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CASSAZIONE N. 28451/19: NON A CARICO DEL SSN IL MULTITRATTAMENTO DI BELLA

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 «Ottenere la somministrazione del cosiddetto ‘metodo Di Bella a carico del servizio sanitario nazionale quando già nel 1998 l’‘Istituto superiore della Sanità’ rende nota l’assenza di risposte favorevoli in ordine alla verifica dell’attività antitumorale del trattamento?»

La Cassazione respinge la richiesta avanzata da una cittadina, ritenendo insignificante riferirsi ad una tutta da dimostrare efficacia della specifica terapia medico-farmacologica

(Cassazione, ordinanza n. 28451/19, sez. Lavoro, deposito del 5 Novembre 2019).

Un trattamento medico-farmacologico non può essere posto a carico della collettività in funzione di un “desiderata” terapeutico.  Vale sempre l’evidenza scientifica dei benefici apportati alla salute dalla cura.

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SENTENZA TRIBUNALE PORDENONE SU QUOTA ISCRIZIONE ORDINE PROFESSIONALE

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CONTRO A.A.S. n° 5 FRIULI OCCIDENTALE Rappresentata e difesa dall’avv. to V. C-, RESISTENTE,

Causa discussa e decisa all’udienza del 11/07/2019 sulle seguenti CONCLUSIONI

PER I RICORRENTI

Nel merito: Voglia l’Ill.mo Tribunale:

1) accertare e dichiarare la sussistenza per i ricorrenti, infermieri professionali dipendenti dell’A.S.S. n. 5 Friuli Occidentale, dell’obbligo di iscrizione all’albo professionale, tenuto dal Collegio IPASVI;

2) accertare e dichiarare, in tal caso, che la relativa tassa di iscrizione gravi in capo al datore di lavoro A.S.S n. 5 Friuli Occidentale.

segue in allegato

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CAMBIO D’UFFICIO DEL LAVORATORE CON UN DISABILE CONVIVENTE? ILLEGITTIMO

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La Cassazione recepisce le obiezioni proposte dal legale del lavoratore centrate sul richiamo alla legge 104 che «menziona la sede e non l’unità produttiva», e «l’effettivo luogo di svolgimento del lavoro»
“”Il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente opera ogni volta muti definitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione, anche nell’ambito della medesima unità produttiva che comprenda uffici dislocati in luoghi diversi,in quanto il dato testuale contenuto nella norma fa riferimento alla sede di lavoro””
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LAVAGGIO INDUMENTI DI LAVORO DA PARTE DEL DATORE? NON SEMPRE…

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Non è automatico che il datore  sia obbligato al lavaggio degli indumenti di lavoro senza funzione protettiva e senza poter quindi essere considerati dispositivi individuali di protezione.

La Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 21662/19, depositata il 23 agosto, respinte richieste risarcitorie di alcuni lavoratori.

In base alle risultanze di una consulenza tecnica d’ufficio, gli indumenti da lavoro forniti dal datore non avevano infatti una funzione di protezione da rischi suscettibili di minacciare la sicurezza e la salute durante il servizio prestato.

nb: richiamare nella sentenza l’art. 40 d.lgs. n. 626/1994, stride con il III millennio in corso d’opera….

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CASSAZIONE GENOVA ANNULLA SENTENZE ASL 5 SPEZZINA

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A distanza di anni dai fatti, la Corte di Cassazione sta annullando le sentenze con le quali la Corte di Appello di Genova ha negato ad una serie di dipendenti della sanità pubblica spezzina il riconoscimento del diritto al riposo, a seguito di prestazioni richieste in reperibilità attiva. In sostanza, sarebbe stata confusa dai giudici la reperibilità passiva – in cui il lavoratore è a disposizione – con quella attiva, in cui il lavoratore presta servizio.

Nel primo caso, si compensa con lo straordinario. Nel secondo, da contratto di lavoro, va recuperato anche il diritto al riposo. E la Asl non lo aveva concesso. L’ultimo ricorso esaminato in Cassazione, è quello di Maurizio Martini, coordinatore tecnico di radiologia, che a Genova si era visto respingere la richiesta di condanna della Asl 5 al pagamento dell’indennità sostitutiva per i riposi giornalieri e settimanali non fruiti fra il 2003 e il 2008, data del pensionamento.

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1 MAGGIO FESTA DEL LAVORO: LICENZIATO E REINTEGRATO

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Cassazione: CCNL e deroghe sono secondari, il lavoratore può astenersi durante le festività infrasettimanali.

Si è pronunciata sul diritto del lavoratore all’astensione dal lavoro nel corso delle festività infrasettimanali la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 18887/2019, ritenendo illegittimo il licenziamento per giusta causa motivato con il rifiuto del dipendente di adempiere alla prestazione in una di queste occasioni.Nel caso esaminato, il lavoratore si era rifiutato di lavorare il primo maggio, festa nazionale dei lavoratori, che in quella occasione cadeva in un giorno infrasettimanale.

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ORDINI PROFESSIONALI E DANNO ERARIALE

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I mezzi finanziari gestiti da un Ordine professionale, a prescindere dalla loro provenienza devono considerarsi pubbliche per la natura stessa dell’Ordine, con la conseguenza che il danno che “l’ente di diritto pubblico non economico” subisce in merito a tali risorse costituisce danno al patrimonio dell’ente – e quindi danno erariale – il cui accertamento è sottoposto alla giurisdizione della Corte dei Conti.

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 25 settembre 2018 – 26 giugno 2019, n. 17118

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DIRITTO ALL’OBLIO TRA RISERVATEZZA E RIEVOCAZIONE STORICA

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Tra il diritto di riservatezza e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato, ferma restando la scelta editoriale quale espressione della libertà di stampa e di informazione,  il giudice valuta l’interesse pubblico, concreto ed attuale, alla menzione degli elementi identificativi delle persone che di quei fatti e di quelle vicende furono protagonisti.

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 4 giugno – 22 luglio 2019, n. 19681

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ESERCIZIO ABUSIVO DI CONGEDO STRAORDINARIO…

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Un genio. Un dirigente, ammesso alla fruizione del congedo straordinario ex art. 42 d.lgs. n. 151/2001 per assistere il padre disabile, è stato licenziato per giusta causa per essersi allontanato dall’abitazione di quest’ultimo in bicicletta per una vacanza di due settimane a centinaia chilometri di distanza e, comunque, in altre molteplici occasioni, singolarmente considerate.

La sussistenza dell’esercizio abusivo del congedo straordinario da parte del lavoratore integra una giusta causa di licenziamento.

Hai voluto la bicicletta? Pedala.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 14 maggio – 19 luglio 2019, n. 19580

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