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LUCA BENCI: UN DROPLET OLTRE IL MANUALE GIURIDICO

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Ci sono molte possibilità per descrivere un uomo ed un professionista, e quell’uomo e quel professionista oggi avrebbe ironicamente commentato e aggrottato le ciglia, come era solito fare, di fronte ad improbabili pistolotti post mortem.

Spiazzante  nella vita infermieristica e giuridica e deprivato di luoghi comuni, resterà ben oltre un manuale giuridico, un libro, una lezione ad un evento ecm, uno scritto sempre pungente, attuale e contaminante: un droplet che si posava ovunque, soprattutto sulle foglie di quella professione sanitaria che amava e che lo ricambiava nutrendosi di quei ragionamenti e di quelle prospettive, pur irte.

Ben oltre un manuale perché è stato l’essenza e la forma della  professione infermieristica stessa, per la quale tutti i giorni ci spendiamo e che vorremmo.

Una assenza-presenza che continuerà a pesare e contare per anni negli infermieri di buona volontà.

 

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CIRCONVENZIONE D’INCAPACE: 4 ANNI E 3 MESI DI RECLUSIONE

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Ha circuito una paziente malata sottraendole con l’inganno circa 60mila euro. Un’infermiera professionale dell’Ausl, in servizio a Riccione, è stata condannata per circonvenzione d’incapace dal tribunale collegiale di Rimini a 4 anni e 3 mesi di reclusione. Ritenuto colpevole anche il figlio: per lui una pena di 2 anni e 9 mesi per riciclaggio di denaro.
Secondo l’accusa, l’infermiera (originaria della provincia di Potenza) dal 2011 al 2013 avrebbe lavorato ai fianchi la paziente, una riminese di 58 anni affetta da una malattia mentale e invalida civile, conquistando la sua fiducia e il suo affetto in modo da farsi consegnare tutti i soldi che aveva su un conto corrente postale, circa 60mila euro, provenienti dalla vendita di un piccolo appartamento ereditato.
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DANNO ERARIALE: CORTE DEI CONTI CONDANNA UN’INFERMIERA A RISARCIRE DANNI PROVOCATI AD UN PAZIENTE

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La Corte dei Conti ha condannato un’infermiera a pagare alla Regione parte del risarcimento dato ad una paziente alla quale aveva provocato lesioni

FIRENZE — Un’infermiera in servizio presso l’ospedale di Piombino è stata condannata a risarcire la Regione Toscana della somma di 50mila euro per aver causato gravi lesioni ad una paziente durante una colonscopia. I fatti risalgono al 2010 e la donna in seguito alle gravi lesioni provocate dall’indagine eseguita non correttamente, come ha stabilito la sentenza della delle Corte dei Conti della Toscana, fu sottoposta ad un intervento urgente.

La donna aveva citato L’Asl Toscana nord ovest ottenere un risarcimento per i danni subiti dalla donna e l’Asl l’aveva risarcita con la cifra di 550mila euro nel 2015 sulla base della quantificazione del danno proposta dal Comitato regionale di Valutazione Sinistri. L’Asl poi aveva inviato alla Corte dei Conti, l’elenco dei sinistri risarciti per l’anno 2015 come avviene in questi casi.

Era così partito il procedimento da parte della procura della Corte dei Conti che si è concluso con la sentenza del 12 Dicembre scorso in cui è stato stabilito che l’infermiera dovrà pagare alla Regione Toscana la somma di 50mila euro  -in base ad una serie di valutazioni fra le quali le sue possibilità economiche – e non all’Asl, dato che si tratta di risorse stanziate all’Asl con apposito fondo da parte della Regione. Altro dato emerso per la riduzione del risarcimento dovuto dall’infermiera consiste nel fatto che non era stata stipulata una polizza assicurativa da parte dell’azienda stessa.

https://www.quinewsvaldicornia.it/firenze-lesioni-durante-un-esame-infermiera-deve-pagare.htm

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Sentenze

PS PISTOIA, RECISE PER ERRORE IL CAVO SALVAVITA: CONDANNATA L’INFERMIERA

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PISTOIA. Condannata l’infermiera del pronto soccorso dell’ospedale del Ceppo che il 20 marzo 2012, per un tragico errore, tagliò per errore il cavo di alimentazione del dispositivo che teneva in vita il cardiopatico R S, pistoiese, 69 anni.

All’esperta professionista R M, 62 anni, il tribunale di Pistoia (giudice monocratico A A) ha inflitto una pena di 6 mesi e ha riconosciuto una consistente provvisionale per le parti civili, cioè la moglie e i due figli di S. A rispondere “in solido” con l’infermiera sarà l’azienda sanitaria Asl, che all’inizio del processo si era costituita come responsabile civile.

