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Sprechi su sprechi hanno affossato la sanità della Campania. Tra i tanti buchi neri e le voragini contabili c’era, per esempio, l’Asl Napoli 3 Sud, quella che gestisce i distretti sanitari da Castellammare di Stabia fino a Portici e serve oltre un milione di persone, che pagava le fatture due volte. Dalla dirigenza dell’azienda sanitaria arrivavano le autorizzazioni alle liquidazioni per prestazioni che non dovevano essere nemmeno effettuate da centri diagnostici privati. Altre fatture erano generiche e pur sempre passate all’incasso. Un sistema che ha generato in poco più di due anni, un danno da oltre 6 milioni e 300 mila euro. Ieri però la svolta per un’inchiesta partita a settembre, condotta dagli uomini del gruppo «tutela spesa» della Guardia di Finanza di Napoli, coordinati dai pm della Corte dei Conti Ferruccio Capalbo e Francesco Vitiello.

La sezione giurisdizionale dei giudici contabili ha emesso, infatti, un’ordinanza che conferma il sequestro conservativo di oltre 2 milioni e 700 mila euro nei confronti di Salvatore Brancaccio, che dell’Asl Napoli 3 Sud era direttore sanitario del distretto 34, e di Pasquale Esposito, responsabile del centro diagnostico convenzionato «Plinio», che ha incassato soldi su soldi per prestazioni che non dovevano essere rimborsate così come lo sono state.

Il presidente della sezione giurisdizionale, Rossella Cassaneti, ha confermato in toto (eccetto che per il 50 per cento del valore di un immobile di Brancaccio) la misura cautelare di sequestro chiesta dai pm nei confronti delle due persone che risultano «indagate», dopo l’emissione di un invito a dedurre notificato ad entrambi nel settembre del 2016. Questo vuol dire che i loro beni saranno «bloccati» fino a quando non si procederà al giudizio di merito che stabilirà se sono o meno colpevoli del danno arrecato allo Stato e in particolare all’Asl Napoli 3 Sud. «Brancaccio — c’è scritto nel provvedimento — ha dato corso, senza alcun tipo di approfondimento, alla liquidazione di fatture estremamente generiche». Il resoconto dell’operazione che a settembre ha portato agli inviti a dedurre sta tutto nei numeri: sei milioni e trecentomila euro di danni alle casse dello Stato. E poi nei i nomi. In primis Brancaccio che deve rispondere per i danni da rimborso di prestazioni sanitarie non dovute al centro di terapia «Silvia» di Ercolano (danno da 477mila euro) e per un sequestro da 1.350.000 per fatture rimborsate al centro «Plinio» di Portici. Nell’invito a dedurre c’era Maurizio D’Amora, direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud. Il danno allo Stato accertato è di 150mila euro. Felice Maiorana, dirigente del distretto 55 dell’Asl Napoli 3 Sud. Chiara Di Biase, avvocato e direttore del servizio affari legali dell’Asl ai quali i pm della Corte dei Conti contestano un danno di 859mila euro, per i pareri positivi rilasciati al direttore sanitario sul rimborso delle prestazioni. E infine i titolari dei centri finiti nel mirino della Corte dei Conti. Si tratta di Antonio Mancino del centro «Silvia», il quale deve rispondere di un danno da 150mila euro; e Pasquale Esposito del «Plinio» di Portici ed Ercolano che deve rispondere di un danno da 2milioni e 350mila euro, di cui oltre un milione oggetto del decreto di sequestro. La Corte dei Conti ha chiesto ed ottenuto il sequestro conservativo dei beni sono per Esposito e Brancaccio.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_gennaio_19/asl-napoli-3-fatture-pagate-due-volte-corte-conti-blocca-beni-2-milioni-e97aba92-de32-11e6-bfc5-559aa3f08859.shtml

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