chiudi

Sentenze

Sentenze

IL LICENZIAMENTO? DEVE ESSERE COMUNICATO PER ISCRITTO. ANCHE VIA SMARTPHONE…

Immagine25

La sezione Lavoro della corte d’Appello di Roma, con una sentenza del 6 maggio, ha ritenuto valido un licenziamento comunicato via whatsapp. A riprova del fatto che i social media hanno modificato non solo i rapporti umani, ma anche quelli professionali. E che nel telefonino davvero può esserci tutta la vita. Anche la legge Fornero, prevede che la fine di un rapporto di lavoro debba essere comunicato per iscritto, pena l’immediato reintegro.

continua
Sentenze

TAR CALABRIA SALVA 400 POSTI DI LAVORO NELLA SANITA’ PRIVATA. MOMENTANEAMENTE.

Immagine16

Il fantasma del licenziamento per quattrocento lavoratori impiegati nel comparto della sanità privata è oggi scomparso definitivamente. Proprio questa mattina la seconda sezione del Tar Calabria si è finalmente pronunciata sul decreto emanato dal commissario straordinario, Massimo Scura, e impugnato dalle associazioni e dalle cliniche private che ne contestavano il contenuto. L’atto vergato dal plenipotenziario della sanità calabrese prevede, infatti, una riduzione dei budget assegnati alle strutture private convenzionate al servizio sanitario pubblico in qualità di rimborsi per le prestazioni erogate, sforbiciata che aveva indotto i titolari delle cliniche ad annunciare riduzione degli orari di lavoro e licenziamenti di massa.

Circa quattrocento lavoratori sarebbero stati interessati dai tagli tra educatori, fisioterapisti, operatori sociosanitari e medici.

continua
Sentenze

OO.SS. DI CATEGORIA, CASSAZIONE CIVILE SEZ. LAVORO N. 3095: RESPINTO RICORSO SU CONDOTTA ANTISINDACALE

Immagine2

Cassazione civile, sez. lav., 08/02/2018, (ud. 09/11/2017, dep.08/02/2018),  n. 3095

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di Appello di Venezia ha respinto l’appello proposto da Sindacato delle professioni infermieristiche avverso la sentenza del Tribunale di Vicenza che aveva rigettato l’opposizione L. n. 300 del 1970, ex art. 28 avverso il decreto con il quale lo stesso Tribunale aveva escluso l’antisindacalità della condotta tenuta dall’Azienda ULSS n. (OMISSIS) Alto Vicentino.

2. Il sindacato ricorrente aveva agito in giudizio deducendo che in data 21 gennaio 2004 il suo rappresentante in seno alle RSU aveva richiesto all’azienda l’utilizzo della sala sindacale, sita nei locali di lavoro, per lo svolgimento di un’assemblea indetta ai sensi della L. n. 300 del 1970, art. 20. La domanda era stata respinta perchè, ad avviso dell’azienda, il singolo componente della RSU non era legittimato, sulla base dell’accordo collettivo nazionale e dell’art. 9 del regolamento interno adottato dalla RSU aziendale, ad indire l’assemblea.

continua
Sentenze

CONDIZIONE DI SOSTANZIALE INATTIVITA’ PER IL DIRIGENTE MEDICO?

Immagine23

Il dirigente medico non può essere lasciato in una condizione di sostanziale inattività

Nell’impiego pubblico contrattualizzato non trova applicazione per la dirigenza medica l’art. 2103 c.c., perché gli incarichi dirigenziali, conferiti nel rispetto delle corrispondenze previste dalle fonti regolamentari, in quanto ritenuti dal legislatore equivalenti esprimono la medesima professionalità.
Il dirigente medico non ha un diritto soggettivo a svolgere interventi qualitativamente e quantitativamente equivalenti a quelli curati da altri dirigenti della medesima struttura né a quelli svolti in passato, fermo restando che lo stesso non può essere lasciato in una condizione di sostanziale inattività né assegnato a svolgere funzioni che esulino del tutto dal bagaglio di conoscenze specialistiche posseduto.
continua
Sentenze

L’ORDINE DI SERVIZIO ILLEGITTIMO DEVE ESSERE SEMPRE ESEGUITO (ART. 64 PREINTESA CCNL SANITA’)

Immagine52

Nel rapporto di lavoro pubblico, come in quello privato, può capitare che il dipendente riceva un ordine di servizio illegittimo in quanto contrario alle norme di legge o di contratto. Si pensi ad esempio all’assegnazione di compiti dequalificanti rispetto al livello contrattuale posseduto, al trasferimento immotivato da una sede lavorativa ad un’altra, all’imposizione di un orario diverso da quello previsto dal contratto, etc.

In tutti questi casi, può il dipendente rifiutarsi di adempiere all’ordine ricevuto o deve necessariamente eseguire le disposizioni ricevute dal proprio superiore o, direttamente, dal datore di lavoro?

