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A volte ritornano. A volte invitano al dialogo. Altre volte chiamano al “conflitto”. Tra 118 e Case della Salute il ritornello è sempre lo stesso: giù le mani “dall’atto medico”. Se il presidente di OMCEO Bologna riuscisse a spiegare urbi et orbi cosa sia l’atto medico senza imbeccate della D’Incecco, troverebbe la soluzione al problema: nemmeno porsi la domanda su dove la professione infermieristica voglia andare. Come in ogni passaggio culturale, cambiamenti e modificazioni dello status quo e di posizioni di rendita hanno necessità di essere assimilati, producono inquietudini e discussioni tra le parti interessate. Lo capiamo bene, ma non è il momento di cedere.

Questo sta accadendo nelle Professioni Sanitarie, per la Professione Infermieristica, tra la Professione Infermieristica e quella Medica. “Continenti” in continua evoluzione, dove gli “indigeni”, essendo portatori di interessi svariati e non sempre collimanti, manifestano le proprie posizioni, rischiando di non esprimere i contenuti in forma comprensibile, anche per il ricorso a linguaggi differenti. Una babilonia post litteram.

Sgombrare il campo dagli equivoci sui concetti e contesti che gravitano attorno a termini quali atto medico, atto infermieristico e atto sanitario, è il minimo che si possa chiedere e ri-chiedere agli attori della contesa non solo dialettica a livello provinciale e/o regionale, con un chiaro riferimento nazionale tra Federazione Nazionale Collegi Ipasvi e Federazione Nazionale Ordine dei Medici.

Perché? Perché metamorfosi giuridiche prima e professionali poi o normative e istituzionali nello stesso tempo, hanno interessato e accompagnato le professioni sanitarie e in particolare l’infermieristica negli ultimi 20 anni, sotto una serie di “profili” intellettuali, teorici,  sostanziali, senza che la scienza medica stesse al passo, accompagnasse tale ineludibile trasformazione, contribuisse a dipanare la matassa apparentemente inestricabile.

Le competenze degli infermieri sono un dato di fatto. Le competenze degli infermieri non sono appannaggio del nullaosta della compagine medica. Le competenze degli Infermieri sono la risposta ai bisogni del cittadino. Le competenze degli Infermieri non sono “mezzo di scambio” nel back office dei rapporti tra le parti. Le competenze degli Infermieri e il comma 566 sono anche una domanda: chi ha paura del ns. sviluppo professionale?

Un dibattito stucchevole, ad orologeria, che parte dall’Emilia Romagna e dopo aver attraversato Toscana Umbria e Lazio, in Emilia Romagna ritorna.

Un cavallo di Troia costruito nel “lontano” 2013, pronto ad invadere i territori del buon senso:

“Configurandosi, infatti, tali modifiche come una legittimazione ad esercitare, de facto, competenze proprie di altre categorie professionali, le quali dovrebbero essere definite parallelamente de jure, appare appropriato uno specifico percorso legislativo, anche per evitare conflitti di ruoli e di responsabilità che sarebbero inevitabilmente generati dalla conseguente confusione nei rispettivi ambiti.” (Lettera Intersindacale del 20 novembre 2013 indirizzata a: Ministro della Salute, Presidente Conferenza Stato Regioni, Coordinatore Commissione salute delle Regioni, Presidente Comitato di Settore Comparto Sanitario)

Ai dubbi dell’intersindacale non poteva che essere risposto in modo netto dalla past president FNC Ipasvi senatrice Annalisa Silvestro: La professione infermieristica è chiamata ancora una volta a scendere in campo unita contro le pressioni di chi si oppone al riconoscimento del suo ruolo e delle sue competenze.”  “Si reclutino pure improbabili armate; noi continuiamo -senza accettare provocazioni- nel nostro percorso, disponibili ad un confronto serio e costruttivo con tutti, Oss, medici, altre professionisti e rappresentanti dei cittadini, nella ferma convinzione che un infermiere più formato e più qualificato serva ai singoli e alla collettività nazionale e internazionale. Che di un infermiere con aggiornate, innovate e specialistiche competenze si possano giovare tutti e, non da ultime, le strutture sanitarie per sostenere e rilanciare il Sistema salute del Paese. E con questo spirito …noi, unanimemente concordi andiamo avanti!!”

E qui siamo fermi. Non arretriamo. Noi siamo pronti. Noi siamo pronti ai decreti attuativi del comma 566 legge di stabilità 2015. Noi siamo pronti alle indicazioni dell’atto di indirizzo per la struttura del contratto collettivo di lavoro. Noi siamo pronti a riprendere da questo incipit: “unanimemente concordi si va avanti.

La battaglia in Emilia Romagna è stata condotta, e vinta, nettamente da OMCEO Bologna, su questo non si discute. Nonostante che i caduti non avessero manifestato “paura di avere coraggio”, tutt’altro, la resistenza e la strategia posta in essere è stata deludente, i rinforzi non hanno generato un mutamento della scena bellica, e con le scarpe di cartone ci è toccato solo di andare in arretramento.

La diplomazia raggiunge risultati con chi prima di tutto rispetta l’interlocutore, e bene ha fatto il presidente Giurdanella di Ipasvi Bologna  a non presenziare ad una pantomina prima e richiamare poi i convenuti al massimo rispetto che pretende la professione infermieristica sempre, perché questo rispetto è capace di garantirlo agli altri, Omceo in testa.

Mancando tale evidenza (è dell’altro giorno l’attribuzione di “non medici” riferito in senso dispregiativo più che distintivo agli infermieri ed indovinate da parte di chi?), nemmeno Sant’Ilario può fare il miracolo di far trovare soluzioni portando senso di responsabilità in una delle due parti.

Ipasvi Bologna è in simbiosi con migliaia di professionisti afferenti alla comunità infermieristica. Omceo Bologna ha  vinto una battaglia e forse più di una, ma non siamo capitolati.

Basterebbe ad OMCEO Bologna davvero poco per fugare ogni paura su cosa possa fare, dove voglia andare, come debba rispondere al SSN la professione infermieristica nel rispetto delle  ragioni e del  ruolo di Omceo Bologna stessa e del suo Presidente, ma non di meno di quello dei suoi interlocutori di oggi e non solo nelle prossime  settimane.

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