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NURSING UP

OBBLIGO VACCINALE: IL PUNTO DI VISTA SINDACALE PARTE VI°

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Riceviamo da Nursing Up Lazio, non condividiamo ma pubblichiamo: non compete ai sindacalisti dare la patente di legittimità costituzionale ad un decreto legge. E l’invocata autodeterminazione propria cessa quando invade pesantemente i diritti degli altri. (Ndr)

 

Oggetto: “Imposizioni per chi lavora con i malati” Vaccino o no, un bel precedente a farci fare tutto quel che ci dicono? …non immagino un futuro roseo!

Le disposizioni, così come diramate, lasciano perplessi. Il documento, infatti, non può non lasciare esitanti, dal momento che è necessario anche sottolineare che l’adesione alla vaccinazione del personale sanitario è stata straordinariamente rilevante. Noi, però cercheremo di aiutare anche quella quota di colleghi, anche se una quota residuale”.

Il Governo si sta impegnando, come non mai, per addivenire a una presunta legittimità costituzionale di un decreto legge in via di approvazione (Il decreto legge è un atto normativo di carattere provvisorio dell’ordinamento giuridico italiano, avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo), il cui contenuto è da tempo divulgato, come se si cercasse un’approvazione o celebrazione anche della stampa.

Molti fanno dei parallelismi con i vaccini per i bambini, che però riguarda tutti i “piccoli” cittadini; nel caso dei sanitari, solo taluni sanitari sarebbero vincolati e perseguiti, quindi una modesta parte di cittadini Italiani.

Siamo convinti che in base alla lettura dei dati ufficiali, che tengano conto degli studi scientifici, la legittimità costituzionale di siffatte norme potrebbe venire meno; la condizione non è dimostrata, in quanto i vaccinati possono contrarre il virus e contagiare gli altri, non sviluppare l’immunità e non avere la protezione al 100% (vedi faq AIFA, rapporto ISS n. 4/2021 del 13/03/2021, Riassunti caratteristiche vaccini, Fogli illustrativi, disposizioni ministero della salute, Raccomandazioni Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), scarse evidenze scientifiche).

Ad ogni buon fine si cita, testualmente da:

  1. AIFA il 25/02/2021 – Comirnaty Pfizer – Ipersensibilità e anafilassi – Sono stati segnalati casi di anafilassi. Devono essere sempre immediatamente disponibili trattamento e assistenza medici adeguati nel caso di comparsa di una reazione anafilattica in seguito alla somministrazione del vaccino. (In farmacia, cosa succederà?).
  2. AIFA il 25/02/2021 – Comirnaty Pfizer – Soggetti immunocompromessi – L’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino non sono state valutate nei soggetti immunocompromessi, compresi quelli in terapia immunosoppressiva. L’efficacia di Comirnaty potrebbe essere inferiore nei soggetti immunocompromessi (Tra gli infermieri, abbiamo soggetti immunodepressi, come ci si relazione con loro ?).
  3. Vaccinazione anti COVID-19 con vaccino Pfizer mRNABNT162b2 (Comirnaty) FAQ AIFA – Art. 22 – Le persone con una documentata immunodeficienza o con malattie autoimmuni possono vaccinarsi? I dati relativi all’uso nelle persone immunocompromesse (il cui sistema immunitario è indebolito) “sono in numero limitato” (hanno pochi dati). Sebbene queste persone possano non rispondere altrettanto bene al vaccino, non vi sono particolari problemi di sicurezza. Le persone immunocompromesse possono essere vaccinate in quanto potrebbero essere ad alto rischio di COVID-19.
  4. Vaccinazione anti COVID-19 con vaccino Pfizer mRNABNT162b2 (Comirnaty) FAQ AIFA – Art. 31 – La vaccinazione consente di tornare alla vita di prima? ….ancora non sappiamo in maniera definitiva se la vaccinazione impedisce solo la manifestazione della malattia o anche il trasmettersi dell’infezione. Ecco perché essere vaccinati non conferisce un “certificato di libertà” ma occorre continuare ad adottare comportamenti corretti e misure di contenimento del rischio di infezione.

