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Sicurezza sul Lavoro

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NESSUNA SANZIONE SENZA VALUTAZIONE DEL GIUDICE SUL MODELLO ORGANIZZATIVO AZIENDALE

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Le responsabilità aziendali da reati colposi di evento in violazione delle norme antinfortunistiche sono prerogative di accertamento preliminare del giudice di merito sull’esistenza di un modello organizzativo e di gestione, ai sensi dell’art. 6 d.lgs. n. 231/2001, che indica che l’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone che rivestono ruoli di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente stesso; da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui prima. Non risponde invece se le persone sopra indicare hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Corte di Cassazione, con sentenza n. 43656/19, deposito del 28 ottobre.

La mancata adozione e/o violazione delle norme antinfortunistiche per far conseguire un’utilità alla persona giuridica e una riduzione dei costi, è sempre inaccettabile (ndr)

 

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COLLEGAMENTO DIRETTO IN ASL ROMA TRA FUMO PASSIVO E TUMORE DI UN LAVORATORE

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Ha lavorato per anni in una Asl romana con due colleghi fumatori accaniti e per questo si è ammalato di tumore.

La Cassazione ha riconosciuto il collegamento diretto tra il fumo passivo e lo sviluppo del cancro: per questo gli eredi dell’uomo hanno diritto a un maxi risarcimento, anche se quando l’impiegato si è ammalato non era ancora in vigore il divieto assoluto di fumo nei locali pubblici introdotto dalla legge Sirchia.

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SHOCK ANAFILATTICO DA ALLERGIA AL LATTICE: INFERMIERA EMIPLEGICA

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«Ho sempre amato il mio lavoro, ero un mulo da lavoro». Silvia ha 42 anni ed è su una sedia a rotelle, dopo un incidente sul lavoro. È un’infermiera, lavorava alla Rianimazione dell’ospedale San Carlo il 26 dicembre 2014 quando, mentre salvava un paziente, ha avuto uno shock anafilattico da allergia al lattice. Arresto respiratorio, si è risvegliata emiplegica (paralizzata per metà), nel giro di un anno non camminava più.

L’evento si è combinato con una malattia rara, la sindrome di Ehlers-Danlos, che le avevano diagnosticato nel 2010. L’allergia al lattice l’aveva scoperta da studentessa, e dichiarata prima dell’assunzione al San Carlo.

Chi ha un’allergia non severa deve usare guanti in nitrile o vinile e lavorare in un reparto “latex safe”.

Silvia (cui era stata diagnosticata un’allergia da contatto, anche se i medici raccomandarono di evitare l’esposizione ambientale) fu mandata in Medicina, «e lì i guanti di lattice talcato giravano fino al 2006». Nel 2005 la prima reazione allergica «da aerosol», l’ospedale dismise i guanti in lattice talcato (non quelli in lattice), «io comunque passavo sempre la mia fornitura in nitrile o vinile ai colleghi che lavoravano con me».

Nel 2008 si ruppe un braccio, scivolando sulla neve perché era uscita a soccorrere un paziente su un balcone. Dopo un anno a fare la segretaria al corso di laurea in Infermieristica fu valutata di nuovo idonea e la mandarono in Rianimazione, assicurandole che lì di lattice non ce n’era. «E così era. Poi è arrivata una fornitura di guanti in nitrile che si spaccavano. È riapparso il lattice. Bisognava aspettare un appalto, sono andata avanti con la mia fornitura, prevalentemente aiutavo la caposala. Però il pomeriggio del 26 dicembre, se sei in reparto, devi fare l’infermiera: è arrivato un paziente in condizioni critiche, sono intervenuti anestesisti e colleghi dalla camera operatoria, qualcuno aveva guanti in lattice. Io ero alla testa e non potevo andarmene, rischiava di morire». Sull’incidente c’è un processo appena aperto al Tribunale di Milano. E una causa civile, anche quella da poco «perché io volevo solo giustizia – chiarisce Silvia –. L’emiparesi mi ha stravolto la vita. Persino la mia casa mi è diventata inaccessibile». E combatte con Inail e Inps, che si scaricano a vicenda la competenza sulla sua invalidità (malattia rara più infortunio), col risultato che «ufficialmente non sono invalida al 100%, pago ticket, molti farmaci e terapie. Ormai ho esaurito i miei giorni di malattia». Silvia è tornata al lavoro appena ha potuto, a fine 2015: è stata alla continuità assistenziale, è una delle persone che hanno messo in piedi all’Asst dei Santi la “presa in carico” introdotta dalla riforma della sanità, quel «ponte» tra ospedale e cure intermedie che la Regione considera così prezioso.

