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CORRUZIONE PER I DIPENDENTI OSPEDALIERI CHE SI CONFIDANO CON LE AGENZIE FUNEBRI

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I soggetti appartenenti al personale ospedaliero comunque inserito nell’attività di assistenza ai malati sono incaricati di pubblico servizio, ciò, in quanto l’operatore professionale e l’ausiliario socio sanitario espletano un pubblico servizio non caratterizzato esclusivamente dallo svolgimento di semplici mansioni di ordine e dalla prestazione di opere meramente materiali, bensì di controllo e di vigilanza diretta con i pazienti ricoverati. Ne consegue che integra gli estremi del reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio la comunicazione, ad opera di tale personale, dell’avvenuto o prossimo decesso dei degenti a titolari di imprese funebri, dietro compenso di somme in denaro, allo scopo di favorire specifiche imprese nell’acquisizione del servizio funebre.

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QUALE RESPONSABILITA’ DEI SANITARI IN CASO DI MORTE CAGIONATA DA UN PZT. PSICHIATRICO?

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Compete al medico curante l’attestazione di non pericolosità di una paziente psichiatrica sicché non possono essere ritenuti responsabili della condotta della paziente etero aggressiva l’amministratore e gli infermieri di una struttura assistenziale dove trovano ricovero esclusivamente pazienti psichiatrici stabilizzati.

FATTO:

una paziente psichiatrica entra nella stanza di un altro paziente e, schernita dallo stesso, reagisce colpendolo più volte con una scarpa: il personale medico si era accorto delle lesioni solo il mattino seguente e non aveva potuto impedire il decesso avvenuto alcuni giorni dopo. Ritenuti indiretti responsabili l’amministratore della struttura e gli infermieri del turno di notte.

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VALUTAZIONE DEI COMPORTAMENTI VESSATORI E DISCRIMINANTI IL LAVORATORE

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«nell’ipotesi in cui il lavoratore chieda il risarcimento del danno patito alla propria integrità psico-fisica in conseguenza di una pluralità di comportamenti del datore di lavoro e dei colleghi di lavoro di natura asseritamente vessatoria, il giudice del merito, pur nella accertata insussistenza di un intento persecutorio idoneo ad unificare tutti gli episodi addotti dall’interessato e quindi della configurabilità di una condotta di mobbing, è tenuto a valutare se alcuni dei comportamenti denunciati – esaminati singolarmente, ma sempre in sequenza causale – pur non essendo accomunati dal medesimo fine persecutorio, possano essere considerati vessatori e mortificanti per il lavoratore e, come tali, siano ascrivibili a responsabilità del datore di lavoro, che possa esserne chiamato a risponderne, nei limiti dei danni a lui imputabili».

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INFEZIONE NOSOCOMIALE TRA CONDOTTA LESIVA ED OMICIDIO COLPOSO

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L’infezione nosocomiale è una causa sopravvenuta che non esclude il rapporto di causalità tra la condotta colposa lesiva e l’evento morte della vittima

In tema di responsabilità colposa, le cause sopravvenute idonee ad escludere il rapporto di causalità sono sia quelle che innescano un processo causale del tutto differente ed autonomo rispetto a quello originato dalla condotta dell’agente, sia quelle che, pur inserite in un processo causale ricollegato a tale condotta, si connotino per la peculiare anomalia ed eccezionalità, in tal modo ponendosi al di fuori della ragionevole plausibilità.

Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.29139 del 25/06/2018 (ECLI:IT:CASS:2018:29139PEN), udienza del 30/05/2018,Presidente CIAMPI FRANCESCO MARIA  Relatore CENCI DANIELE 

in aggiornamento
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NUOVE CONDANNE PER LA MORTE DI MASTROGIOVANNI, CONTENUTO CHIMICAMENTE E FISICAMENTE PER 4 GIORNI

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Il processo per la morte del maestro elementare Francesco Mastrogiovanni si conclude con nuove condanne.

Una notizia inaspettata considerato che il Procuratore Generale della Corte di Cassazione con un lungo intervento durato oltre due ore, nella giornata di ieri aveva chiesto l’annullamento della sentenza di condanna senza rinvio per gli infermieri coinvolti nella vicenda, sia per l’accusa di sequestro di persona che per omicidio colposo. Per i medici, invece, la richiesta era stata di conferma per il reato di falso in atto pubblico e di annullamento con rinvio per l’accusa di sequestro di persona. Nelle richieste del procuratore Orsi era stato quindi demolito tutto l’impianto accusatorio relativo alla morte di Mastrogiovanni, deceduto all’ospedale di Vallo della Lucania dopo un ricoverato in regime di trattamento sanitario obbligatorio. A 24 ore dalle richieste del Pg è giunta la decisione del presidente della Corte di Cassazione, Fumo.

