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ORDINI PROFESSIONI INFERMIERISTICHE

VENGO ANCH’IO, NO TU NOSS parte IV

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Dove non arriva l’infermieristica, compensa l’arte medica.

A sostegno di un lavoro in divenire e non facile da parte di Opi del Veneto sulla famigerata formazione complementare dell’OSS, le pacche sulle spalle, un assist, un incoraggiamento, un invito a procedere, non giungono da parte della comunitá professionale ma dalla dirigenza medica.

Su Quotidiano Sanità è pubblicato un contributo che chiude definitivamente le chiacchere da cucinetta di corsia, le lamentele da bar dello sport, gli insulti da dopolavoro ferroviario.

Prestazioni di cura e assistenza sono lecitamente e da più fonti attribuite da anni a caregivers, e non si capisce il motivo per il quale non potrebbero essere supervisionate dal responsabile del processo di nursing che individua OSS per l’erogazione di quanto possibile a seconda della formazione posseduta dall’operatore di supporto e dalla capacità di assumersi responsabilità da parte dell’infermiere.

Ambiti del tutto leciti anche se somministrati al di fuori del DM 739/94:

Gestione della nutrizione enterale domiciliare

Aspirazione tracheobronchiale a domicilio

Uso dell’ossigeno

Somministrazione di farmaci nei contesti educativi scolastici

Somministrazione di insulina in orario scolastico da parte di personale scolastico.

Somministrazione dei farmaci nei contesti territoriali.

Gestione della somministrazione di farmaci nei centri diurni per minori disabili.

Come non si possa comprendere, se non proprio accettare, che sono le realtà territoriali e i bisogni dei cittadini che danno l’indirizzo politico alle istituzioni in materia di socio sanitario piuttosto che i tribunali del popolo le sentenze su cosa debbano fare o non fare gli Opi come istituzione, resta un mistero.

Se alzassero meno il gomito, i leoni da tastiera più del dito potrebbero scorgere la luna. Ma forse è chiedere troppo.

Punto.