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Parere degli esperti

SULL’ESERCIZIO DEL POTERE DISCIPLINARE ORDINISTICO E SULL’ART. 52

CROCE

Per alcuni, la non pertinenza dell’art. 52 del Codice Deontologico Infermieristico 2019 è palese. Per noi, è di una lungimiranza inestimabile. Una cosa è commentare, altro utilizzarlo a pretesto tanto per. A sostegno della nostra tesi, condividiamo un parere autorevole dell’ex magistrato Sergio Fucci, non l’ultimo arrivato, che ringraziamo.  (Ndr)

Riceviamo e pubblichiamo.

Breve nota sull’esercizio del potere disciplinare nei confronti dei sanitari alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 259/2019, depositata il 04.12.2019, che ha annullato per illegittimità la sanzione della radiazione irrogata dall’Ordine dei Medici di Bologna al dr. Venturi

La Regione Emilia-Romagna ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio  dei ministri, in relazione all’atto conclusivo dell’udienza disciplinare del 30 novembre
2018,consistente nella sanzione disciplinare della radiazione dall’albo dei medici, adottata dalla
Commissione disciplinare medica dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di
Bologna, nei confronti del dott. Sergio Venturi, all’epoca dei fatti assessore alle politiche per la
salute della Regione medesima, nonché all’inerzia del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro della salute, ai quali la Regione ha rivolto un atto di significazione e sollecitazione in data
27 dicembre 2018.

L’oggetto del giudizio costituzionale era diretto ad accertare se spettasse allo Stato – e, per esso,
all’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Bologna – adottare il suddetto provvedimento
disciplinare: Gli Ordini, infatti, sono enti che esercitano funzioni pubbliche imputabili all’apparato
statale in quanto esercitano per legge compiti diretti alla tutela di un interesse pubblico unitario.

Fra tali funzioni, a tutela di interessi generali della collettività, vi è quello di vigilare sugli iscritti agli
albi, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività professionale, compresa quella societaria,
irrogando sanzioni disciplinari.

La Corte sottolinea che ciascun Ordine è chiamato a promuovere e assicurare “l’indipendenza,
l’autonomia e la responsabilità delle professioni e dell’esercizio professionale, la qualità tecnico-
professionale, la valorizzazione della funzione sociale, la salvaguardia dei diritti umani e dei princìpi
etici dell’esercizio professionale indicati nei rispettivi codici deontologici, al fine di garantire la
tutela della salute individuale e collettiva”.

Il potere disciplinare può dunque essere legittimamente esercitato solo “tenendo conto degli obblighi
a carico degli iscritti, derivanti dalla normativa nazionale e regionale vigente e dalle disposizioni
contenute nei contratti e nelle convenzioni nazionali di lavoro”, nonché, “secondo una graduazione
correlata alla volontarietà della condotta, alla gravità e alla reiterazione dell’illecito”.

L’art. 1 del Codice deontologico dei medici nella versione vigente, nel suo secondo comma “impegna
il medico nella tutela della salute individuale e collettiva vigilando sulla dignità, sul decoro,
sull’indipendenza e sulla qualità della professione”, mentre nel terzo comma, afferma che “il Codice
regola anche i comportamenti assunti al di fuori dell’esercizio professionale quando ritenuti
rilevanti e incidenti sul decoro della professione”.

Il potere disciplinare, in sostanza, è diretto a colpire non solo comportamenti dissonanti rispetto a un
corretto svolgimento dell’attività professionale, ma anche i «comportamenti assunti al di fuori
dell’esercizio professionale quando ritenuti rilevanti e incidenti sul decoro della professione”.
Questa ultima previsione è certamente generica, ma questa genericità secondo la sentenza n.
2815/2002 della Corte di Cassazione (richiamata dalla Corte Costituzionale in questa decisione
relativa al caso Venturi) non impedisce, tuttavia, di identificare comportamenti del medico, tenuti
nella vita privata, lesivi della sua reputazione, oltre che idonei a compromettere l’immagine (cioè il
«decoro») della categoria professionale o comunque tali da giustificare in generale un biasimo, perché
non rispettosi dei doveri di lealtà verso gli altri iscritti.

Secondo i giudici della Corte Costituzionale, da quanto precede emerge che, nel caso in esame,
l’Ordine dei medici ha agito in carenza di potere, poiché ha sottoposto a procedimento
disciplinare e sanzionato un proprio iscritto per atti che non rientrano fra quelli sottoposti al
potere sanzionatorio dell’Ordine in quanto compiuti da quest’ultimo non nell’esercizio della
professione di medico, ma nell’esercizio di una funzione pubblica.

La sentenza della Corte Costituzionale oggetto di questo breve commento avvalora
autorevolmente la scelta operata dal nuovo Codice Deontologico delle Professioni
Infermieristiche del 2019 laddove all’art. 52 ha stabilito che “L’Ordine Professionale non
interviene nei confronti dell’Infermiere impegnato in incarichi politico istituzionali nell’esercizio
delle relative funzioni”.

Il nuovo Codice degli infermieri, inoltre, all’art. 49 giustamente sottolinea la natura
“vincolante” delle relative norme, ricordando che “la loro inosservanza è sanzionata dall’Ordine
professionale tenendo conto della volontarietà della condotta, della gravità e della eventuale
reiterazione della stessa, in contrasto con il decoro e la dignità professionale”, fermo restando che
in base al successivo art. 53 “ogni altro comportamento che violi il decoro e la dignità
professionale è sanzionabile dall’Ordine”.

Concludendo questo breve scritto, ritengo opportuno sottolineare quanto sia importante che il
procedimento disciplinare si svolga nel rispetto delle norme che lo regolano, in modo indipendente e
senza conflitti di interesse al fine di tutelare l’interesse pubblico che ne giustifica l’esercizio.

Altrimenti sussiste il rischio di dovere essere chiamati a rispondere di un uso non legittimo del potere
disciplinare davanti all’Autorità competente a seconda della concreta a fattispecie di illecito
configurabile.

Milano, 15 dicembre 2019

Dr. Sergio Fucci