chiudi

Regioni

Regioni

SI STABILIZZANO I PRECARI ANCHE IN EMILIA ROMAGNA

Balance

E’ una “buona notizia per il lavoro a Piacenza” l’accordo regionale firmato da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl sulle stabilizzazioni in sanità in Emilia-Romagna. Saranno oltre 800, in totale, i lavoratori che vedranno il loro clima sul lavoro passare dal “variabile” a “stabile”. Stefania Pisaroni (Fp Cgil), Claudia Civetta (Cisl Fp) e Gianmaria Pighi (Uil Fpl) esprimono “grande soddisfazione” per il risultato raggiunto. L’accordo è stato firmato oggi, giovedì 28 dicembre, in Regione.

«Questa operazione – sottolineano Pisaroni, Civetta e Pighi – darà modo anche all’azienda Ausl di Piacenza di dare stabilità al personale che ha maturato competenze ed esperienza all’interno del servizio valorizzandolo ed evitando in questo modo di disperdere un patrimonio di conoscenze e di investimenti che sono stati effettuati in questi anni per formare tale personale.

continua
Sardegna

BERLICCHE, IN ATTESA DELL’APPROVAZIONE RETE OSPEDALIERA SARDA DA PARTE DEL GOVERNO…

lettere-di-berlicche-882×1024

Lettera di Berlicche a Malacoda, in attesa dell’approvazione della nuova rete ospedaliera della Regione Sardegna da parte del Governo.

Caro Malacoda,

ci siamo distratti un attimo e la rete ospedaliera è stata approvata. Il provvedimento è stato faticosamente approvato dal Consiglio Regionale dopo un dibattito durato anni, che ha portato alla luce tutti i campanilismi più assurdi sostenuti dai vari stakeholder locali.

Nel documento sardo ci sono numerose dissonanze, tra quanto previsto dalle norme nazionali e quanto preteso dalle norme locali.

Tra gli aspetti più rilevanti, vi è la Classificazione ospedali. Oltre a quelle previste dal Decreto Ministeriale, il documento sardo aggiunge alcune bislacche classificazioni non previste in origine, tipo “I livello rinforzato” oppure “ospedale di base con servizi di I livello”, “ospedale di zona disagiata “ o il presidio “nodo della rete ospedaliera regionale” o almeno, in diversi casi, non è chiara l’attribuzione di funzioni e di attività a strutture che non rivestono carattere di ospedali di base o di I° o II° livello.

continua
Regioni

PERCORSO FORMATIVO PER OSS TRA SCUOLE E ASL REGIONE TOSCANA

diploma-tecnico-servizi-socio-sanitari-ravenna-scuola-privata-leon-battista-alberti-scuolaleonbattistaalberti

FIRENZE – Una convenzione tra gli Istituti scolastici e le aziende sanitarie toscane per l’avvio sperimentale di un percorso formativo aggiuntivo che permetta nell’ultimo triennio del percorso per “Tecnico dei Servizi socio-sanitari”, il conseguimento, oltre alle competenze dell’Addetto all’Assistenza di Base (AAB), anche della qualifica di Operatore Socio Sanitario (OSS). La prevede una delibera portata in giunta dalle assessore Stefania Saccardi (diritto alla salute, welfare e integrazione socio- sanitaria) e Cristina Grieco (istruzione, formazione e lavoro) e approvata nel corso dell’ultima seduta, in attuazione del Protocollo d’intesa tra Regione Toscana e Ufficio Scolastico regionale (di cui alla delibera 706/16).

Il Protocollo d’intesa infatti, allo scopo di garantire percorsi di apprendimento professionalizzanti nell’ambito sanitario e socio-sanitario, prevede che le Istituzioni scolastiche definiscano specifici accordi con le aziende sanitarie toscane, autorizzate all’organizzazione dei corsi per OSS, per la realizzazione del tirocinio, dei laboratori assistenziali e per le attività di docenza in specifiche aree ove è richiesta la competenza sanitaria.

