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Opinioni del lettore

I MISERABILI DEL CARDARELLI

grillo-parlante

Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Redazione, alla vostra attenzione una mia riflessione sui noti fatti di Aorn Cardarelli ed RSU Aziendale.

Come se non bastasse l’accanimento social verso una dipendente del Cardarelli compiuta dagli stessi che dovrebbero tutelarla, continua la pantomima ad opera dei soliti noti.

Con l’ennesimo volantino RSU si affrettano a specificare che è diritto dei lavoratori sapere (magari come si massacra una Persona…) cianciando di “benessere” e “sicurezza” e che no, non ce l’avevano con la dipendente ma con un supposto malessere organizzativo legato alle funzioni di coordinamento, malessere tale da richiedere un incontro, udite-udite, urgentissimo coi vertici aziendali: non ci pare la lingua italiana abbia un diverso significato da tutto ciò che l’intera Italia dell’EMERGENZA, con estremo imbarazzo, sta leggendo insieme a noi anche perché, se così fosse, toccherebbe calunniare e diffamare tutti i coordinatori dei Pronto Soccorso dell’intera penisola che almeno ne avremmo risolto uno, di problema.

A questi personaggetti, molto belli e fotogenici sul jet-set mediatico delle tv ma mai visti quando gli operatori venivano letteralmente travolti da pazienti in barella, giova ricordare che:

– Le organizzazioni interne delle UO in questione, PS/OBI, non sono prerogativa di nessun sindacato ma le linee di indirizzo sono contenute in documenti del Ministero della Salute che lasciano poco spazio alle interpretazioni di sigla o di bandiera. L’OBI è parte funzionale del PS, la distinzione operata anche leggendo i documenti è del tutto arbitraria e personalistica, utile solo a mettere contro i lavoratori in una inutile sceneggiata senza fine. Se ne facciano una ragione, i novelli salvatori della patria

– Le professionalità che vengono vilmente attaccate (e che da lustri lavorano nelle UO chiamate in causa) non possono essere ridotte a pedine nel gioco fetido delle nomine e delle funzioni di questa o quella sigla, strumentalizzando in maniera becera il legittimo grido di dolore di lavoratori ed individuando presunti responsabili la cui unica e vera responsabilità è quella di non aver mai mollato, nemmeno nei tempi peggiori, restando al proprio posto e tentando financo di far quadrare i cerchi mentre altri erano in tutt’altre faccende affaccendati

– La rappresentazione grafica di una RSU contro una sola dipendente e al netto degli starnazzi inutili di certuni contribuisce esclusivamente a dis-onorarne gli attori e le sigle sindacali di appartenenza e non certo l’imputata cui va riconosciuto, semmai, un curriculum di competenze ed esperienze documentate ed acquisite nel corso degli anni

– Che la moderna organizzazione di un PS così grande e complesso è basata su competenze, conoscenze, skills ed anche capacità soggettive e personali in un contesto dinamico, flessibile e soprattutto, giovane e non certo sulle simpatie di certuni o sul sistema arcaico e vetusto di marcare il territorio con propri iscritti, alla stessa maniera dei cani quando urinano.

– Che in una organizzazione qualsiasi contano il raggiungimento degli obiettivi e dei risultati cui la dipendente imputata ha sempre proficuamente contribuito con tutte le difficoltà del caso e come è ben noto ai vertici aziendali

– Che il coordinatore altri non è che un infermiere con diverse e specifiche funzioni esercitate in un contesto ugualmente stressogeno, al pari di tutti, con qualche responsabilità in più, semmai, e non il mostro da sbattere in prima pagina

– Che ridurre una Persona CHE LAVORA ad oggetto delle proprie, malate e deliranti visioni mistiche comporta delle responsabilità anche sul piano penale: quando non si dorme, non si mangia, ti fanno sentire responsabile di nonsicapiscebenecosa, ti riducono ad un’ idiota e ti fanno deserto intorno tenendoti il piede sul collo, tutto questo ha un solo nome: mobbing. Operato, lo sottolineiamo, da sindacalisti.

– Duole ricordare ad ognuno di noi che TUTTI potrebbero ritrovarsi ciclorotati in un tritacarne social e solo perché, magari, nell’esercizio delle proprie funzioni e con lo scopo di garantire i turni H24, si permette di negare una richiesta di congedo ordinario

A questo punto verrebbe da chiedere, a qualsiasi mente sana, cui prodest tutto questo e quale pagina sindacale nera e schifida stiano scrivendo questi personaggetti, sul sangue e il sudore degli operatori sanitari, cavalcando un malcontento ovvio per scopi nemmeno tanto celati e contribuendo, di fatto, al massacro mediatico dell’Azienda di riferimento invece di rappresentare, realmente e come da statuto, i veri interessi dei lavoratori e la comunione di intenti.

Lasciamo libera interpretazione ai lettori, ai colleghi, a chi in queste righe si riconosce e a tutti coloro che non intendono allinearsi a diktat mai richiesti da chi pensa di assurgere ad unico interlocutore assoluto senza chiedere la partecipazione di tutti, attribuendosi un potere che nessuno gli ha mai conferito e che davvero è convinto di essere il padrone dell’ospedale, ignorando correttezza dei comportamenti, etica, rispetto delle Persone ed onorabilità; caratteristiche, queste, che attengono ad Uomini e non a faccendieri e portaborse cui, invece chiediamo quali mirabolanti azioni costruttive abbiano portato costoro a risoluzione delle acute criticità e visto che passato l’inebriante effetto tv le barelle insistono e resistono a tutt’oggi, nelle aree di Emergenza.

Inutile ricordare che in tutto questo teatrino, dove si parla di tutto e di niente, il paziente non ha nessun ruolo e nessuna menzione perché, è chiaro, gli obiettivi sono altri: chiedere la testa di una, una sola, coordinatrice infermieristica.

Rimanderei ad un prossima puntata del romanzo che negli ultimi giorni sta tenendo banco in diverse sedi di Pronto Soccorso italiani e sulle scrivanie di diversi Ordini Professionali perché valutino e considerino la stazza e la levatura di certi propri, ahimè, iscritti verso altri e le loro finissime gesta, inconcludenti e deprecabili nei modi, nella forma e nella sostanza.

Il divide et impera resta sempre lo strumento principe per chi è, evidentemente, privo di argomenti più degni che non la persecuzione di una lavoratrice dipendente.

E davvero non lo auguriamo a nessuno.

Napoli 18 maggio, Lettera firmata