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“Ci sono più risorse sulla sanità e questo è un fatto positivo, pur sapendo che il saldo rispetto al 2015 non è di 90 milioni, ma della metà, se consideriamo anche la manovra estiva. Condividiamo l’esigenza che tale surplus venga utilizzato in via prioritaria per il rafforzamento dei servizi territoriali, che rappresenta fino ad oggi l’obiettivo inattuato della riforma sanitaria del 2014”. È quanto dichiara Orietta Olivo, responsabile sanità e welfare della Cgil Friuli Venezia Giulia, al termine dell’incontro con l’assessore Telesca sulle linee per la gestione del servizio sanitario nel 2017, cui hanno partecipato anche, per la Cgil, i rappresentanti dei sindacati dei pensionati e del pubblico impiego.
Di positivo, per la Cgil, c’è anche la maggiore attenzione al rapporto con cittadini e utenti, alla valorizzazione delle professioni sanitarie e all’obiettivo di ridurre le liste di attesa.

“Inoltre – aggiunge Olivo –, riscontriamo l’avvio di un’inversione di tendenza sul problema degli organici, visto che quest’anno, secondo i dati comunicati dall’assessore, dovrebbe chiudersi con un saldo positivo di 200 unità. Servono, però, dati più precisi sulla ripartizione di questi posti, tra medici, personale infermieristico e Oss, per quantificare meglio il fabbisogno di un compatto che dal 2010 a oggi ha visto scendere di quasi 1.000 unità il personale infermieristico, a causa della mancata copertura del turn over. Così come chiediamo un maggiore impegno sul fronte dei lavoratori precari, visto che solo tre aziende (ospedale di Udine, azienda unica di Trieste e Burlo) hanno avviato percorsi di stabilizzazione, per un totale di soli 40 posti, a fronte di una platea complessiva molto più ampia”. La Cgil giudica poi insufficienti i 7 milioni complessivi, previsti per far fronte agli aumenti legati al futuro rinnovo del contratto nazionale.

Nel corso dell’incontro con l’assessore, è stato toccato anche il tema delle case di riposo, anche alla luce delle recenti polemiche sulla disparità nella ripartizione dei fondi regionali e dei livelli assistenziali tra le diverse aziende territoriali. “Anomalie come queste – commenta Gino Dorigo, della segreteria regionale Spi Cgil – sono legate ai ritardi del percorso di riqualificazione delle strutture, che in questo momento sembra attraversare una fase di stallo. Dentro alle regole che devono guidare la riqualificazione, infatti, ci sono tutti i criteri per rendere più omogenea la gestione di costi, rimborsi, rette e standard di assistenza, evitando sperequazioni e penalizzazioni sia a danno degli utenti e delle aziende sanitarie”.

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