chiudi

Legislazione

Sentenze

P.Q.M. HA DIRITTO AD ESSERE ASSEGNATO…

Cosi-e-se-vi-pare

Da Nursing Up Lazio riceviamo e pubblichiamo.

Gent.le Direttore, interessante sentenza. Io stessa nel difendere colleghi che sospiravano per un cambio contestuale, ho dovuto consigliare di rinunciare a cambiare alle prerogative di L. 104.
Un bruttissimo consiglio, cui avrei preferito non ricorrere, si è costretti ad utilizzare tale modalità al fine di addivenire ad una soluzione. Spesso è un problema serio essere costretti ad aspettare i tempi della giustizia, certi escamotage, benché lunghi, risultano più veloci del ricorso al tribunale, ma anche più economico.

continua
Sentenze

SE L’INFERMIERE PIANGE, IL MEDICO NON RIDE

photo-1518893883800-45cd0954574b

Risarcimento del danno per mancato riconoscimento della professionalità

Il Tribunale di Potenza, Sezione Lavoro, ha condannato un’azienda sanitaria lucana al risarcimento del danno professionale e patrimoniale subito da un dirigente medico  a cui è stato immotivatamente negato il diritto a essere impiegato in mansioni attinenti al proprio ruolo.

Il medico, dipendente di un’Azienda Sanitaria lucana, è stato costretto a una forzata inattività per un periodo prolungato senza alcuna giustificazione da parte dell’Azienda Sanitaria di appartenenza. Al professionista, infatti, è stato attribuito un incarico di base oggettivamente inadeguato rispetto al bagaglio professionale, all’esperienza maturata, all’anzianità di servizio e alle valutazioni positive formulate dalla stessa Azienda.

continua
Legislazione

LUCA BENCI: UN DROPLET OLTRE IL MANUALE GIURIDICO

Immagine4

Ci sono molte possibilità per descrivere un uomo ed un professionista, e quell’uomo e quel professionista oggi avrebbe ironicamente commentato e aggrottato le ciglia, come era solito fare, di fronte ad improbabili pistolotti post mortem.

Spiazzante  nella vita infermieristica e giuridica e deprivato di luoghi comuni, resterà ben oltre un manuale giuridico, un libro, una lezione ad un evento ecm, uno scritto sempre pungente, attuale e contaminante: un droplet che si posava ovunque, soprattutto sulle foglie di quella professione sanitaria che amava e che lo ricambiava nutrendosi di quei ragionamenti e di quelle prospettive, pur irte.

Ben oltre un manuale perché è stato l’essenza e la forma della  professione infermieristica stessa, per la quale tutti i giorni ci spendiamo e che vorremmo.

Una assenza-presenza che continuerà a pesare e contare per anni negli infermieri di buona volontà.

 

continua
Sentenze

CIRCONVENZIONE D’INCAPACE: 4 ANNI E 3 MESI DI RECLUSIONE

Immagine1
Ha circuito una paziente malata sottraendole con l’inganno circa 60mila euro. Un’infermiera professionale dell’Ausl, in servizio a Riccione, è stata condannata per circonvenzione d’incapace dal tribunale collegiale di Rimini a 4 anni e 3 mesi di reclusione. Ritenuto colpevole anche il figlio: per lui una pena di 2 anni e 9 mesi per riciclaggio di denaro.
Secondo l’accusa, l’infermiera (originaria della provincia di Potenza) dal 2011 al 2013 avrebbe lavorato ai fianchi la paziente, una riminese di 58 anni affetta da una malattia mentale e invalida civile, conquistando la sua fiducia e il suo affetto in modo da farsi consegnare tutti i soldi che aveva su un conto corrente postale, circa 60mila euro, provenienti dalla vendita di un piccolo appartamento ereditato.
continua
Sentenze

DANNO ERARIALE: CORTE DEI CONTI CONDANNA UN’INFERMIERA A RISARCIRE DANNI PROVOCATI AD UN PAZIENTE

Immagine1

La Corte dei Conti ha condannato un’infermiera a pagare alla Regione parte del risarcimento dato ad una paziente alla quale aveva provocato lesioni

FIRENZE — Un’infermiera in servizio presso l’ospedale di Piombino è stata condannata a risarcire la Regione Toscana della somma di 50mila euro per aver causato gravi lesioni ad una paziente durante una colonscopia. I fatti risalgono al 2010 e la donna in seguito alle gravi lesioni provocate dall’indagine eseguita non correttamente, come ha stabilito la sentenza della delle Corte dei Conti della Toscana, fu sottoposta ad un intervento urgente.

