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Editoriali

REPETITA IUVANT

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C’è un filo nemmeno tanto sottile che lega una linea editoriale e sociale con la prassi nell’agire quotidiano: il rispetto.

Il rispetto che si deve al ruolo del prossimo e dell’interlocutore del momento e/o di riferimento, sia esso un uomo, una donna, un politico, un cittadino, un collega infermiere, il suo presidente provinciale, la sua presidente nazionale.

Insulti e dileggi, nemmeno tanto velati, camuffati dall’esile leggerezza di un preteso diritto di satira che si rifugia in quella sorta di jungla social o travestita da abbocatura di diritti improvvisati, dove l’impunità diventa routine, e contro le quali derive non si possono che mantenere distanze di sicurezza.

Non ci faremo intimidire da nessuno. La diversità di lettura, opinione, azione è sempre un valore se spesa con autorevolezza.

Quando si scade nello sproloquio, nella diffamazione, nell’ingiuria, nella calunnia, nello scambiare il fine con lo strumento, non ci sono alternative a difendere le proprie prerogative istituzionali e le libertà  costituzionali.

Il giudice terzo chiamato a dipanare la matassa é una conseguenza, il male minore.

Perché quando si insiste nel pessimo esempio, deve potersi materializzare che dietro la lavagna ci si verrà mandati per essere rieducati al rispetto mancato, pur nell’esercizio del diritto di espressione che non si è saputo cogliere dal banco dove si era seduti per seguire la lezione.