“Dopo l’approvazione del protocollo – dice Stefania Saccardi – gli uffici hanno lavorato insieme al sistema scuola per darne attuazione concreta. Con questo atto mettiamo a disposizione anche le risorse, perché il sistema sanitario si impegni nella formazione di questi nuovi operatori, dando loro una possibilità di lavoro in più, ma nel rispetto degli standard di qualità che il servizio sanitario cerca sempre di mantenere e migliorare”.

“Con l’approvazione dello schema convenzione – è il commento di Cristina Grieco – diamo i finanziamenti degli interventi formativi aggiuntivi e concludiamo un percorso di avvicinamento fra il curriculum scolastico e il mondo del lavoro, dando anche attuazione ad una mozione del nostro Consiglio Regionale. D’ora in avanti gli studenti degli istituti professionali dell’indirizzo socio sanitario avranno la possibilità di sostenere l’esame per OSS direttamente al termine del percorso scolastico. Credo che questa possa essere una valorizzazione dei nostri studenti e un’occasione di una maggiore occupabilità in un settore in cui è alta la domanda di lavoro. Siamo quindi veramente orgogliosi del fatto che la Toscana sia una delle prime regioni in Italia ad aver attuato questo importante protocollo e ringrazio la mia collega Stefania Saccardi per la sua preziosa attenzione al mondo della scuola”.

Con un tavolo interistituzionale costituito tra la Regione Toscana, l’Ufficio Scolastico Regionale, le aziende sanitarie organizzatrici dei corsi e le scuole interessate, è stato definito il percorso formativo al fine di garantire i percorsi di apprendimento; gli istituti scolastici che hanno aderito al protocollo per avvalersi di questa opportunità per arricchire la propria offerta formativa, dovranno rimodulare e integrare l’organizzazione curricolare del loro percorso formativo sulla base di quanto deciso dal tavolo e approvato insieme al modello di convenzione.

Il protocollo ha una durata triennale, anche se potrà essere rinnovato con il consenso delle parti, pertanto con questa delibera, a seguito di una stima dei costi per l’attuazione del protocollo nei tre anni della sua durata, si prevede anche un finanziamento a favore delle aziende sanitarie che possa coprire la spesa di docenza sostenuta per il personale del servizio sanitario incaricato nei corsi di formazione delle Istituzioni scolastiche.

Gli alunni interessati sono circa 600, suddivisi tra tutti i 23 Istituti professionali toscani ad indirizzo socio-sanitario.

continua
Regioni

CALABRIA: MOBILITÀ OSPEDALIERA INTERREGIONALE

gruppi-whatsapp_760x430

All’iniziativa hanno preso parte Mario Oliverio, Presidente della Giunta Regionale; Franco Pacenza, delegato in materia di politiche sanitarie; Bruno Zito, Direttore Generale Dipartimento Tutela della Salute; i Direttori Generali, Sanitari e dei dipartimenti delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della regione; i rappresentanti dei Sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil, quelli medici di Finmg, Anaao, Assomed, Sumai e delle associazioni di categoria delle Strutture accreditate Aiop, Anisap e Assipa.

La ricerca, condotta attraverso l’osservatorio interregionale per lo sviluppo dei servizi sanitari del Cergas Bocconi, curato da Francesco Longo, Alberto Ricci ed Elisabetta Barzan, confrontando i Servizi Sanitari regionali del Mezzogiorno per condividere buone pratiche, individuare criticità e politiche di intervento, ha inquadrato le diverse cause che originano la mobilità passiva: l’insufficiente qualità clinico-gestionale, effettiva o percepita dal paziente, la limitata dotazione di posti letto, la presenza di distorsioni nella regolazione dell’attività ospedaliera.

continua
Regioni

PUGLIA: SALVI GLI STIPENDI DIRETTORI GENERALI SANITARI E AMMINISTRATIVI

si-salvi-chi-puo

Direttori generali, amministrativi e sanitari delle Aziende e degli Enti del servizio sanitario regionale non subiranno la decurtazione del 10% dei compensi già decisa per tutti gli altri direttori generali. Lo ha deciso a maggioranza il Consiglio regionale che ha approvato la deroga alla riduzione dei compensi.

