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Uccide la sua terapista con 10 coltellate, assolto: è incapace di intendere e volere

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Uccide la sua terapista con 10 coltellate, assolto: è incapace di intendere e volere

L’omicidio avvenne in una struttura protetta di Iseo, nel Bresciano, nella quale il 54enne era in cura per i suoi problemi psichici

Ha ucciso la sua terapista con 10 coltellate ma è stato assolto. Secondo il gup del tribunale di Brescia, Alessandra Di Fazio, Abderrhaim El Mouckhtari, marocchino di 54 anni, al momento dell’omicidio di Nadia Pulvirenti, 25 anni, era incapace di intendere e di volere.

Il delitto

Il delitto si è consumato lo scorso febbraio nella struttura protetta ‘Clarabella’, vicino a Iseo (Brescia), dove la ragazza lavorava da due anni come terapista delle riabilitazione psichiatrica. El Mouckhtari viveva da anni in Italia con un regolare permesso di soggiorno. Soffriva da tempo di turbe psichiatriche ma non sembrava dimostrare particolare aggressività e violenza e anzi pareva che stesse proseguendo senza eccessivi problemi nel suo percorso di recupero. Da almeno cinque anni viveva con un altro paziente in un appartamento di cosiddetta “residenzialità leggera”, una modalità di cura che prevede la vita in comunità, così come è la struttura Clarabella: una cooperativa sociale di inserimento lavorativo, immersa nel verde tra il Lago d’Iseo e la Franciacorta, nata nel 2002 e che accoglie persone con disabilità psichica e fisica che lavorano nell’agricoltura biologica.

L’arresto

Ma quel tragico 24 febbraio qualcosa è scattato nella sua mente dell’uomo che ha afferrato un coltello da cucina e ha colpito ripetutamente alle gambe e all’addome la sua terapista per la riabilitazione psichiatrica. La donna ha tentato disperatamente di difendersi proteggendosi con le mani, gridando a squarciagola per attirare l’attenzione, ma contro la furia omicida dell’uomo non c’è stato nulla da fare. Mentre il personale della struttura soccorreva la giovane terapista, Abderrhaim El Mouckhtari neha  approfittato per fuggire a piedi nei campi. Venne fermato poco dopo dai carabinieri, in stato confusionale, con i vestiti ancora sporchi di sangue.

 Andrà in una Rems

Portato in caserma e interrogato dagli inquirenti, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Durante il processo le perizie hanno confermato le sue condizioni di alterazione mentale. Tanto che nel suo primo interrogatorio, ha chiesto della sua educatrice Nadia per poterle porgere le sue scuse. Abderrhaim El Mouckhtari andrà ora in una Rems – le strutture che hanno sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari – per la durata di dieci anni poiché, per lo stesso giudice, si tratta comunque di una persona socialmente pericolosa.

L’inchiesta parallela

Ma c’è un’altra inchiesta aperta su questo caso. I genitori della ragazza, infatti, aspettano di sapere quale sarà il verdetto, rivolto ai responsabili della cooperativa Diogene, cui sono affidati i servizi all’interno della Cascina Clarabella. A seguito dell’omicidio, dieci persone erano state indagate per omicidio doloso. Secondo l’accusa, infatti, il delitto si sarebbe potuto evitare, se fossero state adottate le misure di sicurezza adeguate: è questa l’ipotesi al vaglio del sostituto procuratore Enrica Battaglia, che ha avviato il secondo filone d’inchiesta.

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