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PECUNIA NON OLET PER I MEDICI CONVENZIONATI CON IL SSN

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Non certo un avvertimento a medici del territorio che lavorano poco, ma un “memento” a Regioni e governo sulla necessità di erogare aumenti ai medici basati su effettive performance.

Così va letta l’indicazione, resa pubblica in questi giorni, della Corte dei Conti sulle convenzioni di medici di famiglia, specialisti e pediatri dove i giudici pongono l’accento sulla produttività, ovviamente per gli aumenti futuri. La Corte conferma che gli incrementi concessi ai medici convenzionati con il Ssn “si allineano a quelli previsti, per il restante personale pubblico, dall’intesa 30 novembre 2016 tra Cgil-Cisl-Uil e ministro della PA, che previde aumenti medi mensili da 85 euro lordi. Ma è preoccupata per i prossimi incrementi contrattuali, per i quali, “specie se superiori all’andamento dell’inflazione, non si potrà prescindere, anche nella medicina convenzionata, da una valutazione degli effetti della contrattazione, in termini di recupero della produttività”.

La Corte ricorda come le tre intese sottoscritte contengano -oltre a indicazioni sul diritto di sciopero (Mmg e pediatri), sugli obiettivi dei piani sanitari (tutte) e sulle specializzazioni equipollenti (specialisti)- gli arretrati 2010-17 distinti tra indennitaÌ di vacanza contrattuale 2010-17 e incrementi previsti per gli anni 2016- 2017, distribuiti su quota capitaria per Mmg e pediatri, e oraria per i medici di continuitaÌ assistenziale, servizi, 118 e specialisti Asl. L’incremento si allinea a quello previsto per il restante personale pubblico dall’accordo tra sindacati confederali e ministro della Funzione Pubblica del 30 novembre 2016, quegli 85 euro mensili che consentono arretrati inferiori all’inflazione fino al 2015 e in linea dal triennio 2016-18. I giudici inoltre confermano che l’attribuzione del 3,48% a regime è rinviata alla stipula di un nuovo contratto e gli aumenti decorrenti dal 2018 sono rinviati alla firma di nuovi accordi che attuino le indicazioni contenute nell’atto di indirizzo 18 marzo 2014, inclusa l’assistenza negli istituti penitenziari. E qui la Corte introduce la necessità di allineare la produttività per aumenti superiori all’inflazione.

Quindi, sottolinea il lavoro di calcolo fatto dalla Sisac, come spiega il Coordinatore Sisac Vincenzo Pomo. «Mentre nel contratto dipendenza i dati sono quelli del Conto annuale predisposto dalla Ragioneria generale, nelle convenzioni mancano attualmente documenti ufficiali che rivelino la spesa annuale delle Regioni a seguito dell’applicazione degli accordi nazionali distinta per tipo di prestazione. In Sisac dal 2009 abbiamo consolidato con riferimento alle indicazioni della stessa Corte e con il consenso dei sindacati un metodo di calcolo del costo delle ore retribuite e dal 2014 lo abbiamo integrato con i flussi informativi per assistenza primaria e pediatri di libera scelta remunerati a quota capitaria. Su tali basi abbiamo stimato le risorse per gli arretrati e per gli incrementi 2016-17, da cui provengono i circa 470 milioni di costo dell’accordo (di cui 280 milioni di arretrati 2010-15). Ora la Corte ci chiede di mettere questo criterio di calcolo a disposizione del Ministero della Salute e di Agenas, “ufficializzandolo”».

Sui dati Sisac la Corte evidenzia anche tra 2010 e 2015 un calo di scelte per i Mmg, una crescita nelle altre categorie, un boom nelle ore degli specialisti Asl, “fenomeno -scrivono i giudici – acuito dal blocco del turn over nella dipendenza e dalla conseguente necessitaÌ per le aziende sanitarie di garantire le prestazioni in fase di contrazione degli organici”. In prospettiva i giudici temono che “l’andamento in crescita delle ore prestate (soprattutto dagli specialisti) e del numero degli assistiti (tra i pediatri) potrebbe generare ulteriori oneri a carico delle regioni, conseguenti ad applicazione degli incrementi al numero delle ore e degli assistiti in carico a ciascun medico negli anni di riferimento”. E suggeriscono “un attento monitoraggio dei costi effettivi derivanti dall’applicazione delle ipotesi contrattuali che, sulla base della puntuale rilevazione fino ad oggi effettuata, consenta alla SISAC di verificare che gli eventuali maggiori oneri effettivi, anche alla luce della flessione degli assistiti relativi ai medici di medicina generale, siano contenuti entro i margini derivanti dal raffronto tra le disponibilità teoriche e il costo calcolato nella relazione tecnica allegata all’ipotesi di accordo”.

Si evocano per caso incrementi ridotti per chi acquisisse scelte ultra massimale? «In realtà- spiega Pomo- l’indicazione che le regioni ci hanno dato è quella di distribuire gli aumenti futuri più in quota variabile che in quota capitaria, di premiare il raggiungimento degli obiettivi più del numero di scelte, anche in considerazione della raccomandazione fatta dalla Corte».

http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/convenzione-corte-dei-conti-aumenti-legati-a-produttivita-dei-medici/?xrtd=YVXTVCYTVSLPSLPXPSRRXV