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La Asl di Taranto ha applicato per la prima volta la norma che prevede il licenziamento in tronco senza preavviso di propri dipendenti accusati di particolari reati o gravi inadempienze contrattuali. A farne le spese sono stati due lavoratori, uno dipendente dell’ospedale Marianna Giannuzzi di Manduria e l’altro del presidio di Castellaneta, destinatari entrambi di un provvedimento di «licenziamento senza preavviso» deciso dalla competente commissione disciplinare. La misura, prima nel suo genere nella Asl Jonica, è stata resa possibile applicando il regolamento del «Codice disciplinare per l’applicazione delle sanzioni disciplinari» approvato con deliberazione del direttore generale, Stefano Rossi, il 17 marzo 2015 che si rifà al decreto legislativo 165 2001 sugli obblighi nel pubblico impiego. Nel particolare i due dipendenti rimasti senza lavoro, nessuno dei due del ruolo sanitario, sono accusati, il primo di essersi impossessato di circa quindicimila euro della cassa del Cup di Castellaneta, il secondo di aver ricoperto il ruolo di basista ad una banda di ladri che aveva sottratto denari da alcuni uffici dell’ospedale di Manduria. La norma applicata nei loro confronti è la «reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui».

Accuse di una certa gravità per entrambi, soprattutto per il caso della città Messapica per il quale la Procura della Repubblica di Taranto ha emesso una misura cautelare in carcere nei confronti del presunto basista.

In nessuno dei due casi la magistratura non ha ancora espresso nessun giudizio. Per il dipendente di Manduria le indagini sono ancora in corso. Nonostante ciò, a differenza di quanto accaduto in precedenza nel pubblico impiego e nella stessa Asl dove non sono mancati episodi altrettanto gravi, la giustizia del datore di lavoro è arrivata prima di quella ordinaria.

Il licenziamento senza preavviso applicato ai due dipendenti Asl è una norma che risale al 2001 e non riguarda gli inasprimenti approvati recentemente con il decreto dello scorso mese di giugno sulla disciplina prevista per la «falsa attestazione della presenza in servizio» (false timbrature).

In particolare sono state applicate le norme del codice civile relative al licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo oggettivo secondo le quali, proprio come i dipendenti privati, chi lavora nelle pubbliche amministrazioni può essere licenziato per inadempimento agli obblighi contrattuali.

In caso di licenziamento illegittimo, che si potrà sapere solo quando la giustizia ordinaria avrà terminato il suo corso, la legge riconosce la responsabilità del dirigente pubblico che ha applicato la misura. In tal caso, infatti, l’amministrazione può chiamare il soggetto a rispondere di persona per il danno arrecato al lavoratore licenziato.

I casi per i quali il dipendente pubblico può perdere il posto sono: falsa attestazione della presenza in servizio;
presentazione di falso certificato medico giustificativo di un’assenza;
superamento di 3 giorni (anche non continuativi) di assenza ingiustificata in 2 anni; superamento di 7 giorni (anche non continuativi) di assenza ingiustificata in 10 anni; mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’Amministrazione;
ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’Amministrazione per motivate esigenze di servizio;
presentazione di falsa documentazione o dichiarazione in sede di assunzione o promozione; reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui;
condanna penale definitiva con interdizione perpetua dai pubblici uffici.

SU http://www.lavocedimanduria.it/wp/la-asl-licenzia-tronco-due-dipendenti-manduria-castellaneta.html

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