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Aziende Sanitarie

SAN CARLO POTENZA: – 74 INFERMIERI, – 50 OSS

CROCE

Il rischio paralisi è reale. Alcuni reparti dell’ospedale San Carlo del capoluogo lucano avrebbero deciso di sospendere i ricoveri. Il motivo? Mancanza di personale. In un contesto di organico già sottodimensionato rispetto alle esigenze operative, il più grande ospedale lucano si ritrova a fare a meno di 74 infermieri e di una cinquantina di Oss a partire dal 6 dicembre. Tutti avevano un contratto a tempo determinato che scadeva il 31 dicembre, ma l’assenza di fondi che la Regione avrebbe dovuto girare al San Carlo ha determinato l’anticipo sulla chiusura del rapporto di lavoro, con le lettere di «benservito» già recapitate agli interessati.

 

Inevitabile il surplus di carichi di lavoro per gli operatori sanitari «superstiti» in un ambito in cui già tutti i precari assunti non riuscivano a coprire le carenze di personale. Figuriamoci ora. I sindacati (come abbiamo riportato nell’edizione di ieri del nostro giornale) sono in fibrillazione: Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Fsi chiedono al presidente Vito Bardi e all’assessore regionale alla Sanità Rocco Leone di onorare l’impegno, preso non più tardi di un mese fa, di prevedere le risorse necessarie per consentire agli infermieri che non hanno superato i 36 mesi di lavoro di proseguire l’attività fino al tetto previsto dalla legge Madia. Per chi ha lavorato oltre i 36 mesi, invece, non c’è altra strada che aspettare le decisioni del governo centrale: fino al 31 dicembre 2017 la normativa, infatti, ha consentito la stabilizzazione dei lavoratori con 36 mesi di contratto negli ultimi otto anni. Traguardo che sarebbe possibile anche quest’anno solo se Roma spostasse le lancette della legge Madia al 31 dicembre 2019.

Questa divergenza temporale ha, di fatto, creato discriminazioni all’interno della platea degli infermieri: alcuni precari del San Carlo sono riusciti a raggiungere la stabilizzazione, mentre i colleghi finiti nel «tritacarne» di questi giorni, pur avendo lo stesso requisito dei 36 mesi di lavoro, si sono visti mettere alla porta.
Il San Carlo, nel corso degli anni, si è affidato alla platea di infermieri e Oss precari per tamponare, come dicevamo, le carenze di organico. In realtà, il ricorso a contratti a tempo determinato dovrebbe esserci solo per situazioni limitate (come ad esempio per la sostituzione di gravidanze), ma alla fine risulta la misura di assunzione più utilizzata. In questa scelta incidono i costi correlati a un concorso pubblico, l’elevato turn over di infermieri e, come evidenziato dai sindacati di categoria, i pensionamenti attraverso la cosiddetta «quota 100».

La situazione è esplosiva. I carichi di lavoro, già di per sé pesanti, diventeranno insopportabili e tutti i reparti, se non ci saranno interventi a breve, andranno in tilt. I primi segnali vanno proprio in questa direzione. Di qui l’appello delle organizzazioni sindacali di categoria, che hanno proclamato lo stato di agitazione, a ritirare le lettere di licenziamento già inviate. Sul tavolo del Prefetto porteranno una proposta: far continuare il lavoro degli infermieri anche a tutto dicembre, pagandoli però nel 2020 senza così incidere sul bilancio di quest’anno, per il quale sarebbe stata necessaria una variazione. In questo modo non si interromperebbe un pubblico servizio.

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/potenza/1189341/infermieri-licenziati-al-san-carlo-di-potenza-reparti-svuotati.html