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Editoriali

IL CAMICE IN TESTA

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La giornata dei camici bianchi deve essere derubricata nella ventiquattrore grigia.

Grigia come la materia che racchiude retaggi culturali tanto vetusti quanto fossilizzati: si è camici bianchi nella mente, a prescindere.

Io sono un camice bianco e tu non sei nessuno.

Io sono un medico e tu non sei nessuno.

Io sono in dirigente e tu non sei nessuno.

Io  sono un laureato e tu non sei nessuno.

Io sono specializzato e tu non sei nessuno.

Io ho studiato e tu non sei nessuno.

Io curo e tu non sei nessuno.

Io prescrivo, diagnostico, opero, e tu non sei nessuno.

Detta così, non ci sarebbe scampo, e poi stiamo generalizzando. Ma frequentemente e ad ogni latitudine subiamo in religioso silenzio, tra l’indifferenza più o meno generale, senza effettiva universale e trasversale volontà di cambiare il destino dei rapporti di forza.

Ma poi arriva il punto di non ritorno.

E allora io sono un infermiere in divisa multicolore e tu camice bianco senza di me assumi altre sfumature.

Io sono un infermiere e tu medico senza la mia professionalità potresti essere una targhetta fuori dallo studio.

Io sono un infermiere e tu dirigente non potrai architettare alcunché senza il mio coinvolgimento e privato del mio proattivo contributo a realizzare l’articolo 32 della carta costituzionale.

Io sono un infermiere e tu laureato come me sei iscritto all’Ordine esattamente come me e con la medesima funzione.

Io sono un infermiere e tu specializzato se non condividi il tuo sapere ma lo imponi o lo neghi, hai solo perso tempo e opportunità.

Io sono un infermiere e tu che hai studiato dimostralo nei fatti, tutti i giorni, e non solo nelle pergamene o nella grisaglia esterna.

Io sono un infermiere, e tu che curi, prescrivi, diagnostichi, operi, senza la mia assistenza e la garanzia della corretta applicazione delle prescrizioni disgnostico terapeutiche sei solo una bella casa immersa nel buio: senza le mie luci perdi la tua essenza e non ti si vede.

Io infermiere non sono il tuo portatore d’acqua, non sarà il camice bianco a fare il medico e nemmeno la divisa l’infermiere. Quanto ai secchi d’acqua del tuo retaggio culturale, sarò a rinfrescarti solo con i miei gesti assistenziali.