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LO PSICOLOGO? PROFESSIONISTA DELLA SALUTE!

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Presidente Giardina, il CNOP ha promosso un importante appuntamento a Firenze il prossimo 30 novembre, di cosa si tratta?

Il tema è “lo Psicologo professionista della salute” e presenteremo nell’ambito del Forum nazionale di Firenze il panorama e le evidenze delle attività che la nostra professione può svolgere per promuovere e curare nel campo della salute. Ci confronteremo con le altre professioni che si occupano di salute, il management del sistema sanitario e le associazioni dei cittadini su come attuare una diversa e più adeguata presenza di Psicologi. Anche alla luce della legge Lorenzin, dei nuovi LEA, del Piano Cronicità, del progetto nelle Cure Primarie. Ci sarà anche il Governo nella persona del sottosegretario Bertolazzi.

Sono grandi obiettivi, ma di voi si parla anche per le polemiche sui counselor. Cosa sta succedendo?

In merito a questa querelle sui counselors, che viene ancora agitata sui social, è  opportuno fare chiarezza. La nostra professione di psicologo ci dovrebbe spingere sempre a definire il contesto di riferimento di qualunque fatto per evitare giudizi frettolosi, se non peggio, false verità e  pregiudizi. Il CNOP non ha mai avuto – appare strano perfino doverlo dire – incertezze nel tutelare la nostra professione e nell’opporsi a professioni ambigue in ambito psicologico, come coloro che si definiscono “counselor”. Il CNOP è un organismo collegiale democraticamente eletto. Non è assolutamente credibile che l’unico difensore professione sia il presidente dell’Ordine del Lazio e che l’attuale maggioranza (ben 18 su 22) sia succube di chissà quali interessi. In questi anni abbiamo lavorato intensamente e abbiamo raggiunto obiettivi di grande prestigio, non ultimo il pieno riconoscimento come professione sanitaria. E in ogni caso, quando si affronta il tema counseling seriamente e compiutamente, come ha fatto il Consiglio Nazionale nell’ultima seduta, la mia relazione e proposta viene votata all’unanimità.

Lei, presidente, è accusato di aver riconosciuto la professione del counselor esistenziale. Cosa mi può dire a proposito?

Il Cnop non ha mai espresso parere favorevole al riconoscimento della professione di counselor esistenziale, né mai avrebbe potuto. Si confondono gli elenchi di associazioni presso il Ministero dello Sviluppo Economico con i tavoli di normazione di nuove figure professionali perché entrambe queste partite si richiamano alle legge 4/2013, ma sono due cose diverse. Sul counseling esistenziale è stato espresso un parere tecnico dal nostro ufficio legale sulla documentazione pervenuta in merito alla iscrizione di una associazione nell’elenco tenuto presso il Ministero Sviluppo Economico. Tra i compiti che la legge attribuisce al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, non è contemplato quello di riconoscere professioni, né vecchie né nuove.

 

Ma perché il CNOP fornisce pareri tecnici su associazioni professionali?

La pubblica amministrazione non ha colore di appartenenza. Il CNOP non è una associazione privata, ma è un ente di diritto pubblico che svolge le funzioni assegnate dallo Stato e, nello specifico, rappresenta la professione di psicologo in Italia e deve agire sempre nel rispetto delle leggi del nostro Paese. E’ in base alle norme che abbiamo dato il 70% di pareri negativi sulle associazioni di cui alla legge 4/13. Il pregiudizio o le appartenenze associative non possono guidare la nostra azione amministrativa. Cosa avremmo dovuto pensare quando, appena qualche anno fa, l’ordine del Lazio ed il suo presidente hanno ospitato e promosso un convegno di Assocounseling, o quando i presidenti degli ordini del Lazio, Piemonte e Marche non hanno votato la delibera del ricorso al TAR contro i counselor? Posso solo dire che se il CNOP avesse condiviso la posizione di questi tre presidenti, oggi non avremmo la sentenza favorevole del TAR.

 

E al tavolo UNI cos’è successo?

Situazione diversa in UNI, che ha una dimensione privatistica, e nel quale si condividono procedure professionali afferenti a professioni non regolamentate. In UNI, dopo aver vinto il ricorso al TAR Lazio ed aver determinato la chiusura del tavolo sul counselor relazionale, il CNOP si è astenuto per quanto concerne il counselor per rispetto istituzionale verso l’autorità giudiziaria visto che di li a poco ci sarebbe stata la sentenza del Consiglio di Stato. Sentenza che a breve dovrebbe mettere la parola fine a tutta la questione. Nel merito del riconoscimento della professione di counselor, la posizione del CNOP è stata sempre chiara e decisa, tant’è che ha invitato i colleghi ed i cittadini tutti a votare No all’inchiesta pubblica. Nella scorsa seduta di Consiglio il presidente ha chiarito nei particolari le procedure seguite, facendo si che dopo è stata assunta alla unanimità la delibera di chiusura del tavolo UNI sul counselor.

 

Cosa vuol dire agli psicologi?

Il CNOP è impegnato su tutti i versanti che riguardano o possono riguardare le attività professionali degli Psicologi e sono veramente molti, perché la Psicologia si occupa della vita e delle relazioni in tutti gli ambiti. Siamo impegnati ad interloquire con tutti gli interlocutori che possono aiutarci a valorizzare e ben utilizzare le competenze psicologiche. Una forte proiezione esterna, che ad esempio è concretizzata dalle decine e decine di eventi che abbiamo promosso dal 2014, dalle leggi e norme che sono uscite, agli accordi che abbiamo stipulato. Mai era stato fatto così tanto.

Però abbiamo trascurato di curare la comunicazione interna lo riconosco, e capisco che questa ha un valore informativo oltre che elettorale. Però non si può fare neanche l’opposto, lavorare solo sulla comunicazione interna e farlo per delegittimare e cercare facili consensi con polemiche e allarmi montati a tavolino, perché – come si vede – tutto questo esce all’esterno e fa danni alla professione, oltre che spostare il confronto dai problemi e temi veri su cui si sta lavorando.

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