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Puglia

SVOLTA PER LA SANITA’ PUGLIESE:TRASFERIMENTI LIBERI PURE PER LE CLINICHE PRIVATE

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BARI – Le procedure per le autorizzazioni alle strutture sanitarie private verranno modificate per renderle più omogenee, e per eliminare norme che – emanate sulla scorta delle emergenze, anche giudiziarie – quasi sempre sono state demolite in ospedale. Ma con il disegno di legge approvato ieri in commissione Sanità con il voto favorevole anche delle opposizioni, la Regione fa cadere un vincolo che ha finora consentito di mantenere l’ordine nel settore: gli accreditamenti (le «concessioni» per lavorare nel sistema sanitario pubblico, con un tetto di spesa) saranno trasferibili liberamente, anche oltre il limite finora esistente del distretto sanitario contiguo.
È una norma che, già introdotta in altre parti d’Italia, darà sicuramente il via al Risiko delle cliniche private, soprattutto se – come accade altrove – qualcuno tenterà di trasferire rami di impresa contenenti un singolo reparto accreditato: un operatore potrà dunque spostare da Lecce a Foggia la cardiologia, e da Foggia a Bari l’ortopedia. Diventano liberamente trasferibili – ma nei fatti già lo erano – anche le semplici autorizzazioni di esercizio, che però decadranno in caso di condanna degli amministratori per reati gravi, compresa la corruzione e la truffa, ma anche per reati colposi connessi all’esercizio dell’attività.
Le altre novità riguardano l’obbligo di autorizzazione anche per gli studi odontoiatrici, e la norma per controllare il settore delle analisi. L’apertura dei punti prelievo sarà infatti consentita soltanto nelle zone in cui non sono presenti laboratori autorizzati nel raggio di 4 km: serve a evitare la concorrenza selvaggia che spesso sfugge alle regole.
Altra novità, imposta dalle norme nazionali, è che la verifica dei requisiti di accreditamento viene sottratta alle Asl (se ne occupavano i singoli dipartimenti di prevenzione, fuori dal rispettivo territorio di competenza) e torna in capo alla Regione. Gli stessi uffici regionali (non più il presidente) diventano titolari del potere di verifica, finora quasi mai attivato: dovrebbero partire controlli sul territorio per controllare ciò che accade nel settore.
L’unanimità in Commissione sembrerebbe indicare che la politica considera questa legge uno strumento tecnico, senza considerare le enormi implicazioni pratiche per il settore della sanità privata. E soprattutto senza considerare che Vendola ha provato invano, per anni, a preparare una legge analoga ma ha trovato ostacoli insormontabili in Consiglio. Lo stesso presidente Michele Emiliano, ieri, ha parlato di «un passo importante» e ha valorizzato «il metodo della condivisione»: il disegno di legge è nato in giunta ma è poi stato istruito da una sottocommissione del Consiglio che ha assemblato gli emendamenti. «Le politiche per la salute – argomenta Marco Lacarra del Pd – passano anche da questi provvedimenti strategici, che delineano la nostra politica sanitaria e garantiscono pari accesso alle cure per tutti i cittadini». «Dopo mesi di confronti e discussioni – dice Giannicola De Leonardis di Ap – arriviamo a scrivere una bella pagina di politica». I grillini, con Mario Conca e Marco Galante, si riservano di presentare altri emendamenti «dopo un esame compiuto del testo», ma apprezzano anche loro il metodo: «Alcuni nostri emendamenti sono stati assorbiti da quelli presentati da altre forze politiche e quindi firmati congiuntamente, altri sono stati respinti e valuteremo se ripresentarli in aula».[m.s.]

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