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SALA MEDICI E GUARDIOLA INFERMIERI: QUANDO LA GERARCHIA E’ UN RETAGGIO CULTURALE

sala guardiola

I retaggi culturali esistono e resistono. Nella mente prima e nei fatti poi.

Sala Medici e Guardiola Infermieri rende bene il concetto delle distanze che si vogliono mantenere, delle posizioni che si vogliono difendere, dell’esercizio del potere funzionale sul personale subordinato, del controllo intellettuale su tutto quanto ruota intorno all’apparato. Perchè di questo di tratta: di apparato politico.

Residuo di linguaggio militare e nemmeno del più equipaggiato (divisioni, camerate, reparti, corsie, guardiole, disciplina, ordini di servizio, gerarchie), la misera distinzione di sala per i laureati medici e guardiola per i laureati infermieri attesta senza possibilità di errore alcuno che la limitazione del ruolo professionale dei secondi passa per l’amplificazione di ciò che si vuole essi siano: un gradino inferiore e comunque marginale all’interno della più vasta organizzazione del lavoro.

Sala medici presuppone, non detto, che prima di entrare si bussa, che prima di utilizzare una linea internet si chiede, prima di fare una fotocopia è d’obbligo l’autorizzazione, prima di consultare una rivista scientifica occorre acquistarsela in proprio.

Nella popolare Guardiola Infermieri entrano ed escono tutti, entra ed esce di tutto. Tra l’indifferenza e/o l’inettitudine generale di molti. 

Prima e/o parallelamente  ai contratti collettivi ed integrativi, è nel riconoscimento reciproco tra professionisti che occorre attivarsi.

E fermo restando nel 2018 Sala Medici e Guardiola Infermieri, il processo di valorizzazione e valutazione delle competenze è svuotato sin d’ora di significato e sarà l’obsoleto primario (altra voce di indubbia derivazione militare) ad apporre il “visto si progredisca di fascia”.

Alla faccia della classificazione del personale e della commissione paritetica art. 12.