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Editoriali

SENTENZA PORDENONE TRA IPOCRITI, VENDITORI DI FUMO E SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE

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Dalla Sentenza di Pordenone su quale “centro di costo” imputare il rimborso della quota annua di iscrizione all’Ordine Professionale, si sono spesi fiumi di parole non sempre coerenti, si sono ciclostilati i volantini più disparati e creativi, si è fatta fuorviante informazione.

Ipocriti da una parte e delatori dell’Ordinistica dall’altra, si sono confrontati su un terreno scivoloso per percorrere il quale erano e sono male attrezzati. Quanto meno gli anfibi “d’ordinanza” sarebbe consigliato indossarli.

Un serio approfondimento della sentenza Tribunale del Lavoro Pordenone n. 116/2019, avrebbe infatti evitato il succedersi di “consigli per gli acquisti” privi di fondamento sugli esiti e sulle prospettive della sentenza stessa. Nel merito di cosa fare come per la corresponsione della quota di iscrizione all’Albo e dell’eventuale rimborso degli anni precedenti, condividiamo in via del tutto consultiva e di indirizzo generale che AUTONOMAMENTE e SENZA ALCUN AUTOMATISMO per le aziende di appartenenza, SENZA coinvolgimento ed alcun ruolo dell’Ordine nè diretto e men che meno indiretto, nel merito dell’iscrizione all’Albo e della corresponsione delle quote previste l’Ordine continuerá ad intrattenere rapporti ESCLUSIVAMENTE e correttamente con i propri iscritti e viceversa, che non vi è nessuna urgenza di inoltrare gli uffici protocollo aziendali di richieste quietanzate che resterebbero lettera morta e spreco di denaro per il breve periodo.

Le note disposta dagli uffici legali di  Ordini  Provinciali rispondono all’esigenza di chiarezza e fornire un punto di riferimento AUTOREVOLE, nel mezzo della disinformazione e della strumentalizzazione in atto da più parti associative e spesso in contrapposizione le une con le altre, più interessate al primato di una sulle altre in quanto a “paternitá” degli esiti della sentenza.

Premesso che la sentenza di Pordenone: a) non è vincolante nemmeno per la Asl di Pordenone che infatti puô resistere in giudizio pur in lite temeraria; b) non è automaticamente applicabile in tutto il territorio nazionale; c) impegnerebbe subito l’iscritto interessato ad un esborso di euro 32,00 in marche da bollo per l’istanza di richiesta quietanza quote corrisposte e per il rilascio certificazione di quanto effettivamente corrisposto negli anni; d) è opportuno attendere di essere consolidata attraverso altri pronunciamenti; e) nessuna garanzia puô discernere da una richiesta di rimborso all’azienda;

non si può  che convenire che un atto amministrativo utile e non impegnativo per l’iscritto sia la presentazione di una istanza di interruzione prescrittiva del credito eventualmente maturato.

Non si puô lasciare alla strumentalizzazione extraprofessionale la gestione del contesto che deriva dall’interpretazione della sentenza di Pordenone, e bene agiscono gli Ordini che governano il momento mettendo a disposizione degli iscritti i loro uffici legali per giungere ad affrontare con più calma ed elementi il cosa fare come.

Ecco comunque i 4 punti del pronunciamento del Giudice di Pordenone e sui quali ipocriti, venditori di fumo e spacciatori di specchietti per le allodole tacciono ed glissano: