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Editoriali

LOTTE SINDACALI, CONTRATTI DI LAVORO E PUGNO CHIUSO

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È da tempo immemore che non si assiste in sanità a manifestazioni oceaniche e incazzose di lavoratori a tutela dei loro diritti-doveri, di un contratto collettivo degno e adeguato, di condizioni di lavoro degne e sicure.

Autoconvocazioni al limite ingazzose, delocalizzate, autoreferenziali, polverizzate, ininfluenti, ai minimi storici quanto a partecipazione con numeri da prefisso telefonico.

Ah, giusto, il telefono, nel frattempo diventato smartphone in mano ad utilizzatori seriali e compulsivi, dediti al chiacchiericcio e alla polemica, all’insulto e alle prevaricazioni. Quindi tempo rubato all’agricoltura.

Adesso il ciclostile che annuncerebbe la mobilitazione generale è un post sui social. Niente macchine da scrivere, niente fotocopie, niente megafoni: abbiamo il post da condividere e poi chi raggiunge come non si sa.

E di fatti siamo come siamo per questo uso distorto della democrazia telefonica, dove si radunano folle solo per rave party e per atti di violenza e vandalismo.

Anche gli striscioni spariti per lasciare spazio agli emoticons.

E non dimentichiamoci delle petizioni on line… che sostituiscono le piattaforme sindacali degli anni 80.

E gli scioperi? Diventati stati di agitazione.

0,70% di adesione nazionale ad un recente sciopero in sanità, un migliaio di lavoratori. Ed in piazza tenuti a bada non dal blindato ma dall’apixedda.

Si stava meglio quando si stava peggio.

Scendere in piazza per rivendicare salute e sicurezza per dipendenti e cittadini? Ma quando mai

Fermare la sottoscrizione di CCNL capestro e conservatori piuttosto che innovativi? E figuriamoci…

Rivendicare diritti inalienabili nel rispetto delle ragioni e del ruolo di ognuno? Vai avanti tu che a me mi scappa da ridere…

Una sana operazione di recupero e di orgoglio professionale sul campo, se non ora, quando?