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A fronte delle giuste richieste dei dipendenti AIAS che da diversi mesi non percepiscono lo stipendio e dopo i numerosi tentativi messi in atto nei confronti dell’Associazione affinché provvedesse all’adempimento delle richieste dei lavoratori (senza peraltro ottenere alcuna risposta), non vi sarebbero altre vie d’uscita rispetto al ricorso all’articolo 1676 del codice civile. Mentre gli assistiti, infatti, continuano ad essere presi in cura con la consueta professionalità e dedizione, e l’Aias prosegue la sua battaglia legale nelle aule competenti, verso i lavoratori continuano ad esse negati e violati, diritti indiscutibili.

Secondo i vertici dell’Aias, non è possibile pagare gli stipendi ai lavoratori per la mancanza di liquidità e un arretrato molto consistente nei pagamenti delle prestazioni. «Somme che consentirebbero di recuperare tutti gli stipendi arretrati ai dipendenti». La volontà dell’azienda Aias è anche quella di “ripristinare un quadro complessivo di relazioni corrette con la Regione e le Asl”

 

Secondo l’Assessorato Regionale alla Salute “le somme, se dovute, debbono essere pagate”, ma nel frattempo ha invitato le Asl, sulla base di un pronunciamento del Consiglio di Stato, ad applicare l’articolo 1676 del codice civile: cioè a pagare gli stipendi ai lavoratori. «I contenziosi in corso con la Regione non possono essere utilizzati per non pagare gli stipendi e non possono essere i dipendenti a rimetterci. Negli anni, anche a fronte di pagamenti costanti e regolari, mensilità e tredicesime sono saltate immotivatamente».

 

Secondo la Commissione Sanità, necessario acquisire in tempi brevissimi tutti gli elementi conoscitivi necessari,  “per arrivare ad una soluzione concreta nell’interesse dei lavoratori e dei pazienti”.

 

Secondo i giudici, nel merito della causa contro la gestione liquidatoria della Usl di Alghero è al momento negata l’esistenza da parte dell’Aias di titoli di credito per prestazioni effettuate.

 

Secondo il Consiglio di Stato, quanto all’art. 1676 del Codice Civile contestato dai vertici dell’Associazione con un ricorso ai giudici amministrativi, è stabilito che questo “è lecito e utilizzabile a tutela dei lavoratori”.

Secondo il Tar Sardegna, la denuncia penale per ipotizzato abuso d’ufficio prospettato dalla AIAS nel confronti della ASL 8 di Cagliari è così esitata: “la notizia di reato è infondata”

 

Secondo il TAR Sardegna ha rigettato il ricorso amministrativo statuendo la legittimità dell’operato della ASL di Cagliari nell’applicabilità dell’articolo 1676 del cc per pagare i dipendenti AIAS, condannando la stessa e il sindacato UGL al pagamento delle spese processuali.

 

Secondo dall’articolo 1676 del Codice Civile “coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio, possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda”.

 

Secondo le organizzazioni sindacali  i lavoratori, per allargare la platea degli aventi diritto oltre a chi ha proposto ricorso, «possono rivolgersi per avere un sostegno e un aiuto nella procedura di recupero degli stipendi,ai dirigenti della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil. Saranno loro a indirizzarli».

 

Le Asl 5 di Oristano, Asl 7 di Carbonia e Asl 8 di Cagliari da che parte stanno?

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Dispositivo dell’art. 1676 Codice Civile

Coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore (1), hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda (2).

Note

(1) E’ discusso se l’espressione debba essere intesa in senso lato ovvero restrittivo, cioè come riferita ai soli lavoratori subordinati. In ogni caso, tali soggetti agiscono surrogandosi alla posizione del proprio creditore (2900 c.c.).

(2) Il committente, da quando riceve la richiesta dei dipendenti, deve adempiere nei loro confronti e non più nelle mani dell’appaltatore.

Ratio Legis

La norma prevede una particolare tutela per coloro che hanno collaborato con l’appaltatore, concedendo a questi un rimedio diretto verso il committente che non adempia alla propria obbligazione (1655 c.c.). Ciò anche al fine di evitare che il diritto dei collaboratori possa essere pregiudicato dall’inerzia dell’appaltatore stesso.