In Puglia la decurtazione del 10% fissata nel 2011 si andò a sommare – è emerso in aula – con la riduzione del 20%, prevista dalla legge del 2008, determinando per i Dirigenti generali, un trattamento economico di 111.555 euro (al lordo) e per i Direttori sanitari ed amministrativi di 89.244 euro, inferiore rispetto agli stipendi delle figure apicali della dirigenza medica ed amministrativa.

continua
Regioni

SPOIL SYSTEM IN SICILIA ALLA GUIIDA DELLE ASL E DELLE AO?

the-spoils-system

PALERMO – La norma è allo stesso chiara e “flessibile”. Perché quelle nomine sono diverse, hanno una origine propria e un proprio “riconoscimento”. Sono quelle che potrebbero essere soggette al cosiddetto “spoil system” del nuovo governo. Insomma, sarà possibile, per il governo Musumeci sostituire i commissari di Crocetta? E gli amministratori della società regionali? E le guide delle aziende sanitarie e ospedaliere?

L’ultima legge “blocca-nomine”

Già, perché la norma è chiara, ma non è chiarissimo come applicarla. La legge ha di fatto ha esteso gli effetti della legge cosiddetta “blocca-nomine” approvata durante il governo Lombardo. “Le designazioni, nomine o incarichi di natura fiduciaria, per i quali non è richiesta una selezione sulla base di specifiche competenze tecniche” si legge nella norma che riguarda appunto le nomine relative “ad organi di vertice e a componenti dei consigli di amministrazione o degli organi equiparati di enti, aziende, consorzi, agenzie, soggetti, comunque denominati, di diritto pubblico o privato sottoposti a tutela, controllo o vigilanza da parte della Regione, in società controllate o partecipate dalla Regione” ad esclusione delle aziende sanitarie siciliane, “conferiti dal Presidente della Regione, dalla Giunta regionale o dagli Assessori regionali, durante il loro mandato, possono essere confermati, revocati, modificati o rinnovati entro novanta giorni dalla data di proclamazione del Presidente della Regione neoeletto. Decorso tale termine le designazioni, nomine ed incarichi per i quali non si sia provveduto si intendono confermati fino alla loro naturale scadenza”.

continua
Regioni

SU AREA VASTA MARCHE NORD

CLESSIDRA

Fernanda Marotti, da anni attiva nei Comitati per la difesa della sanità pubblica e dei Beni comuni entra a piedi pari sul tema sanità. “Sono intervenuta all’assemblea di Area Vasta di Urbino a nome del Forum Provinciale per i Beni comuni, per chiedere alla Regione di mettere a disposizione dei sindaci i dati sulle lista di attesa per le prestazioni sanitarie, sull’andamento dei costi e della mobilità passiva, per misurare gli esiti della cosiddetta riforma, già ampiamente applicata dal 2013. Abbiamo ribadito la nostra contrarietà ai tagli dei servizi ed alla privatizzazione, sollecitando un nuovo piano sanitario”.

Cosa dice a chi sostiene che le trasformazioni della sanità sono state imposte dalla legge? “Dico che esistono altre alternative: basta guardare alla vicinissima provincia di Rimini che quasi con lo stesso numero di abitanti ed una superficie più piccola ( 1/3 ) della nostra, ha mantenuto 5 ospedali pubblici organizzati in solo due presidi: quello di Rimini, Sant’Arcangelo, Novafeltria e quello di Riccione e Cattolica. Oppure alla vicina Umbria in cui è stato applicato il Decreto Balduzzi, ma si è salvaguardata tutta la rete ospedaliera esistente attraverso i presidi ospedalieri articolati in più sedi. Con poco più del doppio dei nostri abitanti, il loro territorio ha disposizione ben 2 Aziende ospedaliere come Marche Nord5 ospedali di primo livello come Urbino e 12 ospedali di base”. 