La condizione principe del documento del Governo, come ampliamente celebrato dalla stampa, secondo cui si renderebbe la vaccinazione obbligatoria al fine di controbilanciare l’interesse collettivo, a scapito dell’autodeterminazione stabilita dall’art. 32 della Costituzione, ma trattandosi di un vaccino ancora sperimentale, non sembrerebbe una motivazione convincente. I suddetti vaccini, non essendo ancora ben studiati, potrebbero creare problemi di salute al collega che vi verrà “sottomesso”; tra l’altro non ci è dato di sapere quali potranno essere gli esiti del vaccino a medio e lungo termine.

I vaccini possono gravare sfavorevolmente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, gli esiti collaterali del vaccino, a breve, medio, e lungo termine, non sono noti. Gli attuali vaccini antiCovid sono sperimentali e hanno ricevuto “l’autorizzazione all’immissione in commercio subordinata!” Vale a dire che i vaccini sono stati autorizzati per l’uso in emergenza, ma non sono stati definitivamente approvati e non ci sono dati sufficienti in merito all’efficacia e alla sicurezza, a breve, medio e lungo termine. I dati, fondamentali per l’approvazione, possono essere ottenuti solo dopo un largo uso sulla popolazione. Infatti, nel bugiardino viene riportata, con un triangolo nero equilatero rovesciato, la dicitura: “Medicinale sottoposto a monitoraggio addizionale…” abbiamo appreso che il citato triangolino, si trova in particolari medicinali, per i quali, i dati, di esperienza post commercializzazione sono limitati. I dati sulla sicurezza sarebbero insufficienti.

Dovrebbe essere una conseguenza, quindi, che tali vaccini, essendo in corso di sperimentazione, non possano essere oggetto di obbligatorietà, come avvenuto, in passato, per altri vaccini approvati da FDA ed EMA.

Ci sembra paradossale che il vaccinato debba sottoscrivere un consenso informato, benché costretto, di recente modificato e rivisto, che potrebbe essere nullo, in quanto non sono riportate adeguate informazioni sui benefici, sui rischi, compreso il fenomeno ADE (Antibody Dependent Enhancement – potenziamento anticorpo-dipendente), poiché siamo in una fase di sperimentazione dei farmaci vaccinali e si hanno poche evidenze scientifiche, con scarico delle responsabilità in caso di eventi avversi anche fatali. Tra l’altro, se dovesse essere resa obbligatoria la vaccinazione, ci si aspetta che non dovrebbe essere più necessario la sottoscrizione del consenso informato e lo Stato si dovrebbe farebbe far carico di eventuali risarcimenti da danno da vaccino.

Il Governo divulga notizie circa una direttiva che obbliga ad un vaccino in via di sperimentazione, nonostante ci risulti che l’Europa vieti di rendere obbligatorio il vaccino antiCovid?  La risoluzione n. 2361 (2021) approvata dal Consiglio d’Europa vieterebbe agli Stati Membri di rendere obbligatoria la vaccinazione antiCovid e vieterebbe di usarla per discriminare lavoratori o chiunque decida di non avvalersi della vaccinazione.

Nei fatti, il Governo, quel Governo dei migliori, con grande risonanza da parte dei mass media, sta lavorando con grande solerzia, nella direzione di emanare “disposizioni urgenti in materia di prevenzione del contagio da SARS-CoV-2 mediante previsione di obblighi vaccinali per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario”.

La direttiva è studiata e mirata al solo personale sanitario. Soltanto il personale sanitario potrebbe infettare i cittadini, secondo quanto previsto dalle disposizioni in studio dal Governo. Stranamente, i vaccino-scettici e/o sfiduciati, sono trasversali a tutte le categorie lavorative, sia tra i sanitari, che per il resto dei cittadini Italiani, ma gli unici ad essere citati sono Infermieri e gli OSS.

Il Governo alza il tiro, prende di mira, fortemente i soli operatori sanitari, soprattutto se Infermieri,  gli esercenti le Professioni sanitarie e gli Operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali. All’indomani dell’approvazione del celebrato decreto, gli esercenti di tutte le professioni sanitarie “saranno obbligati” a sottoporsi a vaccinazione per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2.

La vaccinazione, benché in via sperimentale, costituirà, dicono, un requisito essenziale all’esercizio della professione, per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai “soggetti obbligati”.

La vaccinazione dovrebbe essere somministrata nel rispetto delle indicazioni fornite dalle Regioni, in conformità alle previsioni contenute nel Piano, probabilmente, non considerando le numerose difficoltà vissute durante più di un anno di pandemia.  La vaccinazione non sarebbe obbligatoria e potrebbe essere omessa o differita solo in caso di accertato pericolo, per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestato dal medico di medicina generale. …e qua la situazione si complica! Conosciamo numerosi colleghi che si lamentano di non aver ricevuto rassicurazioni e/o informazioni soddisfacenti.