Commento all’Articolo 1676 del Codice Civile

Azione diretta degli addetti dell’assuntore verso il committente

L’attuale articolo corrisponde, con formulazione leggermente diversa, al 1645 del codice del 1865, con la differenza sostanziale però che mentre l’art. 1645 accordava questa azione ai muratori, fabbri ed altri artefici, l’attuale parla, in genere, di addetti dell’impresa; cosicché mentre il vecchio codice si preoccupava sostanzialmente di coloro che avessero prestato opera manuale, l’attuale sembra che voglia allargare la cerchia delle persone che hanno titolo all’azione diretta fino a comprendervi anche gli impiegati e quelli addetti che non si occupano esclusivamente di quel dato appalto, come sarebbe ad es. un assistente che invigili contemporaneamente diversi cantieri.
Tanto con la vecchia che con la nuova formula rimangono esclusi dall’azione diretta i subappaltatori, i fornitori e gli addetti del subappalto, a meno che per questi ultimi non si voglia concepire un’azione diretta se non verso il committente principale, verso l’appaltatore considerandolo come committente nei confronti del subappaltatore.
Nell’apprezzare i crediti degli addetti qualche difficoltà può sorgere per gli impiegati e gli assistenti, e ciò tenendo conto del fatto che a differenza dell’operaio il quale lavora esclusivamente in quel dato cantiere e per cui si può determinare esattamente l’ammontare del compenso non percepito, per gli impiegati e gli assistenti manca un tale preciso riferimento. Occorrerà quindi lasciare al prudente giudizio del magistrato di merito l’apprezzamento se le circostanze addotte giustificano e l’azione diretta, e la misura del richiesto compenso.

Nell’esecuzione di questa azione gli addetti hanno titolo di preferenza su qualunque altro creditore, né sono tenuti a dividere le somme sequestrate con gli altri creditori; ma è da osservare che questa loro posizione di preferenza non costituisce un privilegio vero e proprio della parola, vale a dire non attribuisce agli operai un diritto reale, tale da assicurare ad essi la prelazione in confronto di legittimi e anteriori cessionari dell’appaltatore.

È da rilevare ancora che l’azione diretta, della quale parliamo, suppone un debito tuttora vivo al momento del suo esercizio: né segue che il diritto di preferenza svanisce quando l’appaltante avesse già pagato all’appaltatore il prezzo convenuto prima dell’esercizio dell’azione da parte degli addetti. Infatti tanto l’art. 1645 del cessato codice quanto quello che stiamo esaminando, dicono che l’azione diretta contro il committente vale fino a concorrenza del debito che questi ha verso l’appaltatore nel momento in cui gli addetti promuovono la loro azione. Ben si intende che non deve esservi collusione fra committente ed appaltatore perché, in tal caso, oltre le sanzioni penali il committente si può trovare esposto al doppio pagamento.

L’azione che stiamo esaminando, non è ostacolata né da sequestri da parte di altri creditori, né dal fallimento dell’appaltatore, e quindi, prima che siano esaurite le relative procedure, ben possono gli addetti svolgere la loro azione ed avere il titolo di preferenza che la legge loro accorda. Essa poi non può essere eseguita, in via di surroga, da altri creditori, come ad esempio da un sovventore di fondi, con i cui mezzi gli operai sarebbero stati pagati, e ciò perché, trattandosi di azione speciale ed eccezionale, l’eccezione non può estendersi oltre i limiti voluti dalla legge.

In conclusione, è da dire che, essendo l’azione diretta un beneficio di legge, l’uso di essa non esclude gli altri mezzi che possono competere agli addetti, i quali possono contemporaneamente agire contro l’appaltatore, anche nelle vie sindacali o presso la magistratura del lavoro, se del caso, e contro il committente. Infine questa azione può essere esercitata sotto forma di sequestro, di citazione diretta a seconda dei casi, non essendovi nel codice alcuna indicazione sul modo come esercitarla.

Cass. n. 10439/2012

La disposizione dell’art. 1676 c.c. – in base alla quale i dipendenti dell’appaltatore hanno azione diretta verso il committente, fino a concorrenza del debito del committente verso l’appaltatore, per conseguire quanto loro dovuto per l’attività prestata nell’esecuzione dell’appalto – si applica anche al subappalto di lavori pubblici, ai sensi dell’art. 141 del d.p.r. n. 554 del 1999, sia perché il subappalto è un vero e proprio contratto di appalto, seppure caratterizzato da derivazione da altro contratto di appalto, sia perché, nell’appalto e nel subappalto, ricorre la stessa esigenza di tutela dei lavoratori, onde preservarli dal rischio di inadempimento del datore di lavoro.

http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-iii/capo-vii/art1676.html

 

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