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Editoriali

SOLE ALTO, ALTISSIMO A SIRACUSA

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Premessa: con tutte le cautele, gli approfondimenti e le libertà del caso. 

La carta deontologica infermieristica non si discute, si osserva.

E chi deve è tenuto a farla applicare sempre, anzi più è alto e critico il livello del contesto incriminato, più risoluti è necessario essere, senza guardare in faccia nessuno.

Io infermiere non distinguo tra razza genere opinioni sesso stato sociale: assisto chiunque allo stesso modo.

Io infermiere non somministro senza prescrizione medica.

Io infermiere condivido con l’avente causa cosa sto per somministrare come e perché.

Io infermiere mi astengo da qualsiasi prevaricazione.

Io infermiere di fronte a dilemmi etici, mi fermo 10 minuti e cerco il confronto.

Io infermiere distinguo la sfera professioniale dalla pratica partitica.

Io infermiere non sono nella disponibilità della politica, non mi presto a nessuna strumentalizzazione del ruolo e del profilo.

Io infermiere sono infatti un cittadino che risponde al cittadino prima che al potente di turno.

Io infermiere oggi ho il diritto di indignarmi, di attendere le opportune verifiche sull’effettivo svolgimento dei fatti e sui titoli professionali dei citati, di apprenderne gli esiti e gli atti conseguenti.

Al di là dell’enfasi del racconto della protagonista, il momento richiede massima attenzione e prudenza. La deriva è un attimo imboccarla e subirla.

Ma io infermiere non me lo posso permettere.

E se devo fare politica vado in sezione, non al lavoro.

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