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Sentenze

TAR PUGLIA ACCOGLIE RICHIESTA SOSPENSIVA ASL LECCE CONTRO RICORSO COMUNE CASARANO

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COMUNICATO STAMPA
Lecce, venerdì 20 ottobre 2017

Il Tar Lecce accoglie il ricorso Asl: sospesa l’efficacia
dell’ordinanza del sindaco di Casarano

  1. Il Tar Lecce ha accolto con decreto monocratico la richiesta di misura cautelare presentata dalla ASL Lecce. L’efficacia dell’ordinanza del sindaco di Casarano del 17 ottobre scorso, finalizzata alla riattivazione del reparto di Pediatria dell’Ospedale Ferrari, è quindi sospesa. La trattazione collegiale in camera di consiglio, ai fini dell’annullamento, è stata fissata al prossimo 15 novembre 2017.
    La decisione del Tar evidenzia, a favore del ricorso della Asl, “la sussistenza dei presupposti di estrema urgenza e gravità derivante dall’incombenza del danno paventato dalla esecuzione” delle determinazioni sindacali. Nello stesso decreto è poi rilevato che “l’ordinanza sindacale va ad incidere significativamente sull’assetto organizzativo dei servizi sanitari, di esclusiva competenza delle autorità amministrative a ciò istituzionalmente preposte, con conseguenti possibili ricadute negative sulla pubblica utenza, lì dove, viceversa, il legittimo ricorso ai poteri contingibili e urgenti di cui agli artt. 50 e 54 del TUEL, presuppone che non possano in concreto trovare applicazione gli strumenti ordinari di amministrazione attiva apprestati dall’ordinamento”.
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IL FATTO NON SUSSISTE: ASSOLTE LE OPERATRICI DEL 118 DI LECCE

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Assoluzione per le due imputate, accusate di omicidio colposo in merito alla morte di Carlo Benincasa, il consigliere comunale deceduto il 19 aprile 2011. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Silvia Minerva, pochi minuti fa, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Accolta, dunque, l’istanza della Procura e del collegio difensivo. Nella scorsa udienza, si è tenuta la requisitoria del pubblico ministero Emilio Arnesano. La pubblica accusa ha ritenuto entrambe non colpevoli.

Sul banco degli imputati erano finite: Sandra Linciano, 39enne leccese, l’operatrice del 118 che entrò in comunicazione con le due ambulanze, accorse a prestare soccorso a Benincasa; l’infermiera 42enne di San Cesario Katiuscia Perrone.

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VIOLENTO’ UNA INFERMIERA TUTTA LA NOTTE: SEI ANNI DI CARCERE E SILENZIO MINISTERIALE

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Non è un medico, non lavora in guardia medica, non gode di santi in paradiso, non interessa il Ministero della Salute e nemmeno il movimento sindacale. Donna di serie B? Ci pensa il Tribunale a rendere giustizia all’infermiera di una struttura sanitaria di Avezzano. (ndr).

E’ stato condannato a sei anni e 20 giorni di carcere lo stupratore, Enriges Kavalli, 21 anni, albanese, che la notte del 24 ottobre dello scorso anno, riuscì a procurarsi un coltello e sotto la minaccia dell’arma abusò di un’infermiera per tutta la notte. Il Gup del Tribunale di Avezzano ha anche richiesto per il giovane l’espulsione dall’Italia. Il giovane era ospite nella struttura Crisalide di Avezzano, dove stava scontando una misura di sicurezza. Il 21enne era accusato di una serie sterminata di reati, in particolare di rapina aggravata dell’uso di armi, violenza sessuale aggravata dal sequestro notturno, lesioni aggravate dall’uso del coltello, per aver adoperato sevizie e avendo agito con crudeltà, sequestro di persona aggravato per aver legato una delle infermiere e per aver trasportato in auto l’altra in un luogo isolato, e porto abusivo di arma.

