai dipendenti pubblici che potrebbero, per effetto del rinnovo del CCNL, uscire dalle fasce di reddito che hanno dato diritto al bonus;
•    ed ancora, la FIALS ha chiesto che la somma minima di 85 euro mensili dal 2016 doveva essere corrisposta a tutte le categorie e profili senza penalizzazione alcuna;
•    la FIALS ha chiesto un ulteriore emendamento alla legge di stabilità 2017, per la cessazione degli effetti dell’art. 9 comma 2bis della legge 122/2010, che vede i fondi contrattuali ridursi annualmente in rapporto alla diminuzione del personale. Un inutile accanimento, a parere della FIALS, nei confronti di tutti i pubblici dipendenti che comporterebbe, tra l’altro, l’impossibilità di attuare quanto definito negli Atti di Indirizzo del Comitato di Settore Regioni – Sanità, per favorire il sistema dei nuovi incarichi gestionali.
Risultati ottenuti con la firma dell’accordo:
•    il protocollo d’intesa si presenta estremamente vago circa la quantificazione delle risorse economiche: si limita a stabilire un aumento medio di 85 euro lordi che, da quanto si evince, dovrebbe scattare a regime solo a fine 2018;
•    per gli anni 2016 e 2017, infatti, vengono confermati gli stanziamenti già conosciuti pari a circa a 10 euro lordi medi mensili per il 2016 e circa 30 euro nel 2017 o una somma unica pari mediamente a 40 euro lordi nel 2017;
•    l’accordo nulla dice circa il secondo semestre del 2015 per il quale, secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, i dipendenti del pubblico impiego avrebbero avuto diritto al rinnovo del contratto di lavoro;
•    un generico impegno del Governo a “garantire che vi siano specifici stanziamenti di risorse corrispondenti a quelli definiti per quanto di competenza in accordo con gli altri soggetti datoriali.” Non vi è alcuna certezza, specie per il personale del comparto sanità, della dirigenza e del personale convenzionato, visto che le risorse economiche per i rinnovi contrattuali ricadono sul fondo del Servizio Sanitario Nazionale che sì aumenta nel 2017 di due miliardi ma dei due miliardi 500 milioni sono vincolati ai farmaci oncologici, altri 500 milioni ai farmaci innovati, 100 milioni al piano vaccini e 825 ai nuovi LEA e gli altri 75 milioni per le assunzioni e stabilizzazioni, per un totale di 2 miliardi di euro;
•    viene rinviato ai rinnovi contrattuali la possibilità di evitare di fare perdere il bonus di 80 euro ai dipendenti pubblici che potrebbero uscire dalle fasce di reddito.
4.    Monitoraggio dell’attuazione della riforma della Pubblica Amministrazione
•    su questo articolato la FIALS ha chiesto l’impegno del governo ad un emendamento nella legge di stabilità 2017 per il rinnovo dei contratti di lavoro precario in essere con la pubblica amministrazione.

Risultati ottenuti con la firma dell’accordo.
Il Governo si è impegnato, senza specificare le modalità legislative da porre, a rinnovare i contratti di lavoro dei precari in vista di una definitiva regolamentazione che dovrà avvenire con l’emanazione del Testo Unico per la Pubblica Amministrazione (giugno 2017).
Vi è da sottolineare, conclude Carbone, come il Ministro Madia dopo la firma dell’accordo quadro con i sindacati ha dichiarato che “ci sarà una verifica nella conferenza stato-regioni” per rispettare la recente sentenza della corte costituzionale. Sui tempi il Ministro Madia non ha indicato date, ma ha precisato che solo dopo questa verifica ci sarà l’atto di indirizzo per poter dare avvio alla stagione negoziale nei singoli comparti (da 11 sono passati a quattro).
Tempi ancora lunghi per l’apertura dei singoli rinnovi contrattuali e tutto questo è insopportabile per la FIALS che si appresta nella prossima riunione di Segreteria Generale, con la presenza di tutti i propri segretari provinciali, a definire azioni di lotta nei confronti del Governo Renzi per un contratto di lavoro dignitoso e subito.

http://www.fials.it/read_news.php?id=2501&tipo=news#.WEWkGbLhCUk

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