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Editoriali

NON FIRMATE QUEL CONTRATTO COLLETTIVO

vogliamoccnlgiusto

Siamo al dunque: questione di ore e forse è tutto pronto alla sottoscrizione del CCNL Comparto Sanità.

Dopo lunghi anni e lunghe attese, si entra nella fase conclusiva delle firme sul contratto, a suggello dell’efficacia erga omnes economica e normativa.

Che tutti i destinatari ambiscano a quella firma e agli impatti retributivi e sull’organizzazione del lavoro, è un’altra storia.

Impatti retributivi e economici che equivalgono a più di un insulto sia in termini di progressione che di arretrati che. Davvero una miseria.

E’ la conseguenza della “negativa congiuntura planetaria“, dicono, ma non solo: “queste sono le risorse messe sul piatto“, “questo è frutto dell’accordo confederale ante referendum“, “oltre gli 85 euro di aumento mensile, lordi e non per tutti, non ci sono ulteriori fondi“, “vorremmo ma non possiamo“, “meglio 85 euro lordi oggi che lo sciopero domani“, “meglio lo sciopero oggi che 85 euro lordi domani“, e si potrebbe continuare.

Ma la cifra che da la misura della mancata aderenza tra le aspettative dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto sanità e quanto si sta andando a definire, è la parte normativa dove ai diritti è da leggersi: “non pervenuti”.

Conservatrice in tutto l’articolato, in pejus nell’orario di lavoro ma non solo, superficiale sul riconoscimento delle competenze specialistiche, indifferente ai tempi che cambiano e allo sviluppo delle professioni, avvilente nel passaggio in cui non recepisce l’atto di indirizzo contro demansionamento e dequalificazione, struggente nell’istituto contrattuale ex doveri del dipendente quando per un professionista sanitario persiste l’obbligo di eseguire un qualsiasi ordine di servizio per mansioni fuori declaratoria, addirittura umiliante nel mancato riconoscimento proporzionale della formazione e dell’aggiornamento in orario di lavoro esattamente come previsto per la dirigenza, sperequativo, tra altro, nelle indennità di disagio non aggiornate o non previste per il comparto e a parità di esposizione ricomprese in quello della dirigenza.

Una torre di babele contrattuale, tutti contro tutti, ognuno per conto proprio.

Un contratto giusto, un ammortizzatore politico strutturato, un volano per il cambiamento di una sanità a misura di management e con i lavoratori solo sullo sfondo piuttosto marginali come chi li rappresenta nel momento in cui le organizzazioni sindacali non non riescono ad incidere sul normativo che potrebbe compensare l’elemosina economica.

Questa era l’aspettativa: un rinnovo giusto e meritato, in alcuni punti equilibrato.

Tempi di vita e di lavoro inconciliabili per mano “amica”.

Il riconoscimento di un percorso professionale, dell’impegno lavorativo di ognuno al raggiungimento degli obiettivi del ssn, del riscatto sociale dopo anni e anni di umiliazioni di ogni genere collettive e decentrate: tutto svenduto per una serie di dichiarazioni a verbale.

Non firmate quel contratto, non in quei termini.

#notinmyname