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Opinioni del lettore

SULL’IMMAGINE SOCIALE DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA

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Riceviamo e pubblichiamo.

«Paziente violentata». Infermiere nei guai. Chiuse le indagini

Spett.le redazione, con un giro sulla rassegna stampa nazionale web c’è quasi un infermiere accusato di violenza a settimana.

Assurdo.

Come può migliorare mai l’immagine della professione?

Prendiamo lauree, master scriviamo, articoli, ecc. e poi il collega legge il giornale con la porta aperta nell’orario di visita parenti e il medico furbamente se lo legge con la porta chiusa.

È solo un esempio … ne potremo fare centinaia per descrivere che lo stile di porsi è diverso.

Serve un forte monito alla professione, una campagna forte che miri a sottolineare la figura dell’infermiere professionista traslocato nell’area delle professioni intellettuali in cui bisogna avere criteri molto selettivi per esercitarla come hanno fatto nelle forze dell’ordine.

Polizia, Carabinieri, Gdf anni fa arruolavano chiunque (con molto rispetto per tutti, vedi barzellette, che oggi sono finite, anzi, gli fanno le fiction e vengono elogiati come eroi),
ma loro hanno acquisto più prestigio di noi selezionando meticolosamente le COMPETENZE e le caratteristiche per poter essere pubblico ufficiale acquisendo uno status sociale superiore, sottolineo: senza lauree.

Loro hanno adottato il metodo “poliziotto, carabiniere, gdf” non per tutti ma solo chi lo può fare.

Adesso anche i vigili del fuoco, senza lauree, stanno conquistando prestigio, rispetto e status sociale superiore dimostrando le COMPETENZE.

Non tutti possono fare l’Infermiere, non tutti possono essere in grado di farlo, non ci credo.

Se tutti possono farlo … allora è una “passeggiata”, un professione come un’altra fare l’infermiere.

Bisogna fare passare il messaggio che l’infermiere è professione di “lusso”, nobile, di prestigio, ovviamente senza passare per snob o presuntuosi.

Quello che promuipr la FNOPI è di buon auspicio, ma se conseguiamo blsd, lauree specialistiche, master e tremila corsi sull’urgenza, salviamo le vite umane e poi PASSIAMO INOSSERVATI … il problema di comunicazione è forte.

Quello che si tocca con mano  è che le altre professioni sono riusciti nella comunicazione.

l’INFERMIERE non solo è rimasto fermo, mi permetta, ma sta anche indietreggiando.

È sotto gli occhi di tutti che la nostra professione non è apprezzata. Non è una polemica. Facciamo un break, rivediamoci, anziché esternare sui social, incontriamoci, promuoviamo incontri che dal nazionale giungano sui territori, nelle province e poi “lavoriamoci”.

Grazie per avermi letto.

C.C., regione Sicilia

 

Gentile collega, in termini di immagine e comunicazione la FNOPI e gli OPI provinciali sono impegnati a promuovere, tutelare, proporre modelli comportamentali aderenti al contesto nel quale 440.000 mila infermieri e infermiere e qualche gramigna vivono e si muovono.

La gramigna non si estirpa solo con forti e continue campagne comunicative e d’azione.

Potrebbe contribuire all’obiettivo anche  non difendere sindacalmente l’indifendibile.

Che la professione infermieristica non sia esercizio intellettuale per tutti, è nelle cose, e i primi a doverlo evidenziare dovrebbero essere proprio gli stake holders. Che poi ci siano difficoltà a farlo comprendere potrebbe essere.

La prospettiva é positiva, non si deve cedere di un metro ovunque possibile agire, come in questo spazio dedicato agli attori del comparto sanità.

Quanto ai supposti casi settimanali di violenza a danno di assistiti, anche questa affermazione rientrerebbe tra i casi di una informazione più dannosa che utile quando priva di riscontri inequivocabili. (Ndr)