Ha affrontato una gimkana quotidiana tra uffici inaccessibili a una carrozzina nel vetusto San Carlo («Anche per andare in mensa devo aspettare gli addetti al montascale») stando lontana da reparti e ambulatori dove potrebbe esserci lattice (nei guanti è bandito dopo quel 2014). Adesso è in aspettativa, «perché sono distrutta psicologicamente. Amavo il mio lavoro ma non lo faccio più, e mi è intollerabile tornare qui, dove è successo l’incidente, lo rivivo tutti i giorni. Vorrei andarmene». La legge 104 le consente al massimo di spostarsi al San Paolo, l’altro ospedale dell’azienda, che non è messo meglio sul piano strutturale. Da mesi ha chiesto il trasferimento (in base alla legge sulle categorie protette) a Garbagnate, un ospedale nuovo e senza barriere, e più vicino a casa, ma l’Asst Rhodense non ha dato l’ok. L’aspettativa finisce a settembre. «Quando la rigidità sull’applicazione di alcune norme si scontra col diritto al lavoro e la dignità delle persone occorre che intervenga la buona politica – riflette Andrea Pinna, della Cgil del polo San Carlo -. Siamo sicuri che chi di competenza si attiverà affinché Silvia possa continuare a lavorare con serenità, in un luogo senza barriere né fisiche né mentali e che la valorizzi come donna e come professionista».

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/carrozzina-salvare-paziente-1.4693938

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Sindacati

ALTE TEMPERATURE NEGLI OSPEDALI GENOVESI

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ALTE TEMPERATURE NEGLI OSPEDALI GENOVESI: UNA VERGOGNA

In queste giornate torride arrivano diverse segnalazioni di alte temperature nelle degenze e nei siti di lavoro delle strutture ospedaliere.. Non si tratta di un caso o di un condizionatore rotto ma di un sistema di controlli e di rispetto della legge che non funziona.
Legge che  è chiara sia per i pazienti che per i lavoratori:
*Il  DPR 16 aprile 2013, n. 74, che fissa i criteri generali in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva, prevede per gli edifici residenziali che la media ponderata delle temperature dell’aria, misurate nei singoli ambienti di ciascuna unità immobiliare,  durante il funzionamento dell’impianto di climatizzazione invernale, non deve superare: 20°C + 2°C di tolleranza; durante il funzionamento dell’impianto di climatizzazione estiva, non deve essere minore di 26°C – 2°C di tolleranza.
Titolo VIII - Agenti Fisici (artt. 180-220) del D.Lgs. n. 81/08
Agenti fisici - Campo di applicazione
Tit. VIII, Capo I - Art. 180, D.Lgs. n. 81/08
Ai fini del presente Decreto Legislativo per agenti fisici s'intendono il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche di origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche, che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Ma, “semplicemente”, non viene rispettata e nessuno controlla.

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PATOLOGIE PROFESSIONALI NEL COMPARTO SANITA’: ANNO ZERO?