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TAR SICILIA ANNULLA GARA PER FORNITURA PANNOLONI NELLE ASL E AO

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Lotti troppo grandi, da oltre cinquanta milioni ciascuno. E un effetto diretto: tagliare fuori le piccole e medie imprese. Per questo motivo la seconda sezione del Tar di Palermo ha deciso di annullare la parte più consistente della mega-gara per i pannoloni nelle aziende sanitarie e negli ospedali: con una sentenza pronunciata la settimana scorsa, ma appena depositata, il Tar contesta la creazione di due lotti troppo grandi, rispettivamente da 54 e 56 milioni, con criteri troppo stringenti. A ricorrere è stata un’azienda, Tecnologie Sanitarie e Sportive Srl, che aveva infatti un fatturato troppo ridotto per partecipare: “La centralizzazione delle procedure di gara (che garantisce di per sé un risparmio nei costi di gestione delle gare) – ammonisce il collegio presieduto da Cosimo Di Paola e composto da Federica Cabrini e Anna Pignataro – non va confusa con l’aggregazione delle gare in ‘maxilotti’”.

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CASSAZIONE LAVORO 23189/2017: MANSIONI NON CONSONE E INSODDISFACENTI IN ASL LIVORNO

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Riportare una malattia professionale psico-fisica, riconosciuta anche dall’INAIL che indennizza con 80mila euro circa, è un dato  sufficiente per escludere l’ipotesi di un risarcimento da parte dell’azienda? (Cassazione, sentenza n. 23189/2017, Sezione Lavoro, depositata il 4 ottobre).

Contesto della vicenda è un’Azienda sanitaria toscana. Secondo il llavoratore la propria «figura professionale» è caratterizzata dall’«impartire ordini al personale» e racconta che, invece, gli sono state assegnate «mansioni di assistente sanitario – infermiere, mansioni inferiori al suo inquadramento».

E quel «demansionamento» avrebbe provocato problemi fisici seri, come da certificazione di «malattia professionale da sindrome psico-patologica da costrittività organizzativa sul lavoro». Indennizzo riconosciuto dall’INAIL: oltre 81mila euro.

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DEMANSIONAMENTO: DANNO ESISTENZIALE SULLA BASE DI INDICI PRESUNTIVI

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Il danno non patrimoniale, compreso il pregiudizio di tipo esistenziale, deve essere risarcito quando sia conseguenza di una lesione in ambito di responsabilità contrattuale di diritti inviolabili costituzionalmente garantiti, come nel caso di dequalificazione professionale del lavoratore subordinato.

Prova anche a mezzo di presunzioni semplici

Detto danno può essere provato anche a mezzo di presunzioni semplici, sulle quali il giudice può fondare in via esclusiva il proprio convincimento.

E’ sulla base di queste argomentazioni che la Corte di cassazione, con la sentenza n. 22288 del 25 settembre 2017, ha ritenuto corretta, confermandola, la motivazione resa dai giudici di merito nell’ambito della causa attivata da un lavoratore al fine di vedersi risarcito per essere stato assegnto a mansioni inferiori rispetto alla sua qualifica di appartenenza.

La Corte d’appello, nel dettaglio, aveva condannato la società datrice di lavoro al pagamento, in favore del dipendente, della somma di 18mila euro a titolo di risarcimento del danno da demansionamento.

Questo in quanto erano stati colti, alle luce delle risultanze istruttorie emerse nel corso del giudizio, degli indici presuntivi della presenza del danno non patrimoniale di tipo esistenziale, quale la lesione alla dignità personale e al prestigio professionale.

Sentenza Corte di Cassazione 22288 25_09_2017

https://www.edotto.com/articolo/demansionamento-danno-esistenziale-sulla-base-di-indici-presuntivi?newsletter_id=59ca7af3fdb94d181825918a&utm_campaign=PostDelPomeriggio-26%2f09%2f2017&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=demansionamento-danno-esistenziale-sulla-base-di-indici-presuntivi&guid=c324065f-930b-4d63-a8ab-e11ff5a95563

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ANESTESISTA STUPRA LA PAZIENTE? RISARCISCE LA ASL

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Importante sentenza della Cassazione. Il camice bianco aveva abusato della vittima narcotizzata per un intervento.