La donna aveva citato L’Asl Toscana nord ovest ottenere un risarcimento per i danni subiti dalla donna e l’Asl l’aveva risarcita con la cifra di 550mila euro nel 2015 sulla base della quantificazione del danno proposta dal Comitato regionale di Valutazione Sinistri. L’Asl poi aveva inviato alla Corte dei Conti, l’elenco dei sinistri risarciti per l’anno 2015 come avviene in questi casi.

Era così partito il procedimento da parte della procura della Corte dei Conti che si è concluso con la sentenza del 12 Dicembre scorso in cui è stato stabilito che l’infermiera dovrà pagare alla Regione Toscana la somma di 50mila euro  -in base ad una serie di valutazioni fra le quali le sue possibilità economiche – e non all’Asl, dato che si tratta di risorse stanziate all’Asl con apposito fondo da parte della Regione. Altro dato emerso per la riduzione del risarcimento dovuto dall’infermiera consiste nel fatto che non era stata stipulata una polizza assicurativa da parte dell’azienda stessa.

https://www.quinewsvaldicornia.it/firenze-lesioni-durante-un-esame-infermiera-deve-pagare.htm

continua
Sentenze

PS PISTOIA, RECISE PER ERRORE IL CAVO SALVAVITA: CONDANNATA L’INFERMIERA

Immagine1

PISTOIA. Condannata l’infermiera del pronto soccorso dell’ospedale del Ceppo che il 20 marzo 2012, per un tragico errore, tagliò per errore il cavo di alimentazione del dispositivo che teneva in vita il cardiopatico R S, pistoiese, 69 anni.

All’esperta professionista R M, 62 anni, il tribunale di Pistoia (giudice monocratico A A) ha inflitto una pena di 6 mesi e ha riconosciuto una consistente provvisionale per le parti civili, cioè la moglie e i due figli di S. A rispondere “in solido” con l’infermiera sarà l’azienda sanitaria Asl, che all’inizio del processo si era costituita come responsabile civile.

Si è concluso con questo esito, venerdì 13 dicembre, il processo per il tragico incidente al pronto soccorso, la cui prima udienza si svolse nel dicembre 2014. Sette anni esatti per appurare – ovviamente secondo questa sentenza di primo grado – che R Si morì proprio per il taglio dell’alimentazione del suo dispositivo salvavita, un Vad (Ventricular Assessment Device) che gli era stato impiantato all’ospedale San Raffaele di Milano. Le sue condizioni fisiche non erano certo buone – il ricovero quel giorno venne disposto in codice rosso – ma le consulenze discusse durante il dibattimento hanno consentito di appurare che S non sarebbe morto se il suo Vad non si fosse arrestato.

continua
Normativa

MOBILITA’ DEL DIPENDENTE EX ART. 42 BIS D.LVO N. 151/2001

Immagine2

Mobilità del dipendente ex art.42 bis D.Lvo 151/2001

L’art. 42 bis del D.Lgs. 26 marzo 2001, n.151 prevede per i dipendenti pubblici una forma di mobilità volta a ricongiungere i genitori del bambino favorendo concretamente la loro presenza nella fase iniziale di vita del proprio figlio.

La norma in particolare dispone: “Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda”.

continua
Normativa

STIAMO ARRIVANDO: ART. 702 BIS CODICE PROCEDURA CIVILE

Immagine4

Dispositivo dell’art. 702 bis Codice di procedura civile

Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, la domanda può essere proposta con ricorso al tribunale competente. Il ricorso, sottoscritto a norma dell’articolo 125, deve contenere le indicazioni di cui ai numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 6) e l’avvertimento di cui al numero 7) del terzo comma dell’articolo 163.

A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio e lo presenta senza ritardo al presidente del tribunale, il quale designa il magistrato cui è affidata la trattazione del procedimento.

Il giudice designato fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti, assegnando il termine per la costituzione del convenuto, che deve avvenire non oltre dieci giorni prima dell’udienza; il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato al convenuto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione.

Il convenuto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente a fondamento della domanda, indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione, nonché formulare le conclusioni. A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non sono rilevabili d’ufficio.

Se il convenuto intende chiamare un terzo in garanzia deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di costituzione e chiedere al giudice designato lo spostamento dell’udienza. Il giudice, con decreto comunicato dal cancelliere alle parti costituite, provvede a fissare la data della nuova udienza assegnando un termine perentorio per la citazione del terzo. La costituzione del terzo in giudizio avviene a norma del quarto comma.

continua