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Gli infermieri e gli operatori socio-sanitari (oss) sono le professioni più esposte alle patologie professionali nel comparto della sanità. E’ quanto emerge dal report ‘Le condizioni di lavoro e di salute nel settore sanitario’, a cura di Fp Cgil, Inca e Fondazione Di Vittorio (Fdv). Una inchiesta che ha convolto oltre 900 lavoratrici e lavoratori del sistema sanitario, con un’anzianità elevata e per lo più infermieri. Il Report sottolinea la “diffusa presenza di rischi per la salute e la sicurezza dovuti sia all’organizzazione del lavoro, considerando il lavoro notturno e gli straordinari, sia di rischi fisici e ambientali, come quelli dovuti al sollevamento di pesi e pazienti”.

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l’OBBLIGO DATORIALE DI VIGILARE SULL’OSSERVANZA DELLE MISURE PREVENZIONISTICHE…

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«L’obbligo datoriale di vigilare sull’osservanza delle misure prevenzionistiche adottate può essere assolto attraverso la preposizione di soggetti a ciò deputati e la previsione di procedure che assicurino la conoscenza del datore di lavoro della attività lavorative effettivamente compiute e delle loro concrete modalità esecutive, in modo da garantire la persistente efficacia delle misure di prevenzione adottate a seguito della valutazione dei rischi».

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 19 febbraio – 4 aprile 2019, n. 14915

Presidente Izzo – Relatore Dovere

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NUOVE REGOLE SUI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 11 marzo 2019 n. 59 il d.lgs. n. 17/2019 che prevede l’adeguamento al Regolamento europeo UE 2016/425 della disciplina nazionale in materia di dispositivi di protezione individuale (DPI).  

OBIETTIVI:

a) semplificare il quadro normativo esistente ai fini dell’immissione sul mercato dei dispositivi di protezione individuale (DPI)

b) stabilire i requisiti per la progettazione e la fabbricazione di tali dispositivi 

c) aggiornare le sanzioni a fabbricanti, distributori e utilizzatori di apparecchi non a norma

d) sancire le norme sulla libera circolazione dei DPI nell’Unione Europea e le regole obbligatorie per tutti gli stati membri dell’Unione Europea

 

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INIZIAMO MALE: SAPIO LIFE, DECEDUTO ADDETTO AI GAS MEDICALI

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Agrigento, morte di Massimo Aliseo: il cordoglio dei sindacati

L’anno 2019 è appena iniziato, e purtroppo c’è  già il primo morto sul lavoro, Massimo Aliseo, un  giovane operaio di 28 anni, morto per  l’esplosione di una bombola di ossigeno, in  un’azienda di gas medicinali ad Agrigento. 

E’ un bollettino di guerra oramai!

Nel 2018, secondo i dati dell’Osservatorio  Indipendente di Bologna (che monitora tutte le  morti sul lavoro che ci sono in Italia), ci sono  state oltre 1450 morti sul lavoro. Una trasmissione anni fa, titolava “Al lavoro come alla guerra”, oramai, purtroppo è così. 

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FOLGORAZIONE E RISARCIMENTO DANNI. RATIO DECIDENDI: MANCANZA INADEMPIMENTO QUALIFICATO

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La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento danni ad una dipendente per una folgorazione avvenuta sul luogo di lavoro. La pretesa della ricorrente era già stata respinta in primo grado ed in Corte d’Appello, e gli ermellini hanno aderito alla precedente decisione.

La lavoratrice, inoltre, nel corso del giudizio aveva mutato il tipo di responsabilità addotta al datore di lavoro, da responsabilità contrattuale ex 2087 del Codice Civile (sulla tutela delle condizioni di lavoro) ad una responsabilità di tipo extracontrattuale ex 2043 del Codice Civile, provocando l’alterazione dell’oggetto e dei termini della pretesa.

La ragione del rigetto è la mancanza di un inadempimento qualificato da parte del datore di lavoro, ovvero un comportamento astrattamente idoneo a provocare il danno e contrario ad una specifica norma o misura di sicurezza imposta al datore di lavoro.

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