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AIAS, NIENTE SOSPENSIVA: TAR SARDEGNA SI PRONUNCIERA’ IL 18 OTTOBRE PV. DELIBERA REGIONE SARDEGNA COGENTE

TRIBUNALE

La delibera del Consiglio Regionale della Sardegna con indicazioni per la riduzione dei tetti di spesa e del rispetto degli obblighi contrattuali verso i dipendenti e la conseguente piena attribuzione al Direttore Generale ATS Sardegna di vigilare sulla sua applicazione, resta in piedi in tutta la sua interezza e produrrà i suoi effetti sin d’ora e almeno sino al 18 ottobre pv. Notizia in aggioramento.

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RIBADITO IL DIRITTO A FRUIRE DEL TEMPO DI VESTIZIONE ABITI DA LAVORO

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Chi ha l’obbligo di lavorare indossando una divisa o una tuta ha diritto a vedersi pagato anche il tempo necessario per cambiarsi. Lo ha stabilito il Tribunale di Bari, che ha condannato la locale Asl a pagare 165mila euro di arretrati a 13 dipendenti protagonisti di quella che il sindacato Usppi definisce «una causa pilota».

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ASSOLTE DUE INFERMIERE: IL PROTOCOLLO NON PREVEDEVA LA CONTA DELLA GARZE

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Assolte con formula piena, «perché il fatto non sussiste». E’ la sentenza del giudice Italo Ghitti nei confronti di due infermiere accusate di lesioni colpose nei confronti di una donna di 77 anni. L’anziana era stata sottoposta un intervento, in ospedale a Piacenza, per sostituire iliache maker, ma una garza venne dimenticata nel petto e questo scatenò un’infezione. Per il fatto, mesi fa fu condannata un medico a due mesi. Pe le infermiere il pm chiese l’archiviazione, ma la parte civile si oppose. Il giudice per l’indagine preliminare dispose, in seguito, il rinvio a giudizio e si aprì un nuovo dibattimento.

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CASSAZIONE, SENTENZA N. 13799/2017: CRITICARE DURAMENTE L’AZIENDA SUI SOCIAL NON E’ SUFFICIENTE A GIUSTIFICARNE IL LICENZIAMENTO

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“” Le parole utilizzate dalla dipendente sono censurabili ma, secondo i giudici, non sufficienti per giustificarne il licenziamento”” (Cassazione, sentenza n. 13799/2017, sez. Lavoro). Social. Contesto della vicenda è una realtà imprenditoriale operativa nel Sud Italia. A far scoppiare la bagarre sono alcune frasi pubblicate online da una lavoratrice, che su Facebook critica aspramente, e in modo non proprio sobrio, l’azienda e l’amministratore. E l’episodio è ritenuto sufficiente dalla società per cacciare la dipendente.

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IN CASO DI INFORTUNIO, IL LAVORATORE CHE NON SI ATTIENE ALLE SUE MANSIONI NON PUO’ PRETENDERE RISARCIMENTI

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Sentenza Cassazione Civile  n. 13885/2017 depositata il 1° giugno. In presenza di un rischio che lo stesso lavoratore ha generato con una sua scelta arbitraria che dà luogo a una situazione diversa rispetto a quelle consuete proprie dell’attività lavorativa che svolge, egli non potrà pretendere alcunché. La Suprema Corte ha riscontrato proprio questo nel caso di specie e, cioè, un comportamento estraneo ed eccentrico posto in essere dal lavoratore rispetto alle sue ordinarie mansioni.

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REINTEGRATO DAL GIUDICE SINDACALISTA CGIL TECNICO DI RADIOLOGIA LICENZIATO NEL 2015

ART.21
Reintegrato dal Tribunale di Nola delegato licenziato nel 2005. Fp: fatta giustizia

“Giustizia è fatta”. Così la Funzione Pubblica Cgil Napoli e Campania saluta la decisione del Tribunale di Nola di reintegrare un delegato della Cgil licenziato nell’agosto del 2015. Il suo nome è Carlo Del Vasto, tecnico di radiologia nonché delegato della Cgil, licenziato dal gruppo Coleman – Medicina Futura dopo aver denunciato alle autorità il malfunzionamento di un apparecchio nel reparto di radioterapia. Oggi, a distanza di quasi due anni, con un’ordinanza il Tribunale di Nola ha reintegrato Carlo nel suo posto di lavoro.

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TRIAGE ERRATO? OMICIDIO COLPOSO

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È responsabile per l’omicidio colposo del paziente giunto al pronto soccorso, con infarto in corso, l’infermiere che ha errato la valutazione assegnandogli un codice verde. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, IV sezione penale, che nella sentenza n. 18100/2017 (qui sotto allegata) si è pronunciata sull’addebito contestato a un infermiere condannato alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili

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PROCEDIMENTO DISCIPLINARE ILLEGITTIMO CONTRO UN’INFERMIERA: MEDICO CONDANNATO A 12 MILA EURO DI RISARCIMENTO

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I giudici della Corte dei Conti della Liguria hanno condannato, a 12 mila euro di risarcimento, un medico dell’ospedale di Albenga, accusato di aver adottato, nei confronti di un’infermiera, un provvedimento disciplinare giudicato illegittimo.

Il medico deve risarcire la somma che l’Asl 2 di Savona ha dovuto pagare all’infermiera a seguito del contenzioso avviato per il provvedimento disciplinare giudicato illegittimo. Infatti, con sentenza passata in giudicato, la Corte d’Appello di Genova aveva condannato in solido la Regione Liguria e il medico al risarcimento del danno.

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EROGATE SOMME NON DOVUTE? LEGITTIMA LA RESTITUZIONE

CARAMELLE

Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4323/17 depositata il 20 febbraio 2017. Il caso. La Corte d’appello di Torino, confermando la pronuncia di primo grado, rigettava la domanda di una ex docente di un istituto scolastico diretta all’annullamento del provvedimento con cui, il Ministero delle Finanze, chiedeva la restituzione di somme da questa indebitamente percepite a titolo di retribuzione. Risultava infatti pacifico ed incontestato che la lavoratrice – risultata lungamente assente dal posto di lavoro a causa di una malattia di natura oncologica e, successivamente, dichiarata inabile al lavoro e pensionata – avesse percepito durante la propria assenza la retribuzione piena e non, come invece avrebbe dovuto, quella progressivamente ridotta in virtù dell’applicabile disciplina di legge e di contratto.

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