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CGIL

LUCI ED OMBRE IN USL 2 LUCCA

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“C’è qualcosa che non va. Qualcosa di molto profondo e inquietante che mina il clima organizzativo ma soprattutto la salute di chi lavora in sanità”. A denunciare non sono solo le lavoratrici e i lavoratori della sanità ma è il sindacato, la FP Cgil di Lucca, che ha accolto con sconcerto le dichiarazioni intercorse sulla stampa a danno di uno stimato professionista, un lavoratore della sanità.

“Se un professionista, del calibro di Fausto Trivella, – esordiscela segretaria generale FP CGIL di Lucca Lorena Maggiolo – da un decennio Responsabile della UO Oculistica di Lucca, arriva a un tale gesto, significa che si è perso l’orientamento e che il livello di sofferenza è tale da provocare effetti nefasti per tutti. La qualità dell’offerta sanitaria si basa sia sul funzionamento dei servizi che sul benessere di chi ci lavora. Come può accadere che uno stimato professionista, da anni Direttore di un servizio importante di risposta alla cittadinanza, abbia “uno scatto d’ira e…veda tutto nero?”, queste le parole utilizzate da Trivella per giustificare il post pubblicato su Facebook”.

“Se da un lato è comprensibile che l’Azienda inviti i dipendenti a rispettare il codice di comportamento per la comunicazione esterna – afferma -, dall’altro non è invece accettabile che le lavoratrici e i lavoratori “vedano tutto nero”, quando il loro contributo è essenziale per il buon funzionamento della sanità. Non si tratta di un caso isolato, purtroppo, sono in molti a rivolgersi al sindacato per denunciare stati di malessere sempre più diffusi. Molti i racconti di chi non regge più il disagio a cui ogni giorno far fronte per garantire i livelli di assistenza. Le lavoratrici e i lavoratori ci riportano che sono moltiplicati i casi di sofferenza psicologica ed anche fisica, che non riescono a individuare soluzioni per affrontare la quotidianità. Le persone si affannano per garantire i livelli di assistenza previsti ed anche, in molti casi, la qualità”.

“Bisogna aver chiaro – prosegue – che oggi lavorare in sanità significa anche fare una scelta precisa, perché il privato è sempre più attraente e tenta di offrire servizi integrativi a minor costo e più rapidamente. Ma questa, sappiamo bene, che è un’illusione. In realtà è una transizione pericolosa verso una deriva. È evidente come il nostro sistema sanitario sia le fondamenta di uno stato di diritto tra cui primo tra tutti è il diritto alla salute. Ed è solo in un sistema pubblico che l’equità è l’universalismo garantiscono l’accesso alla cura. Purtroppo dobbiamo chiederci se la riorganizzazione, ad oggi, abbia prodotto i risultati previsti, sia in termini economici che in qualità dei servizi erogati. E questa è una riflessione che sarà oggetto di un’analisi in dettaglio, anche da parte del sindacato. C’è risparmio quando si sono duplicate le filiere di comando e allargate le distanze tra territori?”

“Le lavoratrici e i lavoratori – prosegue – sono stati costretti a percorrere km per recarsi nei luoghi di lavoro o per incontrarsi tra loro, per confrontarsi con i direttori delle unità operative o delle aree di appartenenza. Ricevono indicazioni dall’alto senza aver la possibilità di intervenire direttamente nei processi decisionali, si sentono smarriti, senza partecipazione. Sono fattori che minano il senso di appartenenza e soprattutto la motivazione. Ma soprattutto si è perso il contatto con la Direzione, con chi programma e organizza il lavoro ed è responsabile dell’offerta sui territori. La base si è allontanata dal vertice decisionale in modo esponenziale. Questa distanza paralizza il sistema sanitario pubblico e lo affoga in un clima di disagio ove a pagarne sono proprio coloro che ogni giorno si recano al lavoro per difenderlo. Operatrici e operatori che escono di casa dopo cena, turnisti, giornalieri, donne, madri, figli di genitori anziani che non hanno autonomia e di cui devono prendersi cura, professionisti di elevata qualità clinica. Lavoratrici e lavoratori che trascorrono più del loro tempo di vita nei luoghi di lavoro, esposti a turni massacranti, a carichi di lavoro sempre maggiori, spesso senza alcuna valorizzazione, nè riconoscimento. Esposti da anni a un progetto di denigrazione scientifico, iniziato proprio a danno del lavoro pubblico, che ne vede gli stipendi pubblicati sui quotidiani, che li considera dei nullafacenti o dei privilegiati, che li rende oggetto di aggressione fisica, psicologica e spesso mediatica. Si pubblicano i casi di malasanità e di scontro, ma sono solo eventi eccezionali in termini di frequenza rispetto a tutti gli altri, ovvero alla quotidianità, che è fatta di cura e di amore verso le persone assistite. Basta entrare in un ospedale o in un ambulatorio per vedere quanto ancora sia forte il nostro sistema sanitario, che è fatto in prima istanza da chi ci lavora”.

“Ecco che la FP Cgil – conclude – si schiera nella difesa proprio delle lavoratrici e dei lavoratori, invitando la Direzione Aziendale a riflettere su eventi come quello accaduto, affinché si possano individuare strade di miglioramento. Da poco sono stati rinnovati i contratti della sanità e il ruolo della FP Cgil è stato decisivo nel sostenere i diritti e la tutela della salute collettiva. Occorre ripartire da lì. E soprattutto individuare soluzioni organizzative volte a valorizzare il lavoro e ridurre gli ostacoli che rischiano di impoverire il sistema sanitario. Il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori è al primo posto, è la condizione principale è la garanzia della qualità del lavoro, poi, viene tutto il resto”.

https://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2019/11/la-fp-cgil-denuncia-lo-smarrimento-delle-lavoratrici-e-dei-lavoratori-della-sanita-lucchese/