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Sentenze

PUBBLICO IMPIEGO: BANDO DI SELEZIONE DEL PERSONALE MODIFICATO CON ACCORDO SINDACALE? NO, GRAZIE

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La Pubblica amministrazione non ha alcun potere di modificare le clausole del bando, sia pure sulla scorta di un accordo sindacale intervenuto successivamente e che modifica i criteri di selezione indicati nel bando. (Corte di Cassazione sez. Lavoro, sentenza n. 24569/16; depositata il 1° dicembre)

Consegue che la scorretta applicazione delle clausole del bando si pone in contrasto con il principio di legalità che governa l’operato dell’amministrazione pubblica, in base all’art. 97 della Costituzione, e  l’atto di approvazione della graduatoria sarà illegittimo qualora si ponga in contraddizione con la deliberazione di indizione e con il bando. Principio affermato dalla Corte di Cassazione sezione lavoro con la sentenza n. 24569, pubblicata l’1 dicembre 2016.

La vicenda esaminata. domanda di dipendente pubblico volta al riconoscimento del diritto all’assunzione nella categoria C3, basata sulla illegittimità della graduatoria risultante all’esito di procedura di riqualificazione interna.
Un dipendente del Ministero delle Finanze, si rivolgeva al Tribunale del lavoro al fine di ottenere il diritto all’assunzione nella categoria C3, deducendo l’illegittimità della graduatoria risultante all’esito della procedura di riqualificazione interna all’area C, indetta dal ministero con bando del 30.7.2011. Il primo giudice accoglieva la domanda. Il Ministero impugnava la sentenza e la Corte d’appello la riformava integralmente, respingendo la domanda originaria.  Il lavoratore proponeva ricorso in Cassazione.

Corretta per la Corte di merito la modifica del bando selettivo… La Corte d’Appello ha riformato la sentenza di accoglimento resa dal Tribunale, ritenendo corretta la modifica della graduatoria basata sull’Accordo Sindacale dell’11.4.2003, rilevando che la norma di cui all’art. 3, commi 205, 206, 207, legge n. 549/1995, come modificati dalla legge n. 133/1999 era stata dichiarata incostituzionale con sentenza n. 194/2002.
Per la Corte di merito, dunque, l’impianto argomentativo della sentenza si fonderebbe sulla vincolatività per l’Amministrazione dei principi affermati in detta sentenza della Corte Costituzionale.

I principi sanciti dalla Corte. Dopo aver dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso, il Supremo Collegio si discosta dall’impostazione della Corte territoriale, accogliendo il secondo motivo con assorbimento del terzo. La sentenza della Corte Costituzionale, cui si riferisce la Corte d’Appello, non riguarda infatti la fattispecie presa in esame, poiché la procedura impugnata dal ricorrente risulta disciplinata dal CCNL comparto Ministeri.
Tale procedura “per saltum”, limitata al passaggio tra le posizioni economiche della medesima area funzionale, non presenta profili di contrasto con i principi costituzionali, in quanto condizionata all’esito di una selezione per esami e titoli, nonché all’utile collocazione nella graduatoria di merito e limitato a posti individuati precedentemente.
L’Amministrazione, pertanto, non ha alcun potere di modificare le clausole di tale bando, una volta intervenuta la sua pubblicazione, neppure per dare esecuzione ai principi enunciati nella richiamata sentenza della Corte Costituzionale. Né tale modifica può essere giustificata dal fatto che la stessa sia intervenuta antecedentemente rispetto alla pubblicazione del decreto di approvazione della graduatoria di merito.
Gli Ermellini, pertanto, non hanno ritenuto di discostarsi dai principi già consolidati riguardanti il rapporto di pubblico impiego privatizzato in seguito all’intervenuta riforma, cassando con rinvio alla Corte d’Appello, in diversa composizione, la quale dovrà adeguarsi ai seguenti principi: «La Pubblica amministrazione non ha alcun potere di modificare le clausole del bando, sia pure sulla scorta di un accordo sindacale intervenuto successivamente e che modifica i criteri di selezione indicati nel bando.
La scorretta applicazione delle clausole del bando si pone in contrasto con il principio di legalità che governa l’operato dell’amministrazione pubblica, in base all’art. 97 della Costituzione, e  l’atto di approvazione della graduatoria sarà illegittimo qualora si ponga in contraddizione con la deliberazione di indizione e con il bando».
Il ricorso è stato così accolto dalla Corte in ordine ai motivi accolti, con enunciazione dei principi di diritto sopra riportati.

di Roberto Dulio – Avvocato giuslavorista, Senior partner dello Studio legale Associato B.B.D. SU http://www.dirittoegiustizia.it/news/12/0000081864/Le_clausole_del_bando_di_selezione_del_personale_non_sono_modificabili_dalla_PA_nemmeno_a_seguito_di_accordo_sindacale.html