Esempi:

  1. le donne in allattamento, nel consenso è sconsigliato il vaccino, ma le colleghe sono state tutte invitate a vaccinarsi. Sarebbe sconsigliato dal momento che di donne in allattamento studiate sarebbero una decina, ciò nonostante, sono state indotte alla vaccinazione.
  2. una collega, affetta da una malattia rara, vale a dire patologie con pochi studi e/o conoscenze, che ha anche affrontato e superato il Covid, ma ha avuto problemi, seri, con il “collaudato vaccino” antinfluenzale. Ciononostante, molti Medici non si sbilanciano in dichiarazioni d’inidoneità alla vaccinazione, sollecitandone la vaccinazione. La collega sarebbe affetta da una patologia poco studiata, e tuttavia si pretende che la stessa che si vaccini con un vaccino poco studiato!
  3. una collega, che ci scrive, si è ammalata di Covid-19, nonostante gli sforzi per proteggersi. A marzo, nella fase iniziale, venne anche rimproverata, spesso ci accusavano di spaventare l’utenza. Oggi è a casa, e da sei settimane. Ha avuto anche una pericardite, in seguito al Covid, ha ancora addensamenti visibili alla tac, è ancora debole ed adesso vorrebbero sottoporla al vaccino!
  4. Abbiamo colleghi, che nonostante la positività, se asintomatici, durante il periodo COVID, erano idonei al lavoro. …ciò nonostante non sono stati aiutati per il contesto famigliare, alcuni dei quali, positivi o meno, erano considerati dei reietti nei loro domicili. Nessuno ha pensato di offrire loro, un domicilio provvisorio.
  5. altri colleghi, considerati sani, hanno avuto notevoli esperienze con l’utenza, che improvvisamente hanno avuto problemi di salute, nonostante fossero convinti di essere in un eccellente stato di salute;
  6. diversi eredi di Florence Nightingale, soprattutto se di esperienza, sono stati testimoni, loro malgrado, di numerose nefandezze nel sistema sanitario nazionale, ragione per cui non temono la scienza, ma gli esseri umani che la applicano. Come dargli torto? Non è qualunquismo, ma oggettività applicata alla realtà.

Il Governo non considera o non vuole vagliare l’età media del personale sanitario, tanto è vero che  ha richiamato in servizio il personale sanitario in pensione, che rappresentava la popolazione in età a rischio. Alcuni di essi sono deceduti!

Nonostante le problematiche celebrate rispetto alle carenze di dosi dei vaccini, e la forte richiesta di molti cittadini, a cinque giorni dalla data di entrata in vigore del noto decreto, ciascun Ordine professionale territoriale competente dovrà trasmettere l’elenco degli iscritti, con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza, alla Regione in cui ha sede. Entro un uguale termine, i datori di lavoro degli operatori d’interesse sanitario, che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie, socio-assistenziali, pubbliche o private, farmacie, parafarmacie e studi professionali trasmetteranno l’elenco dei propri dipendenti con tale qualifica, con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza, alla Regione o alla Provincia autonoma nel cui territorio operano.

Le domande sorgono spontanee, i “ricercati” saranno i soli esercenti le professioni sanitarie? Tra i professionisti sanitari i soli potenziali untori. Nulla in merito agli amministrativi o altri frequentatori delle strutture sanitarie a vario titolo?

Ci avevano promesso incentivi/accordi di superpremialità COVID 19, nella Regione Lazio, doveva essere erogato nel periodo di gennaio/febbraio, per le presenze di novembre e dicembre 2020, ma nulla ci risulta sia stato erogato, benché come sindacato avevamo reputato il tutto veramente riduttivo ed umiliante rispetto agli impegni intrapresi. Oggi, però, il dispositivo decreta una tempistica di dieci giorni per perseguire i “malvagi” della mancata vaccinazione, con l’ausilio degli Ordini professionali. Gli stessi, che non sarebbero stati in grado di contare il numero dei deceduti, almeno tra gli Infermieri, diversamente dagli Ordini dei Medici, che quotidianamente, tramite mass media, hanno sciorinato numeri e nomi.