Le Asl sono responsabili degli abusi sessuali commessi dal personale in servizio all’interno degli ospedali e delle strutture sanitarie pubbliche, medici compresi, e sono tenute a risarcire le vittime di questi abusi – in base alla responsabilità del datore di lavoro per illeciti messi a segno dai dipendenti durante l’orario di lavoro prevista dall’art. 2049 cc – anche se si tratta di “quanto di più lontano si possa immaginare rispetto anche ad un’etica minima della professione sanitaria”.

Lo sottolinea la Cassazione.

Con la sentenza 22058 – depositata ieri- la Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso della Asl di Rieti contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Roma, nel 2014, la aveva condannata a risarcire i danni patiti da una giovane donna stuprata da un anestesista in servizio presso l’ospedale reatino ‘San Camillo de Lellis’. Anche il medico era stato condannato in solido con la Asl e l’entità del risarcimento, inizialmente stimata in 25mila euro, dovrà essere ora quantificata al rialzo dal giudice civile.

Senza successo la Asl ha cercato di chiamarsi fuori sostenendo che “la violenza sessuale è di certo la massima espressione di un fine strettamente personale ed egoistico” e l’abuso commesso dal dottore “nulla ha a che vedere con le funzioni di medico anestesista affidategli dalla struttura ospedaliera”. In proposito, i supremi giudici hanno rilevato che “è vero che quanto accaduto dimostra la totale distorsione della finalità istituzionale in vista dell’esclusivo tornaconto personale ed egoistico, perchè il comportamento tenuto dal medico, oggettivamente inqualificabile ed incredibile, è quanto di più lontano si possa immaginare rispetto anche ad un’etica minima della professione sanitaria”.

“Ciò non toglie, però, – conclude il verdetto – che la funzione svolta all’interno dell’ospedale reatino è stata un presupposto necessario dell’accaduto, per cui la responsabilità della Asl ai sensi dell’art. 2049 cc deve essere confermata”. L’anestesista in questione – ricorda la sentenza – è stato condannato penalmente per vari episodi di violenza sessuale aggravata, uno dei quali commessi ai danni di una sua parente ricoveratasi per intervento al tunnel carpale sull’avambraccio. La donna, la cui vicenda è arrivata al vaglio della Cassazione, era stata denudata parzialmente, toccata nelle parti intime e fotografata in pose erotiche mentre si trovava in stato di totale incoscienza.

http://www.dottnet.it/articolo/22148/il-medico-in-servizio-stupra-la-paziente-l-asl-paga-i-danni/

 

 

 

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GARZA IN ADDOME? ASL CONDANNATA, PERSONALE SCAGIONATO

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Viene operato all’appendicite, ma gli lasciano una garza nell’addome: dopo 12 anni  la Asl di Frosinone è stata condanna e ora dovrà risarcire l’ex paziente con oltre 40 mila euro, per un intervento chirurgico venuto nel 2005 all’ospedale di Cassino. Esclusa ogni responsabilità, invece, per due chirurghi (difesi dall’avvocato Antonella Verrecchia), l’anestesista e due ferriste di sala operatoria, tutti sanitari dipendenti dell’Ospedale Santa Scolastica di Cassino.
Un giudice civile del Tribunale di Cassino ha attribuito la responsabilità esclusiva è della struttura sanitaria, che fa capo alla Asl di Frosinone, perché avrebbe dovuto adottare un piano di controllo che prevede il conteggio delle garze utilizzate nel corso dell’intervento chirurgico.
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INFERMIERE LICENZIATO DALLA USL SCALIGERA E DAL GIUDICE

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Un infermiere è stato licenziato per la seconda volta dopo la sentenza del Tribunale di Verona che ha dato ragione all’Usl. L’uomo era stato denunciato nel 2014 per atti osceni davanti a minori. L’allarme era partito dalla mamma di una ragazzina che aveva visto l’uomo denudarsi in auto e masturbarsi di fronte a sua figlia e un’amica a Monteforte d’Alpone: la donna lo aveva anche inseguito in bici per prendergli la targa.

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