Si è concluso con questo esito, venerdì 13 dicembre, il processo per il tragico incidente al pronto soccorso, la cui prima udienza si svolse nel dicembre 2014. Sette anni esatti per appurare – ovviamente secondo questa sentenza di primo grado – che R Si morì proprio per il taglio dell’alimentazione del suo dispositivo salvavita, un Vad (Ventricular Assessment Device) che gli era stato impiantato all’ospedale San Raffaele di Milano. Le sue condizioni fisiche non erano certo buone – il ricovero quel giorno venne disposto in codice rosso – ma le consulenze discusse durante il dibattimento hanno consentito di appurare che S non sarebbe morto se il suo Vad non si fosse arrestato.

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Normativa

MOBILITA’ DEL DIPENDENTE EX ART. 42 BIS D.LVO N. 151/2001

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Mobilità del dipendente ex art.42 bis D.Lvo 151/2001

L’art. 42 bis del D.Lgs. 26 marzo 2001, n.151 prevede per i dipendenti pubblici una forma di mobilità volta a ricongiungere i genitori del bambino favorendo concretamente la loro presenza nella fase iniziale di vita del proprio figlio.

La norma in particolare dispone: “Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda”.

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Normativa

STIAMO ARRIVANDO: ART. 702 BIS CODICE PROCEDURA CIVILE

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Dispositivo dell’art. 702 bis Codice di procedura civile

Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, la domanda può essere proposta con ricorso al tribunale competente. Il ricorso, sottoscritto a norma dell’articolo 125, deve contenere le indicazioni di cui ai numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 6) e l’avvertimento di cui al numero 7) del terzo comma dell’articolo 163.

A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio e lo presenta senza ritardo al presidente del tribunale, il quale designa il magistrato cui è affidata la trattazione del procedimento.

Il giudice designato fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti, assegnando il termine per la costituzione del convenuto, che deve avvenire non oltre dieci giorni prima dell’udienza; il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato al convenuto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione.

Il convenuto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente a fondamento della domanda, indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione, nonché formulare le conclusioni. A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non sono rilevabili d’ufficio.

Se il convenuto intende chiamare un terzo in garanzia deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di costituzione e chiedere al giudice designato lo spostamento dell’udienza. Il giudice, con decreto comunicato dal cancelliere alle parti costituite, provvede a fissare la data della nuova udienza assegnando un termine perentorio per la citazione del terzo. La costituzione del terzo in giudizio avviene a norma del quarto comma.

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TRIBUNALE CAGLIARI 22 NOVEMBRE 2019: IRRESPONSABILITÀ DELL’ASSOCIAZIONE SINDACALE

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RESPONSABILITÀ DELL’ASSOCIAZIONE SINDACALE NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI PER L’ATTIVITÀ DI SUPPORTO NELLA FASE CONCILIATIVA

Con una recente sentenza del 22.11.2019, il Tribunale di Cagliari, accogliendo le domande risarcitorie proposte da un gruppo di lavoratori, ha condannato un’Associazione sindacale, il suo legale rappresentante e un professionista per la negligente attività di assistenza prestata in fase di conciliazione.
“Tale inadempimento – ha accertato il Giudice – “è rappresentato dall’avere proposto, in sede di assistenza sindacale, il mutamento del titolo del credito,” con l’effetto di impedire ai lavoratori di accedere al Fondo di Garanzia per recuperare il Trattamento di Fine rapporto e le ultime mensilità.
Tale attività di assistenza “è a contenuto libero, ma nel caso di specie non appare che in concreto sia stata assicurata un’efficace rappresentazione ai lavoratori del contenuto e delle conseguenze derivanti dagli atti compiuti”

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CASSAZIONE N. 28451/19: NON A CARICO DEL SSN IL MULTITRATTAMENTO DI BELLA

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 «Ottenere la somministrazione del cosiddetto ‘metodo Di Bella a carico del servizio sanitario nazionale quando già nel 1998 l’‘Istituto superiore della Sanità’ rende nota l’assenza di risposte favorevoli in ordine alla verifica dell’attività antitumorale del trattamento?»

La Cassazione respinge la richiesta avanzata da una cittadina, ritenendo insignificante riferirsi ad una tutta da dimostrare efficacia della specifica terapia medico-farmacologica

(Cassazione, ordinanza n. 28451/19, sez. Lavoro, deposito del 5 Novembre 2019).

Un trattamento medico-farmacologico non può essere posto a carico della collettività in funzione di un “desiderata” terapeutico.  Vale sempre l’evidenza scientifica dei benefici apportati alla salute dalla cura.

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