Incongrua o imbarazzante è la frase che si riporta qui di seguito per intero: “….la regione o la provincia autonoma, nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, segnala immediatamente all’azienda sanitaria locale di residenza i nominativi dei soggetti che non risultano vaccinati”. In buona sostanza, le ASL, con impiegati, non necessariamente obbligati al vaccino, chiameranno alla vaccinazione, i “miscredenti” vaccino-scettici, che dovranno rendere noto il loro dissenso al vaccino, …il tutto nel rispetto della privacy!?

Ricevuta la “segnalazione”, l’Azienda sanitaria locale di residenza invita l’interessato a produrre, entro cinque giorni (nel decreto ricorre spesso il numero cinque).  Immaginiamo i colleghi, che come chi scrive sono stati emigranti … fu talmente complicato cambiare OPI, che nonostante la emigrazione verso la provincia di Milano, ma anche di Padova, sono rimasta iscritta presso l’OPI di Roma. …con evidenti criticità a rintracciare realmente la persona …e gli OSS, che anelano ad un ordine, e non lo hanno, chi li segnalerà? Scopriranno non avere un ordine potrebbe avere dei risvolti favorevoli? ….in caso di presentazione di documentazione attestante la richiesta di vaccinazione, l’Azienda sanitaria locale invita l’interessato a trasmettere, ma, “‘mpressa ‘mpressa” e comunque non oltre tre giorni dalla somministrazione, la certificazione attestante l’adempimento all’obbligo vaccinale.  Nel caso del lavoratore la tempistica, massima, concessa è di tre giorni. …ma, non eravamo tutti classificati? Dovevamo fare il patentino dei vaccinati, ecc.

L’Azienda sanitaria locale competente accerterà l’inosservanza all’obbligo vaccinale e ne darebbe “immediata” comunicazione all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine professionale di appartenenza. La ASL, nel rispetto della legge della privacy (?) emetterà un comunicato urbi et orbi, come una sorta di benedizione pubblica.

L’adozione dell’atto di accertamento da parte dell’Azienda sanitaria locale determinerà la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2.

L’Ordine professionale di appartenenza comunicherà, immediatamente, la sospensione. Ricevuta la comunicazione, il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, (abbiamo chiesto per anni l’eliminazione del demansionamento, mentre con la cooperazione dell’OPI, verrà incentivato), con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio. Ciò, nonostante il fatto che, anche senza DPI, molti colleghi si siano distinti nella tutela dei pazienti di fronte alla diffusione delle infezioni, anche solo nosocomiali. Quando l’assegnazione a diverse mansioni non sarà possibile, non sarà prevista la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque denominato. ….su questo aspetto siamo costretti a raffrenare le labbra e la tastiera, per non trasmodare dal dissenso al turpiloquio.  La sospensione, si manterrà in essere, fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza di esso, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

Lavorando in ospedale, non ci stupiremmo di assistere ad una recrudescenza dell’infezione, dal momento che molti tra i cittadini vaccinati, già resistenti all’uso delle distanze di sicurezza e/o della mascherina, una volta vaccinati, si sentiranno invincibili e/o invulnerabili. Diversamente dai non vaccinati, soprattutto per ragioni di salute, i quali hanno numerose ragioni per non abbassare la guardia!

Alla luce di quanto sopra si chiede di valutare, e ben ponderare quanto normativamente predisposto; anche se apparterremo ad un’esigua minoranza, la scrivente Organizzazione sindacale è disponibile a battersi nella difesa dei colleghi, che non sono dei meri esecutori, assunti per tollerare qualsiasi sopruso.

Abbiamo voluto che gli Infermieri fossero delle menti pensanti, impegnati a valutare fonti ed evidenze scientifiche, e che si informano; secondo “taluni”, dovrebbero comunque tacere?

Io sono la stessa che scrisse a tutela dei colleghi infermieri, anche nel privato, liberi professionisti ecc. che volevano accedere al vaccino e non gli era facile. Quindi io non sono una “no vax”, ma, sono una persona favorevole alla libera scelta. In Svezia, c’è una percentuale maggiore dei nostri cittadini nostrani, che accedono ai vaccini e senza alcun obbligo, quindi sono convinta che più che obbligare, si dovrebbe lavorare sulla fiducia dei cittadini. …e gli infermieri sono cittadini, come gli altri.

Roma, 03/04/2021