Cosa fare a questo punto? “In attesa di un nuovo progetto sanitario basato su dati certi e sull’assistenza ospedaliera, è altrettanto importante l’assistenza distrettuale cioè specialistica, diagnostica ambulatoriale, servizi domiciliari, consultori ecc. Un buon inizio sarebbe il ripristino dei 99 posti letto per acuti pubblici e dei 3 Punti di primo intervento dell’entroterra.  A mio parere va sospesa qualunque processo di privatizzazione dell’assistenza ospedaliera. Oggi  con la legge attuale che  impone un posto massimo di posti letto pagati con soldi pubblici (3,7 per ogni 1000 abitanti), ogni posto letto dato al privato convenzionato riduce la possibilità di ricostruire la rete ospedaliera pubblica”. Cosa può succedere allora a questo punto? “Secondo me il primo rischio a cui andiamo incontro è l’approvazione della proposta di legge regionale 145.  Essa prevede l’ingresso del privato negli ospedali pubblici attraverso progetti sperimentali fino a sei anni, con possibilità di proroga e trasformazione in gestione ordinaria a discrezione della giunta regionale, con possibilità del privato di utilizzare beni mobili ed immobili pubblici. Il secondo rischio è far credere che gli odierni problemi della sanità dipendano dal fatto che la cosiddetta riforma non sarebbe stata ancora applicata. A chi crede a questa ipotesi, suggerirei una visita a quello che resta degli ex Ospedali di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro”.

continua
Regioni

CALABRIA: C’ERANO UNA VOLTA LE RSA?

A0lhc4TCYAAwxC1

“In Calabria è a rischio l’intero sistema di welfare socio-sanitario, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro ed il venir meno della stessa rete territoriale di assistenza”. A lanciare l’allarme sono le associazioni rappresentative delle strutture socio-assistenziali  Uneba, Anaste, Agidae e Aris, che con una conferenza stampa hanno posto l’attenzione sulla vicenda della quota sociale delle rette destinate alle Rsa.

“Fra il 2010 e il 2014 la Regione ha versato solo il 50 per cento della quota sociale. Per anni le aziende sono state costrette a rivolgersi ai Tribunali per vedersi riconosciuto quanto dovuto”, denunciano i rappresentanti regionali Ferdinando Scorza, Michele Garo, Massimo Poggi e Pietro Siclari. “L’ultimo pagamento risale al settembre 2016, ma non solo le quote non vengono versate da 13 mesi – aggiungono i rappresentanti delle strutture –   addirittura la Regione, attraverso l’avvocatura, ci chiede la restituzione delle somme trasferite negli anni tra il 2010 e il 2014”.

continua
Regioni

APRAN TRENTO, CONTRATTO SANITA’: CHI BOICOTTA CHI?

BOICOTTAGGIO

TRENTO. Nonostante la firma dell’accordo stralcio ormai alla fine dell’anno scorso, la tensione è altissima in sede Apran per la trattativa del contratto sanità. Un fronte sindacale che fatica a ritrovare compattezza e e gli schieramenti sono ben opposti: Cisl FpFp Cgil e Fenalt da una parte e Nursing Up e Uil dall’altra.

La trattativa sembrava aver trovato la quadra dopo otto ore di confronto e discussione, al termine delle quali tutte le parti sociali avevano deciso di firmare l’accordo stralcio chiudendo la contrattazione economica per spostare l’attenzione su quella normativa.

Il contratto prevede in definitiva per la parte economica uno stanziamento di 14,1 milioni di euro per il triennio 2016-2018 e un aumento tabellare di circa il 3% per gli oltre 6.000 lavoratori del comparto. Il nuovo anno però ha visto i toni accendersi di nuovo e l’accordo definitivo sembra ancora lontano. Un contratto in stallo.

continua
Regioni

RETE OSPEDALIERA SARDA: SANITARIA O ELETTORALE?

FARE RETE

la riforma passò, così come avevamo previsto e, giustamente, ‘vincitori’ festeggiano. Ma se andiamo a considerare il prima e il dopo voto, tante situazioni interessanti possono essere oggetto di valutazione e c’è da pensare (o da piangere?).

A partire da una schermaglia tra l’europarlamentare, ed ex governatore, Soru che contestava un’ipotetica “invasione di campo” al sindaco Zedda, che, seppur con notevole ritardo e scarsa convinzione, esprimeva dubbi e contrarietà circa la devastazione della sanità a Cagliari (leggi chiusura dell’ospedale Marino e del Binaghi).

continua