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LA CHIAVE DI VOLTA? OSPEDALI DI COMUNITÀ E PROFESSIONISTI TECNICI SANITARI

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 Tania Santi (Coord.Naz.PSTRP): “Se vogliamo una sanità migliore, nel territorio, servono più ospedali di prossimità in cui operino i professionisti Tecnici sanitari e della Riabilitazione”

Il Coordinamento Nazionale delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione, FSI-USAE, riunito oggi in Videoconferenza ha stigmatizzato la situazione odierna prendendo atto dei provvedimenti per fronteggiare il COVID-19. 

 

L’Italia divisa in tre zone con restrizioni alle libertà delle persone, il coprifuoco che scatta alle 22.00 come in tempo di guerra, le zone arancioni e rosse in cui sono vietati gli spostamenti e le proteste delle Regioni. Ciò nonostante il morbo cresce e i medici chiedono il lockdown totale. La sanità, oggi, è già allo stremo, si fanno migliaia di tamponi, ogni paziente COVID necessita di un esame del torace (o di una Tac) e per ogni ricovero c’è un percorso riabilitativo post intensivo da fare, ma nessuno si è chiesto chi effettua questi interventi e, tanto meno, ci si chiede a quali rischi essi sono esposti. Ci sono oltre 16.000 (sedicimila) operatori sanitari contagiati nell’ultimo periodo e di questi circa un quarto è fra le fila dei Tecnici sanitari e degli altri Professionisti della Riabilitazione e della Prevenzione che negli ospedali e nelle aziende sanitarie, oggi, sono troppo pochi, ben al di sotto delle effettive necessità.

La situazione attuale è figlia dei tagli del passato, dei commissariamenti e della politica di riduzione del personale (che ha portato anche ad una programmazione sottostimata del fabbisogno di sanitari e ai numeri chiusi dei relativi corsi universitari) ma anche di errori di valutazione di questo periodo.

“Il presente ci sta dimostrando che la direzione intrapresa era sbagliata. Se vogliamo una sanità migliore, nel territorio, servono più ospedali di prossimità che siano dotati di diagnostica e riabilitazione in cui operino professionisti Tecnici sanitari e della Riabilitazione”  dice Tania Santi del CNPSTRP che continua: “se la sanità è al collasso la colpa è dei tagli fatti dai Governi precedenti, ma anche dagli errori di Conte e di Speranza che sono più preoccupati della propria sopravvivenza al governo del Paese che della tenuta della sanità italiana.  Si sono crogiolati sul fatto che nella prima ondata in tanti hanno risposto al bando della protezione civile ma non avevano considerato che una seconda ondata non si sarebbe potuta affrontare con la sola mobilità del personale. La ricerca generalizzata di operatori in tutte le Regioni ha reso irreperibili i professionisti”

Le fa eco il Segretario Generale FSI-USAE, Bonazzi:  “il Governo si è dimostrato impreparato alla seconda ondata SARS-COV2, ha sbagliato le sue previsioni e anche la strategia della comunicazione. Concordo con il direttore della clinica Malattie infettive del San Martino di Genova quando dice che c’è stato un errore di comunicazione e a livello ospedaliero gestire una popolazione nel panico genera solo caos. Le strutture sanitarie e le diagnostiche oggi sono assediate. Per una sanità adeguata servivano anni e provvedimenti diversi, ma per farli bisogna  prima ribaltare il paradigma del patto della salute”.

Roma li 11 novembre 2020

Ufficio stampa FSI-USAE