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Ha lavorato otto anni come dirigente Asl senza avere alcuna laurea, ben sei anni soltanto con l’Azienda sanitaria Roma H, una 58enne è stata condannata dalla Corte dei Conti a risarcire oltre mezzo milione di euro. Una somma ingente, ma quasi la metà di quella a cui era stata condannata in primo grado. In appello, infatti, i giudici contabili hanno ridotto per P S, di Sperlonga, la condanna da 894mila a 548.358 euro. L’Asl dei Castelli romani dovrà così recuperare 345.876 euro e 202.481 euro andranno nelle casse dell’Asl di Rieti.Il caso venne alla luce proprio alla Roma H dove, nel 2004, S. era approdata dopo aver operato come dirigente nell’azienda del reatino. La 58enne venne assunta come dirigente analista, responsabile dei sistemi informatici e tecnologici, con un contratto della durata di cinque anni, rinnovato nel 2009 per altri cinque. Alla pontina venne così affidato anche il progetto di reingegnerizzazione aziendale. Ma nel 2010 proprio all’Asl Roma H venne qualche dubbio e vennero chieste informazioni su S. all’Università di Palermo, visto che l’allora dirigente nel curriculum aveva specificato di essersi laureata nell’ateneo siciliano nel 1985 in Scienze informatiche, ottenendo una votazione di 104/110. Da Palermo la risposta non tardò ad arrivare: “Non risulta mai immatricolata né tanto meno aver conseguito la laurea”.

L’Azienda sanitaria, sciolto il contratto, denunciò così la 58enne alla Procura di Velletri, un procedimento poi passato al Tribunale di Rieti e ancora in corso, che vede S. imputata per falso e truffa. Nel frattempo, però, a mettersi in moto è stata anche la Corte dei Conti, scoprendo che grazie alla falsa dichiarazione sulla laurea la donna aveva in precedenza lavorato come dirigente anche nella sanità del reatino. Nel 2012 la maxi condanna, ora ridotta in appello. Inutili le spiegazioni fornite da S. sull’inserimento della laurea negli atti dell’Asl “a sua insaputa” e sul particolare che poteva avere gli stessi contratti anche senza essere una dottoressa. La 58enne, tra l’altro, ha insistito anche sul fatto che, con la sua gestione, avrebbe fatto ottenere dei risparmi alle Asl, in particolare rivedendo i rapporti con la società informativa viterbese Isa. E in primo grado, proprio per quanto riguarda gli affari con l’Isa, la pontina è stata condannata dal Tribunale di Viterbo a tre anni di reclusione, accusata di aver intascato mazzette.

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