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Approfondimenti

TERAPIA IN CORSO, NON DISTURBARE

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«Terapia in corso, non disturbare» presto ci sarà questa scritta sul camice di certi infermieri del Veneto. Preparare la terapia è una attività delicata, richiede concentrazione e non si dovrebbe essere interrotti di continuo da qualcuno che ti chiede qualcosa, la prima che gli viene in mente qualche volta. Ed è proprio l’infermiere che sta preparando la terapia il più esposto alle domande dei parenti o di chi assiste gli ammalati. Gli altri quelli che intanto stanno nelle camere di degenza sono più «protetti». Ma il problema delle interruzioni continue si risolve con le scritte sul camice?

A me non pare e poi dipende molto dal perché qualcuno ti «disturba». Se uno lo fa per dire che il marito o la moglie non ha riposato bene o che aspetta la colazione se ne può parlare anche dopo ma se ti interrompono perché un ammalato ha convulsioni o sta sanguinando o è caduto forse è il caso di lasciar perdere per un momento la terapia e andare a vedere cosa succede. E poi gli infermieri non vengono interrotti nel loro lavoro solo dagli ammalati o dai parenti ma anche dai colleghi e questo capita anche più spesso. E allora la scritta sulle spalle vale anche per loro? E a cosa serve non farsi interrompere dai parenti se poi lo fanno tutti gli altri? E ancora, visto che l’esperimento di Conegliano e Vittorio Veneto lo si vorrebbe estendere, qualcuno ha pensato ai costi? E ai problemi con la lavanderia? E alle infezioni? Tutte cose invece di cui si è occupata la letteratura internazionale, specialmente quella inglese, in più di un’occasione.

Il lavoro più completo è pubblicato sul British Medical Journal del 2014, e dimostra come questi tipi di interventi contribuiscono a ridurre le interruzioni ma solo un po’; se questo poi si traduca davvero in una riduzione degli errori nel somministrare i farmaci, è tutto da dimostrare. E allora? Forse più che «non disturbare» che fra l’altro dà un messaggio negativo (ammalati e parenti non disturbano, tutt’altro) si dovrebbe pensare a riorganizzare l’attività in modo che chi prepara e distribuisce la terapia non sia proprio lui il primo che incontra chi ha bisogno di attenzione. Insomma garbo e buon senso forse fanno meglio della casacca rossa. È questo di cui c’è soprattutto bisogno negli Ospedali.

http://www.corriere.it/salute/17_giugno_16/non-disturbare-messaggio-sbagliato-casacca-a1190530-5207-11e7-bf53-660c452c585b.shtml