chiudi
Editoriali

IL LATO BORALEVI? DA PERFEZIONARE

Screenshot_20190328-060816_1

La dottoressa Boralevi, in una pubblicazione su La Stampa, ha accostato la professione infermieristica alla vicenda di pedofilia di Prato.

Narrare nell’articolo di cui al link sotto elencato della squallida, squallidissima vicenda, che la protagonista in negativo sia una infermiera  è una licenza che nemmeno la Boralevi puo permettersi, perché priva di fondamento. Bastava accertarsene prima.

Una verifica prima di sbattere una professione in prima pagina sarebbe stata utile anche per l’autorevole quotidiano La Stampa, per correttezza d’informazione e rispetto dei lettori.

C’è infatti una grande differenza tra il mestiere di “operatrice socio sanitaria” e la professione di “infermiera”, esattamente come quella tra “giornalaio” e “giornalista”.

E non sono, appunto, sottili distinguo né per gli infermieri né  per i giornalisti.

Gentile Antonella Boralevi, da piccola redazione quale siamo ci rivolgiamo a Lei quale  operatrice dell’informazione di un grande giornale.

Quando esercita la sua professione, soprattutto nei casi di cronaca e/o malasanità, ci aiuti a non confondere gli INFERMIERI con altri, per non creare disinformazione e preoccupazione tra i cittadini bisognosi di assistenza, riducendo la fiducia nei servizi erogati e nei professionisti.

Prima di scrivere INFERMIERA, verifichi sull’Albo Fnopi se lo è davvero.

Grazie per la sua attenzione.

https://www.lastampa.it/2019/03/27/societa/il-caso-prato-se-il-pedofilo-una-donna-WYgyI0678HvWtoWsxerWHP/pagina.html