Per quanto riguarda i medici è stato rigettato il ricorso e rideterminata la pena di Rocco Barone e Raffaele Basso ad un anno e tre mesi; di Amerigo Mazza e Anna Angela Ruberto a 10 mesi. Rigettato il ricorso di Michele Di Genio per il quale è stata dichiarata irrevocabile la condanna per il delitto previsto dagli articoli 110 c.p. (concorso di reato) e 605 c.p. (sequestro di persona). Per quest’ultimo, invece, i giudici hanno annullato la sentenza relativamente al reato di falsità ideologica (art. 479 c.p.) in concorso, con rinvio per nuovo esame sul punto alla Corte d’Appello. Rigettato il ricorso (senza rinvio) anche di Michele Della Pepa per il quale è confermata la pena.

Annullata senza rinvio ai fini penali la sentenza per gli imputati condannati per il delitto  previsto dall’art. 586 del c.p. (morte come conseguenza di altro reato) e 110 c.p. (concorso), essendo il reato estinto per prescrizione. Annullati anche gli effetti civili con rinvio al giudice civile competente in grado di Appello. Per quanto concerne gli infermieri, invece, sono arrivate nuove condanne: Giuseppe Forino, Alfredo Gaudio, Nicola Oricchio e Massimo Scarano condannati a 8 mesi; Antonio De Vita, Maria D’Agostino Cirillo, Antonio Tardio, Massimo Minghetti, Maria Carmela Cortazzo, Raffaele Russo a 7 mesi di reclusione.

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INDOSSARE DIVISA DA LAVORO? ANCHE PRESSO LA PROPRIA ABITAZIONE PRIMA E DOPO IL  TURNO DI SERVIZIO

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Venti minuti in tutto, per indossare e togliere gli indumenti da lavoro, non va considerato come “lavoro supplementare”. Respinta una richiesta di ottenere un’ulteriore retribuzione dall’azienda (Cassazione, ordinanza n. 16249/18, sez. Lavoro, depositata oggi).

Vestizione e svestizione.  Una dipendente di un supermercato, spiega di essere stata obbligata come cassiera a impiegare venti minuti al giorno «per indossare e togliere gli indumenti da lavoro», ossia «camice e scarpe antinfortunistiche». Consequenziale è stata la richiesta di vedere retribuiti  il «lavoro supplementare».

Domanda accolta in Tribunale e respinta in Corte d’appello, per la quale  «l’obbligo di indossare camice e scarpe» poteva essere adempiuto «anche presso la propria abitazione, prima dell’inizio del turno di lavoro».

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IL CONSIGLIO DI STATO SUI FISIOTERAPISTI: ORDINANZA N. 3354/18

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Il Consiglio di Stato ritorna ad occuparsi dei fisioterapisti dopo il deposito della sentenza della sez. III, n. 5840/17  con la quale era stato accolto l’appello del Sindacato Italiano medici di medicina fisica e riabilitativa a proposito della regolamentazione dalla Regione Sardegna.  Adesso è il turno dell’Ordinanza n. 3554/18 dell’11 giugno nella querelle tra fisiatri, fisioterapisti, massofisioterapisti e la distinzione tra apparecchiature e tecniche d’impiego.

Della possibile riconversione creditizia del titolo di massofisioterapista conseguito all’esito di un corso triennale e della valutazione dei crediti formativi ai fini dell’iscrizione al terzo anno del corso di laurea in Fisioterapia, si rimettere la questione alla Adunanza plenaria.

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CONSIGLIO DI STATO RESPINGE ASL BENEVENTO. 118 SANNIO RESTA IN CODICE ROSSO.

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La terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’Asl di Benevento in merito alla gara del servizio di 118 nel Sannio. Come si ricorderà, l’Anpas Campania e la Confederazione delle Misericordie d’Italia avevano presentato istanza al Tar per richiedere la sospensione o l’annullamento della gara di appalto. Secondo le associazioni, l’azienda di via Oderisio ha fissato un prezzo a base d’asta troppo esiguo per rispettare il capitolato.

Un dubbio che ha trovato il favore del Tribunale amministrativo con la Quinta Sezione di Napoli che lo scorso maggio ha accolto il ricorso delle associazioni sospendendo le procedure e fissando la trattazione di merito del ricorso per il prossimo 17 luglio. Bisognerà attendere ancora, dunque, per conoscere il destino del servizio del 118.

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