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INFERMIERI? NESSUN CONFLITTO D’INTERESSE

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Il termine interesse deriva dal verbo lat. interesse, comp. di inter «tra» ed esse «essere», e significa appunto «essere in mezzo, partecipare, importare».

Nella lingua italiana, questo termine indica abitualmente un’utilità, un vantaggio, una convenienza percepita da un soggetto o da una collettività in senso non solo materiale ed economico ma anche spirituale, morale.

In termini di azione, esso è utilizzato per indicare una partecipazione pratica e attiva dello spirito a una qualsiasi realtà che si concreta in vario modo, ad esempio come desiderio di conoscere e di apprendere o come impegno nello svolgimento di qualcosa.

L’interesse, quindi, è inteso sia come spinta, sia come azione.

Ma non solo. L’interesse può mettere in luce anche un legame.

Quando?

Allorché lo  si interpreta come sollecitudine, come premura per una persona, tanto da partecipare, anche sul piano affettivo, a tutto ciò che la riguarda, desiderando il suo bene e adoperandosi anche per esso. In questo senso il concetto di interesse si presta particolarmente bene a rappresentare la mission dell’assistenza infermieristica: prendersi cura di qualcuno, infatti, significa anzitutto percepire e manifestare interesse nei suoi confronti, occupandosi di lui  e adoperandosi in suo favore.

Ma, mentre dal punto di vista assistenziale il termine interesse si innesta ontologicamente nell’infermieristica, non altrettanto si può dire sul piano della politica professionale.

Infatti, se l’interesse è suscitato dalla capacità attrattiva di un tema, di un ambito o di un soggetto, dalla capacità di richiamare e legare l’attenzione delle persone, oggi la politica non è “d’interesse” della stragrande maggioranza delle popolazione infermieristica.

E allora, che fare?

Si può operare innanzitutto per recuperare il significato più nobile di fare politica professionale nel senso di suscitare, far prendere interesse verso il bene comune, non solo in termini di benessere delle persone ma anche di  crescita e visibilità professionale.

Lo sviluppo di tale interesse riguarda tutti i livelli:

  • quello macro, verso le istituzioni, per uno sviluppo normativo che sostenga la crescita professionale a favore del cittadino e a tutela dei professionisti;
  • quello meso, verso le organizzazioni, in particolare aziende, università e ordini professionali, perché contribuiscano a sviluppare un’identità professionale forte e univocamente intesa;
  • quello micro, verso gli infermieri, affinché abbiano sempre ben presente la propria peculiarità professionale e la rendano manifesta, in modo coerente, nella propria pratica assistenziale.

[1] Giuseppe Marmo – Coordinatore della Comunità Sperimentale di Riflessione Infermieristica (CSRI)

[2] Rachele Ferrua, infermiera laureata magistrale, Dipartimento area medica, s.c. di gastroenterologia, Azienda Santa Croce e Carle di Cuneo – membro della Comunità Sperimentale di Riflessione Infermieristica (CSRI)

http://site.cespicomunica.org/pilloleabc-politica-professionale-interesse/