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Sentenze

PUBBLICO IMPIEGO E DEMANSIONAMENTO: QUALE CRITERIO UTILIZZARE PER STABILIRLO?

DEMANSIONAMENTO

In materia di pubblico impiego contrattualizzato la Cassazione sancisce il divieto di applicare l’art. 2003 c.c. poiché essa è compiutamente disciplinata dal d.lgs n. 165/2001. In particolare, nell’ipotesi di un eventuale demansionamento, bisogna fare riferimento al solo criterio dell’equivalenza formale relativamente alla classificazione prevista in astratto dai contratti collettivi, indipendentemente dalla professionalità in concreto acquisita dal lavoratore.(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 2140/17; depositata il 27 gennaio)

Il caso. La Corte d’appello di Ancona confermava la pronuncia del Tribunale che, in accoglimento della domanda proposta dal lavoratore, condannava il Comune a reintegrarlo nelle mansioni precedentemente svolte di comandante della polizia municipale. Il dipendente comunale veniva trasferito, in seguito ad una riorganizzazione degli uffici, all’ufficio di statistica del settore vigilanza e denunciava la minusvalenza delle nuove mansioni rispetto alle precedenti. Il Comune propone ricorso in Cassazione deducendo che, ai fini dell’equivalenza della mansione, l’accertamento non è corretto laddove rileva che i nuovi compiti non possono considerarsi equivalenti a quelli in precedenza svolti dal lavoratore e che lo stesso veniva trasferito in un ufficio appartenente alla stessa area di cui fa parte il servizio della polizia municipale. Pertanto nessuna deminutio veniva recata alla retribuzione del dipendente.

Pubblico impiego contrattualizzato, quando si realizza il demansionamento. Premesso il diritto del lavoratore dipendente, sancito dal d.lgs. n. 165/2001, secondo cui esso deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto, o alle mansioni considerate equivalenti nell’ambito della classificazione professionale prevista nei contratti collettivi, la Corte di Cassazione afferma un principio giurisprudenziale costante in materia di pubblico impiego contrattualizzato. Tale principio sancisce il divieto, in suddetta materia, di applicare l’art. 2003 c.c. poiché essa è compiutamente disciplinata dal d.lgs. n. 165/2001.
In particolare la disciplina «assegna rilievo, per le esigenze di duttilità del servizio e di buon andamento della PA, al solo criterio dell’equivalenza formale con riferimento alla classificazione prevista in astratto dai contratti collettivi, indipendentemente dalla professionalità in concreto acquisita», senza che possa quindi aversi riguardo alla citata norma codicistica e alla elaborazione dottrinale della cd. tutela del bagaglio professionale del lavoratore.
Pertanto, essendo la mera previsione della contrattazione collettiva condizione necessaria e sufficiente affinché le mansioni possano essere considerate equivalenti e rientrando le nuove mansioni del caso di specie nella medesima area professionale prevista dal contratto collettivo, non è qui ravvisabile alcun demansionamento.
La Suprema Corte, per tutti questi motivi, accoglie il ricorso del Comune e cassa con rinvio la sentenza impugnata.

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