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5 DICEMBRE 2016. RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Dopo la figuraccia sul rigetto per “irricevibilità” dei ricorsi alla Corte dei Diritti dell’Uomo (CEDU), tentati da alcuni sindacati per l’indennizzo economico a favore dei dipendenti pubblici per gli anni di mancato rinnovo contrattuale, ecco che risvegliarsi il “ruggito del coniglio”.  Si legge, infatti su una rubrica di un sindacato, a firma di un proprio Consigliere Nazionale, che “La Confsal – UNSA (FIALS per la Sanità) ha chiesto di alzare le ore di lavoro settimanale da 36 a 38:incomprensibile proposta”. Sicuramente quel Consigliere Nazionale, evidentemente ignorante in materia di rappresentatività sindacale confonde il sindacato Confsal – UNSA (rappresentativo nel comparto funzioni centrali) con FIALS (rappresentativo nel comparto sanità).
Ma sicuramente, lo ha fatto volutamente, per trarne vantaggio di immagine per la propria sigla sindacale, dopo l’ennesima figuraccia a danno economico degli operatori della sanità con la bocciatura del ricorso alla CEDU, ha voluto fare intendere con il titolone nel suo aberrante articolo che la FIALS é l’organizzazione sindacale della Sanità della Confsal – UNSA.

Nel merito delle dichiarazioni provocatorie, offensive e false da parte di quel Consigliere Nazionale , teniamo a precisare che la FIALS non ha mai proposto né con atti pubblici e né con affermazioni del proprio Segretario Generale, l’innalzamento con il prossimo contratto di lavoro dell’orario di lavoro da 36 ore settimanali a 38 ore settimanali.
Forse quel Consigliere Nazionale non riesce a leggere bene quanto riportato nella rivista “Enti Locali&Pa” del Sole 24 Ore, allegata al proprio articolo con il titolo “Confsal-UNSA:”Alziamo da 36 ore a 38 ore l’orario di lavoro nella Pa”, che evidentemente invece non cita minimamente dichiarazioni della FIALS.

La FIALS, invece, in merito all’orario di lavoro ha da sempre tassativamente esclusa alcuna apertura all’innalzamento da 36 a 38 ore lavorative.

Ha sempre dichiarato, invece, che tale istituto contrattuale, in particolare nel SSN, deve trovare nella contrattazione l’obbligatorietà del rispetto della direttiva su riposi e pause di lavoro con un rapporto decisivo con le dotazioni organiche, contrastando, nel contempo, il fenomeno del demansionamento specie delle professioni sanitarie in particolare quelle infermieristiche.
Serve pervenire ad un investimento nella pubblica Amministrazione, come anche nel SSN, per un turn-over generazionale vero che porterebbe una ventata di competenze, professionalità e fiducia nei servizi da parte dei cittadini e maggiore occupazione viste le necessità dopo il blocco del tur-over di questi ultimi anni.

Farebbe bene, ora, quel Consigliere Nazionale a chiedere immediatamente e pubblicamente scusa alla FIALS per le sue incresciose e false dichiarazioni che evidentemente hanno procurato danno all’immagine, con lo stesso rilievo e pubblicità data alla falsa notizia, per onde evitare il ricorso all’autorità giudiziaria competente per la diffamazione e per il risarcimento del danno  che evidentemente riguarderà anche la testata che ha pubblicato la notizia senza verificarne la veridicità

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