Ordine di servizio manifestamente illegittimo, cosa fare nel privato?

Nell’ambito dei rapporti di lavoro privati, la Corte di Cassazione già da tempo ha affermato che il lavoratore dipendente non può rifiutarsi di eseguire la prestazione lavorativa richiesta, neanche in ipotesi di richiesta illegittima.

Essendo tenuto ad osservare le disposizioni impartite dall’imprenditore (artt. 2086 e 2104 C.C.), il lavoratore è infatti obbligato ad obbedire anche in presenza di un ordine di servizio manifestamente illegittimo, potendo egli esclusivamente richiedere giudizialmente, eventualmente in via d’urgenza, l’accertamento della illegittimità del provvedimento datoriale.

Soltanto nell’ipotesi di inadempimento totale del datore di lavoro (quando, ad esempio, il datore di lavoro ometta di corrispondere anche la retribuzione mensile), o in caso di ordini aventi ad oggetto prestazioni costituenti reato, il lavoratore ha facoltà di astenersi – legittimamente – dal rendere la propria prestazione.

Ordine di servizio illegittimo: cosa deve fare il dipendente pubblico?

continua
Sentenze

CHI DI 104 COLPISCE, DI LICENZIAMENTO PERISCE

Immagine61

Un abuso della Legge 104 da parte di un dipendente statale può legittimare il licenziamento. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8209/2018, relativa al licenziamento di una dipendente di una Azienda Sanitaria Locale a causa di una violazione della normativa inerente la Legge 104/1992 che concede ai laboratori dipendenti permessi retribuiti per assistere un parente disabile.

La decisione della Suprema Corte conferma quindi il licenziamento della dipendente che si era allontanata per una breve vacanza durante un periodo di permesso fruito grazie alla Legge 104.

Una sentenza che si basa su un principio solido: per classificare come abuso una violazione di legge non è necessario che la condotta negativa sia protratta nel tempo; quindi, il fatto che la violazione abbia avuto carattere di episodicità non rende illegittimo il provvedimento di licenziamento.

Anche in passato la Cassazione aveva sottolineato la legittimità del licenziamento dei lavoratori che abusano dei permessi concessi dalla normativa: la sentenza 5574/16, ad esempio, si riferiva al lavoratore licenziato per giusta causa in quanto aveva usato solo parte del tempo concesso per l’assistenza del familiare disabile.

continua
Sentenze

ASSENTE PER GIORNI UNO SENZA GIUSTIFICAZIONE?

Immagine9

Non si può sospendere dal servizio, con relativa perdita di stipendio, il lavoratore che si assenta per un giorno senza giustificazione. Così ha sottolineato la Cassazione, respingendo il ricorso di Poste nei confronti di un portalettere che si era assentato per un’intera giornata giustificando soltanto un paio d’ore per la visita in un ambulatorio medico e non producendo per il resto alcun certificato di malattia.

Ad avviso degli Ermellini, va confermata la decisione di merito che aveva sottolineato che il comportamento del lavoratore non rientrava “nell’ipotesi di simulazione della malattia o di altri impedimenti ad assolvere gli obblighi di servizio in assenza della prova della simulazione”. Per il Palazzaccio, correttamente la Corte d’Appello di Milano aveva escluso “che la produzione di documentazione medica insufficiente ad attestare l’esistenza della malattia fosse sufficiente a dimostrare la simulazione della malattia medesima” ed aveva proceduto “a verificare se la condotta contestata potesse essere ricondotta ad una delle altre ipotesi sanzionate con l’irrogazione della sospensione dal servizio”, escludendo tale evenienza.

In sostanza, hanno affermato da piazza Cavour, va condiviso il giudizio della corte milanese, secondo cui la condotta dell’uomo, per un’assenza “rimasta ingiustificata per alcune ore di un solo giorno lavorativo” non è di particolare gravità, considerando che “la norma collettiva indica tra le condotte sanzionabili con la sospensione l’assenza arbitraria per tre/sei giorni lavorativi”.

continua
Sentenze

CONSIGLIO DI STATO BOCCIA APPALTI PER IL PERSONALE IN SANITA’

Jpeg

Il Consiglio di Stato boccia gli appalti della Sanità per il personale. USB: adesso internalizziamo tutti

Nazionale, 15/03/2018 11:00

Un’importante sentenza del Consiglio di Stato, la 01571/2018 del 12 marzo 2018, stabilisce che la stragrande maggioranza degli appalti di personale a ditte e cooperative per centinaia di milioni di euro all’anno non è legittima. In attesa dell’internalizzazione chiesta da anni dall’Unione Sindacale di Base, l’unica via lecita è costituita dal ricorso a personale in somministrazione.

