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La fattispecie disciplinare di cui all’art. 55-quater, comma1, lett. a), d.lgs. n. 165/2001 si realizza non solo nel caso di alterazione/manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura, o altro sistema di registrazione della presenza in ufficio, miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature/registrazioni in entrata ed in uscita.

Il caso. La Corte d’appello respingeva il gravame proposto dall’INPS avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva dichiarato la legittimità del licenziamento irrogato ad un dipendente, rilevando che a questi era stato contestato di aver tratto in inganno il datore di lavoro in ordine all’orario di servizio prestato, essendosi allontanato senza autorizzazione negli intervalli tra la timbrature d’ingresso e quella d’uscita, omettendo di registrare le timbrature intermedie e così fornendo un’attestazione non veritiera sulla sua effettiva presenza nel luogo di lavoro. La Corte escludeva la sussumibilità della condotta addebitata nella fattispecie disciplinare di cui all’art. 2, comma 9, lett. a), CCNL, riproduttiva di quella dell’art. 55-quater, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 165/2001, per la indimostrata sussistenza di modalità fraudolente, non oggetto di specifica indicazione nella contestazione disciplinare, e perché il dipendente si era solo allontanato dall’ufficio senza richiedere la prescritta autorizzazione.
L’INPS ricorre per cassazione.

Uscita senza timbratura. L’art. 55-quater d.lgs. n. 165/2001 sanziona con il licenziamento la falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente. Dunque la registrazione effettuata attraverso l’utilizzo del sistema di rilevazione della presenza sul luogo di lavoro è corretta solo se nell’intervallo compreso tra le timbratura in entrata e in uscita il lavoratore è effettivamente presente in ufficio. La fattispecie disciplinare di fonte legale quindi si ritiene realizzata in tutti i casi in cui la timbratura miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature in entrata e in uscita, ritenendosi idonea ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza sul luogo di lavoro.
Se è vero dunque che solo con la Riforma Madia è stato disposto che qualunque modalità fraudolenta per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione costituisce falsa attestazione della presenza in servizio, è altrettanto vero che anche prima la normativa non poteva essere interpretata nel senso di ridurre la condotta sanzionata con il licenziamento ai soli casi di alterazione/manomissione del sistema di rilevazione.
Il ricorso è dunque accolto con rinvio alla Corte d’appello che si atterrà ai seguenti principi di diritto:
«Ai sensi dell’art. 55-quater d.lgs. n. 165/2001 la registrazione effettuata attraverso l’utilizzo del sistema di rilevazione della presenza sul luogo di lavoro è corretta e non falsa solo se nell’intervallo compreso tra le timbrature in entrata ed in uscita il lavoratore è effettivamente presente in ufficio, mentre è falsa e fraudolentemente attestata nei casi in cui miri a far emergere, in contrasto con il vero, che il lavoratore è presente in ufficio dal momento della timbratura in entrata a quello della timbratura in uscita»;
«La fattispecie disciplinare di cui all’art. 55-quater, comma1, lett. a), d.lgs. n. 165/2001 si realizza non solo nel caso di alterazione/manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura, o altro sistema di registrazione della presenza in ufficio, miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l’intervallo temporale compreso tra le timbrature/registrazioni in entrata ed in uscita».

(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 25750/16; depositata il 14 dicembre)

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