Un messaggio chiaro e definitivo alle ASL e agli ospedali che per sopperire alle necessità di personale, (infermieri, OSS, ausiliari), accampando il pretesto del blocco delle assunzioni nel pubblico, finora hanno proceduto con il sistema dell’appalto per migliaia di figure professionali, a ditte soprattutto cooperative.

Un notevole aggravio di costi per il servizio pubblico, con il conseguente peggioramento della qualità del servizio e delle condizioni di lavoro e il contestuale esplodere della corruzione per le aggiudicazioni.

Di fronte all’ennesimo scempio e contrariamente a quanto auspicato dagli stessi dirigenti della Asl Rm 6, il commissario Zingaretti e la Regione Lazio nell’autunno scorso hanno indetto l’ennesima gara per la fornitura di “beni e servizi” così come del resto hanno fatto negli anni per decine di appalti e per centinaia di milioni di euro nelle Asl e ospedali di tutta la Regione.

Di fronte alle proteste espresse dalla USB, nel colpevole silenzio assenso di altri sindacati, Zingaretti, allora già in campagna elettorale, ha di fatto elargito l’ennesimo favore alle ditte e cooperative che da anni si arricchiscono con le risorse del Servizio Sanitario Regionale, garantendo loro un appalto che alla collettività sarebbe costato molto meno se fosse stato regolare e legale.
Quante risorse pubbliche sono andate ad arricchire ditte e cooperative negli anni di blocco delle assunzioni? Il calcolo è semplice: fatto cento il costo di un’ora di lavoro,  l’appalto per somministrazione costa 105, viceversa nell’appalto per beni e servizi la stessa ora costa 125, come ben sanno gli amministratori della Asl Rm 6.

Si consideri che una sola cooperativa ha presso il Policlinico Umberto I circa 600 infermieri in appalto. Ogni ora lavorata di questi infermieri costa alla Regione circa 26 euro, ma al lavoratore ne arrivano circa 10 lordi.
La sentenza del Consiglio di Stato, che riprende precedenti sentenze di Cassazione, pur non rappresentando immediatamente la soluzione definitiva al problema “Appalti”,  fonte di sperpero di risorse pubbliche, corruzione, lavoro precario e malpagato, conferma  tutte le ragioni di anni di battaglie dell’USB per la reinternalizzazione dei lavoratori di ditte e cooperative che da anni garantiscono il Servizio Sanitario Regionale.

L’USB proseguirà quindi la battaglia per l’internalizzazione dei lavoratori e dei servizi, tenendo contemporaneamente conto delle differenze retributive che agli stessi spettano.
Unione Sindacale di Base Lavoro Privato

continua
Sentenze

TAR LAZIO: INAMMISSIBILE RICORSO DEL CUP AVVERSO LINEE GUIDA ANAC

sconcerto

Circa l’esito della causa intentata dal CUP nel mese di maggio del 2017, volta ad impugnare le linee guida ANAC in base alle quali i componenti dei Consigli nazionali e locali degli Ordini sarebbero tenuti alla pubblicazione dei dati personali patrimoniali, al pari del personale politico (ministri, parlamentari, etc.) e dei dirigenti pubblici, con la sentenza n. 1736 del 14 febbraio 2018, il TAR Lazio ha pronunziato l’inammissibilità del ricorso del CUP sulla base dell’asserzione della non vincolatività delle linee guida ANAC e quindi della loro mancanza di lesività.

Il TAR, in tal modo, esclude che le linee guida ANAC abbiano di per sé portata conformativa dei comportamenti dei destinatari.

Sentenza Tar Lazio 1736-18 – CUP-Anac

 

continua
Sentenze

AIAS: P.Q.M. IL TAR SARDEGNA RIGETTA IL RICORSO..

COME DA COPIONE
Pubblicato il 27/12/2017

N. 00818/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00009/2016 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 9 del 2016, proposto da:
Associazione Italiana Assistenza Spastici Aias Cagliari, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Gianni Faa, Filippo Lubrano, Enrico Lubrano, con domicilio eletto presso lo studio Gianni Faa in Cagliari, via Sonnino N. 33;

contro

Asl 7 – Carbonia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Matilde Mura, con domicilio eletto presso il suo studio in Cagliari, via Ancona N.3;

nei confronti di

Ugl Sanita, Ugl Sanita Sardegna non costituiti in giudizio;

per l’annullamento

della deliberazione 12 giugno 2015, n. 830/C, con la quale il Commissario straordinario della

ASL n. 7 di Carbonia ha disposto il pagamento della somma pari ad euro 57. 722,90, in favore dei

lavoratori di AIAS indicati nel relativo allegato; nonché di tutti i provvedimenti comunque

connessi e coordinati, anteriori e conseguenti e, in particolare, degli ordinativi di pagamento

conseguenti e dei relativi pagamenti materiali successivamente disposti;.

continua